HomesanitàL'igiene è nulla senza il controllo

L’igiene è nulla senza il controllo

(tratto da: “GSA” n.7, Luglio 2009)


Il bioluminometro è impiegato nel controllo della contaminazione delle superfici in ambienti come l’industria alimentare. Gli apparecchi più recenti sono efficaci, rapidi, funzionalI con un design all’avanguardia.


Controllo, controllo e poi ancora il controllo. Verrebbe da parafrasare un noto slogan pubblicitario: “L’igiene è nulla, senza il controllo”. Già, ma in questo caso non si tratta di controllare, cioè tenere a bada, cavalli-motore esuberanti e anche un po’ impertinenti. Il problema è verificare la presenza di batteri o microrganismi pericolosi per la salute. Già, perché quando si parla di igiene il controllo è importante. Ed è un problema a volte spinoso.

Sono necessari parametri oggettivi

Prendiamo le aree ad alto rischio, in diversi settori: quello alimentare, ad esempio; o l’industria farmaceutica. O ancora, l’ambito sanitario. Ecco, come verificare la presenza e la concentrazione di organismi patogeni su queste superfici? La ricerca di sistemi oggettivi per la misurazione della contaminazione batterica ha sempre rappresentato un problema. Di recente una sperimentazione condotta da un gruppo di lavoro ANMDO, Associazione Nazionale Medici delle Direzioni Ospedaliere, (cfr. GSA aprile 2009, pp. 16 e seguenti) si è posta l’obiettivo di sperimentare l’efficacia del bioluminometro quale sistema oggettivo, semplice ed efficace da applicare nei controlli di risultato nell’ambito delle pulizie ospedaliere. E l’ospedale, si sa, è luogo in cui non si può rischiare.

Ideale dove il rischio è concreto

Il bioluminometro, oltre che in ambito ospedaliero, può essere impiegato (e di fatto viene usato) in tutti quei contesti in cui l’applicazione dell’HACCP deve essere rigorosa. Il suo funzionamento è basato su un meccanismo di misurazione che consente di rilevare, con un tempo di analisi di mezzo minuto la presenza del nucleotide ATP (adenosin-trifosfato), molecola energetica presente in ogni tipo cellulare. Il test dell’ATP effettuato con il bioluminometro, va detto, costituisce il metodo più adatto per la verifica dell’igiene di una superficie in quanto l’analisi è immediata e, soprattutto, vengono messe in evidenza tutte le tracce, altrimenti invisibili, di una pulizia non adeguata.

Il reagente e la chemioluminescenza

Il metodo sfrutta le proprietà di chemioluminescenza del reagente luciferin-luciferasi, che a contatto con il substrato ATP emette luce. Appositi tamponi rilevano la presenza di molecole di ATP, presente in tutte le cellule animali, vegetali, batteriche, oltre che nelle muffe e nei lieviti. Il riscontro di ATP sulle superfici precedentemente sanificate rappresenta una contaminazione residua delle unità biologiche sopra ricordate. Perciò la misurazione del livello di ATP fornisce in tempo reale l’indicazione del grado di pulizia delle superfici e palesa la contaminazione dovuta a carica organica che può ospitare e fornire nutrimento per la proliferazione di batteri patogeni. Elevati livelli di residui organici possono inoltre creare un biofilm protettivo nei confronti dei detergenti usati per le operazioni di pulizia. Quando l’ATP entra in contatto con il reagente luciferin-luciferasi contenuto in ogni singolo tampone, si scatena una reazione che scaturisce nella emissione di luce in quantità direttamente proporzionale alla concentrazione di ATP presente sul tampone stesso. In pochi secondi il bioluminometro misura la luce generata, indicando il livello di contaminazione. Il livello di luce misurato viene indicato da un numero, la cui unità di misura è RLU (unità di luce relativa). Maggiore è il livello di contaminazione di ATP, maggiore è la quantità di luce prodotta e maggiore è il numero che lo strumento legge, espresso naturalmente in RLU.

