HomeNewsletter“Pulizia igienica e sanificazione”. Giulio Guizzi racconta “la sporca storia del pulito”

“Pulizia igienica e sanificazione”. Giulio Guizzi racconta “la sporca storia del pulito”

Quando, una mattina di qualche anno fa, ce lo aveva anticipato venendoci a trovare in redazione con la sua consueta raffinata eleganza, pensavamo che fosse un’impresa quasi sovrumana. Vederla realizzata, a Pulire 2015, sembra difficile da credere. Eppure Giulio Guizzi ce l’ha fatta, vincendo la sua ennesima sfida contro la complessità della storia. Sempre più difficile, anche perché stavolta la storia non è semplicemente (si fa per dire) quella dell’industria italiana della pulizia professionale. No, qui si tratta, udite udite, della storia del pulito attraverso tutte le epoche dell’umanità. O meglio, ribaltando la cosa: della storia dell’umanità ripercorsa sotto la lente d’ingrandimento del pulito. “Pulizia igienica e sanificazione. La sporca storia del pulito” (edizioni LSWR, 39 euro) è il titolo scelto dallo storico del cleaning, come lui stesso ama definirsi, per la sua ultima fatica, 490 pagine fresche di stampa presentate a Verona, in sala Mozart, con il giornalista Maurizio Pedrini e l’Amministratore Delegato di Afidamp Servizi Toni D’Andrea. Con un sottotitolo ossimorico che rende il tutto ancora più interessante. Perché sporca? Apri il libro e lo capisci subito.

Un settore che cerca dignità
Sporco e pulito, come nel famoso simbolo taoista, sono due aspetti indissolubili della realtà. Dove c’è uno c’è bisogno dell’altro, e appena uno cessa l’altro rischia di prendere il sopravvento. Ma il discorso è anche storico, oltre che filosofico, e lo stesso Guizzi lo ha sottolineato durante la presentazione veronese: il lavoro di chi pulisce è sempre stato considerato “sporco”, cioè umile e poco professionale, e un modo per dargli dignità è rappresentato dalla storia. Fare la storia di chi pulisce significa restituire a questo lavoro così importante un suo spessore culturale, dare identità a un settore, far capire quanto è prezioso per la vita di tutti e il benessere della collettività. Perché “le grandi cose, si sa -si legge nel prologo- nascono da quelle piccole di tutti i giorni”.

Il tempo
Il tempo è la dimensione primaria di questo libro. Intanto perché si risale molto indietro, alle origini dell’uomo, con le civiltà primitive, le prime città, i popoli mesopotamici, l’Egitto, Creta, Bibbia ed ebraismo e via discorrendo. Sembra di leggere un libro di storia dei nostri figli, con una dovizia di dettagli da fare impressione al più dotto professore. Poi perché prima di ogni capitolo (sono 13 più un’appendice, e si arriva fino ad oggi) c’è l’indicazione dei tempi di lettura. Come a dire: prendetevi il vostro tempo e mettetevi comodi. Anche perché da un calcolo approssimativo ci vogliono almeno una ventina di orette di full immersion.

I contenuti
Lo sforzo, però, è ripagato ampiamente: si parte da un capitolo sulla cultura d’impresa (cap. 1, Storia e storie per cultura d’impresa e innovazione) e poi via al “volo” storico dagli albori (cap. 2, Le antiche civiltà) alla civiltà greco romana (cap. 3, Nel mondo greco-romano), con le prime cloache (a Roma si venerava addirittura una Venus Cloacina, di cui si trovano ancora i resti di un sacello nel Foro), i bagni pubblici e l’idea, profondamente radicata nel mondo classico, dell’igiene personale. Del medioevo, alto e basso, si occupa il capitolo 4 (Alto e Basso medioevo), che ci spiega tutto, fra l’altro, dell’idea di pulizia all’epoca delle Crociate e il collegamento con medicina e alchimia. Ma fu il Rinascimento (cap. 5, Nell’età moderna) l’epoca d’oro della… rinascita della pulizia, con figure al limite del leggendario -ma, si badi, storicissime- come Paracelso e Fracastoro. Spazio poi all’Europa delle grandi epidemie, alla moderna urbanizzazione (cap. 6, Le metropoli europee e lo sporco), con le gioie e i dolori della vita metropolitana e della nuova sporcizia, dalle condutture di Londra agli immigrati siriani a Venezia. Col capitolo 7 arriviamo all’Età dei Lumi e delle rivoluzioni, e di pari passo ai primi “seri” manuali di igiene per domestici e governanti. Ma è nel “Nuovo mondo americano” (cap. 8) che si deve collocare l’origine del moderno concetto di cleaning, con il grande impulso alla meccanizzazione di un’attività fino ad allora svolta con tanto olio di gomito. Da leggere, perfetto per il clima Expo, il capitoletto su Filadelfia 1876, la “fiera del centenario” dove tanto spazio ebbero le innovazioni in tema di pulizia professionale. Col cap. 9 si entra nell’Europa dei microbi e dell’igiene, con un resoconto della situazione in Francia, Inghilterra, Germania, Austria e Italia. Al Novecento sono dedicati i tre capitoli successivi, che analizzano il “secolo breve” sotto tre profili diversi: il boomk delle macchine (cap. 10), quello della detersione (11) e quello della razionalizzazione (12). L’ultimo capitolo è di aggiornamento, e vi si affrontano alcuni dei tempi più attuali del settore, con particolare attenzione alle innovazioni tecnologiche come i nuovi sistemi di filtraggio, l’acqua pura e il green, e al rapporto fra pulito, società e arti. L’appendice è dedicata a riviste specializzate, siti internet, associazioni nazionali e internazionali, fiere e manifestazioni del settore. Ricco il corredo fotografico.

Il metodo “Zibaldone”
La messe di informazioni, fonti, spunti da prendere in esame era davvero sterminata, e come in tutte le cose più ne sai più ne vorresti sapere. D’altra parte si sa che Guizzi, da sempre, colleziona oggetti, strumenti, attrezzature, macchine, libri o anche semplici ritagli italiani e stranieri che hanno a che vedere con la storia del pulito. Com’è stato possibile, quindi, organizzare un percorso coerente fra tante suggestioni? Simpaticamente, Guizzi rispolvera la metafora del pescatore per illustrare il suo metodo di indagine, forse non sistematico né sempre lineare ma senza dubbio attento, informato e appassionato: “In conclusione sono andato a “pescare”, da autodidatta ma con la passione di un pescatore sportivo, alle fonti più disparate. Ne ho così ricavato uno Zibaldone di materiale, libri e ritagli incredibilmente ampio, organizzato in schede speciali che poi ho dovuto reinterpretare e riorganizzare per iniziare a scrivere”. Un metodo, ci permettiamo di riflettere, a metà fra il Petrarca dei Rerum vulgarium fragmenta (il Canzoniere, insomma) e gli appunti sparsi di Plinio il Vecchio, con qualche incursione nelle osservazioni sul campo di stampo cesariano. I paragoni dotti non devono spaventare, perché da sempre Guizzi è custode e interprete dell’anima più colta del cleaning italiano.

 

Pulizia igienica e sanificazione. La sporca storia del pulito di Giulio Guizzi
544 pagine, euro 39,00
Edizioni LSWR

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