10 cose che anche tutti dovrebbero sapere sulle ICA

30 Novembre 2018 - sanità

10 cose che anche tutti dovrebbero sapere sulle ICA

Cosa sono le Infezioni Correlate all’Assistenza e perché sono un’emergenza sanitaria? Perché sono difficili da curare? Come si possono combattere? Si può ridurre l’insorgenza delle ICA?
Come possiamo aiutare a prevenirle? Esistono delle correlazioni tra ICA e igiene? Si può garantire l’igiene stabile in ospedale? Sono solo alcune delle domande alle quali COPMA scrl, azienda tra i leader nel campo della sanificazione degli ambienti ospedalieri ha cercato di dare una risposta.

Sono 10 punti per spiegare che combattere le ICA si può, con l’impegno e la collaborazione di tutti: strutture sanitarie, medici, operatori, pazienti e care giver. A partire dall’igiene degli ambienti ospedalieri che opportunamente sanificati possono contribuire a ridurre l’insorgenza delle ICA.

  1. Infezioni contratte in ospedale (ICA)

Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) mietono più vittime degli incidenti stradali: si calcola che le infezioni contratte in ospedale colpiscano circa 300 mila pazienti e abbiano una mortalità compresa tra i 4.500 e i 7.000 casi l’anno. Durante il ricovero in ospedale, la percentuale di pazienti che contrae un’infezione è oggi il 7-10%. Nella maggior parte dei casi queste sono causate da batteri multi-resistenti agli antibiotici, in grado di sopravvivere all’azione dei farmaci. E in Italia l’antibiotico-resistenza di colloca tra le più elevate in Europa.

  1. Batteri multiresistenti: la “sporca dozzina”

Si calcola che i batteri multi-resistenti che si trovano in ospedale, responsabili delle infezioni più difficili da curare siano 12 suddivisi in tre gruppi. Si va dal primo gruppo che contiene tre specie contro le quali tutti o quasi i nostri antibiotici possono rivelarsi inefficaci al terzo gruppo, quello con “priorità media, contro i quali la penicillina si sta rivelando sempre meno efficace. Diventa sempre più necessario individuare nuove metodologie per debellare questi batteri. La filiera della salute deve essere tutta coinvolta, dalla ricerca sui nuovi antibiotici a largo spettro alle società di servizi che si occupano di sanificazione degli ambienti ospedalieri.

  1. Riduzione dell’abuso di antibiotici

E’ importante sollecitare la riduzione dell’abuso di antibiotici, per evitare che i microrganismi patogeni sviluppino resistenza e rendano inefficaci le cure. La resistenza agli antibiotici rende i microrganismi patogeni insensibili a questi farmaci e, nello stesso tempo, riduce le possibilità di trattamenti efficaci. Questo fenomeno tende ad essere particolarmente rilevante tra i batteri responsabili delle infezioni nosocomiali (dove si fa tipicamente più uso di antibiotici) e rende molto più complicato il trattamento di queste infezioni, allungando tempi di degenza, i costi e i rischi per il paziente.

  1. Il nesso tra igiene e infezioni ospedaliere

Diversi studi sia a livello nazionale che internazionale hanno dimostrato il nesso evidente tra contaminazione ambientale e infezioni ospedaliere. Per questo diventa sempre più importante il processo di sanificazione degli ambienti ospedalieri, in tutte quelle zone dell’ospedale dove non è prevista la sterilizzazione. Si rende necessario un cambio di mentalità e approccio nel campo dei servizi ospedalieri, passando dal concetto di pulizia e quello di igiene, dove per igiene si intende l’igiene stabile nel tempo per contrastare l’insorgenza delle infezioni ospedaliere. Oggi più che mai è necessario considerare l’igiene il risultato finale di una procedura di sanificazione e, come tale, caratterizzabile mediante la misura della contaminazione patogena delle superfici trattate al fine di mantenerla bassa e stabile nel tempo per contrastare le resistenze dei microrganismi patogeni e  le ICA.

  1. L’igiene non ha odore

L’igiene non ha odore. L’odore che si sente entrando in un ambiente appena disinfettato (non necessariamente in modo corretto) è semplicemente profumo e trae in inganno facendo credere a chi attraversa i locali disinfettati che questi siano più puliti e sicuri, mentre ricerche hanno dimostrato che i sistemi di sanificazione tradizionali non possono molto contro la “sporca dozzina”. Per questo sempre più strutture ospedaliere stanno introducendo sistemi di sanificazione con detergenti a base microbica, che non contengono disinfettante e profumo, ma che garantiscono igiene stabile nel tempo.

  1. La biocompetizione produce igiene stabile nel tempo

 Esiste un sistema di Pulizia e Sanificazione, il Sistema PCHS®, caratterizzato da una complessa metodologia  basata su specifica tecnica di biocompetizione, sull’utilizzo di speciali ed esclusivi panni in microfibra, all’impiego di personale formato e specializzato, al governo del ciclo di produzione con supporto informatico ACC. E’ stato messo a punto da COPMA ed è caratterizzato dal costante controllo degli indicatori microbiologici, parte integrante del processo. Questo sistema è in grado di produrre igiene stabile nel tempo, a vantaggio dei pazienti che soggiornano negli ambienti ospedalieri e di ridurre del 52% l’insorgenza delle ICA.

  1. Lavarsi delle mani per proteggere i pazienti

Lavarsi le mani non è solo un gesto di igiene quotidiana ma anche un importante strumento per prevenire il diffondersi di infezioni e combattere la antibiotico-resistenza, che al momento rappresenta una delle più gravi minacce alla salute globale. Una corretta igiene delle mani è fondamentale per gli operatori sanitari perché riduce la diffusione delle infezioni ospedaliere.

  1. Utilizzare guanti e strumenti monouso

I guanti utilizzati in ospedale possono essere di due tipi: monouso non sterili e chirurgici. Quelli chirurgici sono sterili, trattati ai raggi gamma, per evitare infezioni ai pazienti e hanno uno spessore poco superiore a quello dei guanti monouso. Normalmente sono lunghi tra 27 e 30cm, ma ne esistono anche per uso ginecologico o veterinario lunghi 40-60cm.

  1. Evitare l’uso del cellulare in ospedale

Si è scoperto che sullo schermo del cellulare si annidano 10 dei superbatteri più farmacoresistenti. Questo significa che se entrano in contatto con un paziente debilitato o immunodepresso possono causare seri danni e portare a infezioni difficili da debellare. Per questo motivo si raccomanda di non utilizzare i cellulari in ospedale.

  1. Salutarsi col gomito per proteggere i pazienti

Darsi di gomito in ospedale è una pratica abbastanza comune. Ma tranquilli, non si tratta di goliardia, ma di una pratica di prevenzione della trasmissione delle infezioni, messa a punto dagli operatori sanitari, per evitare di trasmettersi batteri che potrebbero essersi annidati sulle mani. Perché a volte basta un attimo per innescare un’infezione in un paziente immunodepresso.

www.copma.it

www.pchs.it

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