Semplice l’impiego

L’impiego è semplice, perché i risultati sono quantitativi e lineari. In virtù delle sue prerogative di chiarezza e semplicità di impiego, il bioluminometro è indicato soprattutto per i controlli igienici di superfici ed impianti. L’utilizzo di tamponi monouso rende il sistema particolarmente veloce ed affidabile. Generalmente, negli apparecchi più moderni, si tratta di uno strumento portatile, di peso ridotto, funzionante con due normali batterie alcaline. L’apparato è dotato di memoria attiva e di software per il collegamento immediato a PC e il trasferimento dei dati in tempo reale. Il sistema è composto dallo strumento e da tamponi monouso contenenti i reattivi predosati. Il tampone viene strofinato sulla superficie da campionare, attivando la reazione, e lo si inserisce direttamente nel bioluminometro. In 30 secondi si ha in questo modo il risultato quantitativo sull’igiene della superficie. L’impiego del bioluminometro in campo sanitario, ma anche alimentare, permette di ridurre notevolmente i rischi di contaminazioni microbiche negli alimenti.

I nuovi modelli: ultraleggeri, ultraefficaci…

Tra i modelli più innovativi ce ne sono alcuni ultraleggeri, che si possono impugnare in una mano e sono anche caratterizzati da un design piacevole ed ergonomico. Oltre che sul “guscio” esterno, molte aziende stanno lavorando sulla tipologia e sull’efficacia dei tamponi. L’ultima generazione di tamponi, a differenza dei tamponi tradizionali, è dotata di un’area di contatto più ampia, per consentire un maggior prelievo di campione da superfici di lavoro piane o di forma ricurva e irregolare. L’azienda bresciana Tecno-Lab, per esempio, propone questo tipo di soluzione: unaa volta prelevato il campione dalla superficie, il tampone viene riposto nel suo contenitore e successivamente inserito nel bioluminometro; è necessaria a questo punto una semplice pressione del tampone per rompere la capsula di luciferasi posta alla base del portatampone, così da innescare la reazione di chemioluminescenza.

Sono disponibili anche modelli di tamponi per prelievo ad immersione, particolarmente adatti nel monitoraggio delle acque di lavaggio e nei processi di produzione di bevande. Un software dedicato e compatibile con Windows permette di mettere in comunicazione il bioluminometro con un personal computer, consentendo di trasferire e archiviare i dati ottenuti dalle varie analisi producendo anche grafici e dati statistici. Il contenuto costo di acquisto, le ridotte dimensioni (60x130x40 mm – quasi un cellulare!-, per un peso di 400 g) e l’innovativa tecnologia dello strumento e dei tamponi di estrazione, rendono questo bioluminometro il meccanismo più semplice ed efficace nel monitoraggio delle superfici di lavaggio. Anche la Pbi international, azienda con sede a Milano, propone bioluminometri di grande affidabilità. In questo caso si risparmia addirittura sul tempo, perché con gli strumenti più moderni i risultati possono arrivare in soli 10 secondi. L’apparecchio è dotato di “buona memoria”: infatti mantiene in memoria fino a 1200 risultati e il funzionamento è a batteria, per una durata di 20.000 letture. E’ provvisto di interfaccia USB e RS232C, con incluso software per trasferimento dati in excel. Il tutto con un ingombro davvero ridotto: una ventina di cm di altezza e 5 di larghezza, per un peso che supera di poco i tre etti e mezzo. Il principio di funzionamento è sempre il medesimo: il tampone da strisciare sulla superficie e i reagenti per la lisi delle cellule batteriche e rilascio di ATP sono contenuti all’interno di un’apposita provetta.

…e con un campo di applicazione sempre più vasto

La tecnologia brevettata del riciclo enzimatico produce un’emissione luminescente stabile anche da quantità molto piccole di ATP e AMP (adenosina monofosfato) associati a cellule batteriche o residui di matrice alimentare. Ciò permette di verificare l’efficacia delle procedure di igienizzazione con maggiore precisione. E questa soluzione è impiegabile anche per il controllo igienico delle acque di risciacquo: è sufficiente immergere il tampone nell’acqua di risciacquo, inserire il tampone nello stick apposito e premere il tappo per forare la membrana che protegge i reattivi, inserire la provetta e attendere 10 secondi. In ogni caso i limiti di riferimento possono essere fissati a seconda del grado di rischio per il prodotto in quel particolare punto critico, oppure riferirsi ad altri parametri di produzione.

Giuseppe Fusto

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