Chi ha cominciato? Una domanda che, da bambini, eravamo abituati a sentirci porre quando, per un motivo o per l’altro, si finiva per accapigliarsi. Ebbene, purtroppo capita anche sul lavoro, e il caso affrontato dalla sentenza n. 853 del 31 ottobre scorso della Corte d’appello di Milano lo dimostra.
Quando il diverbio finisce in violenza
Le liti tra colleghi, che sfociano anche nelle vie di fatto, non sono purtroppo rare in ambiente lavorativo, e il rischio aumenta quanto più il settore è ad alta intensità di manodopera, come nel caso delle imprese di pulizia/ servizi integrati/ multiservizi. La legge, però, non ragiona sempre in modo così semplice e “intuitivo”: ciò che conta, infatti, non è chi ha iniziato, bensì le reazioni che scaturiscono durante l’alterco. Fino a giustificare il provvedimento espulsivo per chi non si limita a difendersi, ma risponde aggredendo violentemente il collega.
La questione affrontata in appello
Veniamo al diverbio, che nel caso affrontato scaturisce fra due lavoratori del settore della logistica. Uno dei due si avvicina all’altro e inizia a insultarlo con parole ingiuriose ed espressioni offensive. Il secondo, per tutta risposta, reagisce con uno spintone e dà il “la” a uno scontro fisico. Risultato: l’impresa finisce per licenziare “per un diverbio litigioso con toni molto accesi, parolacce offensive e insulti… seguito dalle vie di fatto” non chi ha provocato, ma l’autore della reazione scomposta, il quale impugna il provvedimento ritenendo di aver agito “per propria difesa”.
Rotto il vincolo fiduciario
Non di questa opinione i giudici, di primo come di secondo grado, i quali valorizzano, ai fini della convalida del recesso, non tanto chi abbia iniziato, quanto chi abbia usato violenza, evidenziando tale reazione sia idonea a ledere irreparabilmente il vincolo fiduciario. Anche sulla scorta di recenti pronunciamenti di Cassazione i giudici d’appello hanno dunque escluso che potesse avere rilevanza, come preteso dal lavoratore, l’accertamento relativo a chi avesse iniziato il litigio: a “pesare” è “la condotta del dipendente che non si limita ad una reazione esclusivamente difensiva, ma aggredisce il collega.
Confermato il recesso
Licenziamento dunque confermato, sulla scorta di un principio da tenere bene a mente: un dipendente che reagisce fisicamente a un diverbio verbale, sebbene istigato, può essere licenziato per giusta causa, poiché la violenza rompe il rapporto di fiducia anche se scatenata dalle altrui (peraltro pesanti) provocazioni.





