HomesanitàL'evoluzione delle strutture ospedaliere nell'ottica della flessibilità funzionale

L’evoluzione delle strutture ospedaliere nell’ottica della flessibilità funzionale

Al momento della richiesta segue quello della prestazione in cui l’organismo è chiamato a rispondere all’esigenza di nuovi spazi o aggiornamento degli esistenti. Come requisito fondamentale l’organismo edilizio deve opporre la minor inerzia possibile a tutta una serie di modifiche che vanno dallo spostamento di arredi e modifiche impiantistiche fino alla annessione di nuovi blocchi funzionali. I gradi di flessibilità di un organismo indicano la misura in cui esso soddisfa i requisiti richiesti. Si possono individuare tre gradi di flessibilità:

1 – una globale, identificabile con la elasticità dell’organismo ovvero la capacità dell’organismo di cambiare la conformazione del proprio perimetro. Essa dipende strettamente dalla strategia adoperata già in fase di progettazione e può essere ottenuta per aggiunta di nuovi padiglioni o modifica degli esistenti, per aggiunta di moduli standard o per espansione di quelle parti dell’organismo preventivamente destinate a crescere già in fase di progetto.

2 – una costruttiva relativa alle caratteristiche delle componenti architettoniche adoperate nella realizzazione del manufatto.

3 – una impiantistica relativa alla distribuzione della fitta rete di condotti di varia natura che caratterizzano qualsiasi edificio di carattere sanitario.

In realtà questi tre gradi di flessibilità, come è intuitivo pensare, sono intimamente legati tra loro; una corretta strategia di progettazione tesa ad incrementare la flessibilità dell’organismo deve tener conto della stretta relazione che corre tra di essi. Normalmente ad esempio una strategia ricorrente è quella della integrazione del sistema impiantistico a quello strutturale, al fine di lasciar maggior spazio possibile libero a favore di una maggiore flessibilità.

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Fig. 6 – Edificio adattabile, contenitore universale, edificio a maglia funzionale aperta

Le strategie progettuali mirate ad incrementare la flessibilità dell’organismo da cui derivano i modelli flessibili possono essere di due nature: deterministica o indeterministica, in relazione all’approccio progettuale adoperato nella definizione dell’apparecchiatura costruttiva complessiva..

I modelli deterministici sono tutti basati sul tentativo di prevedere già in fase progettuale quali saranno i futuri cambiamenti dell’organismo edilizio. Come tale derivano da un attento studio delle funzioni; essi sono normalmente caratterizzati da una volumetria articolata, diretta espressione dell’analisi condotta sulla variabilità delle tre zone funzionali. I modelli indeterministici accettano invece l’impossibilità di prevedere all’istante iniziale quali saranno i futuri cambiamenti della struttura. L’edificio adattabile è caratterizzato da una serie di strutture indipendenti capaci di crescere e modificarsi con il cambio di esigenze. Il contenitore universale invece è un contenitore di grande dimensioni caratterizzato da una dotazione  impiantistica uniforme per cui una qualunque funzione può occupare un qualsiasi punto interno ad esso. L’edificio a maglia funzionale aperta è per certi versi ottenibile dalla sovrapposizione di una maglia di relazioni all’edificio adattabile. La maglia non è assunta come un limite alla crescita dell’organismo ma è tesa a garantire un ordine nella disposizione di nuove parti.

Il caso studio proposto a conclusione, analizzato all’interno della ricerca condotta, risulta significativo proprio perché si tratta non di una nuova realizzazione ma di una ristrutturazione cui si è avuto modo di collaborare durante un periodo di stage presso lo studio Casa S.L. di Barcellona, diretto dall’architetto Francesc Pernas. Il dover intervenire su di un organismo esistente ha permesso di toccare con mano le difficoltà derivanti dall’inerzia che oppone l’organismo al cambiamento. L’ospedale Juan Canalejo è organizzato in una tipologia a spina e padiglioni e come tale supponeva la crescita dell’organismo tramite l’espansione dei padiglioni ortogonalmente alla spina. L’espansione in progetto a est ha “tradito” queste aspettative e si è basata su principi prossimi a quelli dell’edificio adattabile, basato su un approccio progettuale indeterministico. Una forma, quindi, estremamente articolata in grado di assecondare i cambiamenti futuri.

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Fig. 7 – Ristrutturazione dell’ospedale Juan Canalejo: espansione teorica a sinistra e espansione in progetto a destra.

La forma esterna dell’edificio esistente non è stata assunta come limite geometrico nella disposizione delle nuove maglie funzionali, ma piuttosto sono stati assunti come punti rigidi del sistema i connettivi verticali preesistenti. Il perimetro della struttura esistente così come la geometria dei patii sono così stati soggetti a piccole variazioni che hanno reso possibile una maggiore libertà nel riassetto funzionale dei diversi piani.

Lo spostamento della rete di connettivi esistente è stato possibile grazie ad una serie di espedienti costruttivi già presenti nella struttura come il controsoffitto continuo di altezza indifferente tra connettivi e spazi funzionali e la diffusione uniforme di cavedii di distribuzione in prossimità dei pilastri.

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Fig. 8 – Modulo di facciata del patio: studio delle esigenze, maglia di base e modulo costruttivo.

Per quanto concerne l’involucro esterno le difficoltà nascevano dal fatto che l’intervento di ristrutturazione dovesse essere realizzato in fasi temporalmente anche molto prossime tra esse, e che la destinazione dei locali variava in alcune zone di fase in fase. Conseguentemente l’involucro doveva essere dotato di una lista capacità di adattamento a qualsiasi destinazione d’uso. Il modulo di facciata messo a punto derivava da una attenta analisi delle diverse funzioni e come tale poteva assumere una molteplicità di configurazioni differenti.

Quanto fin qui presentato rientra all’interno di una ricerca più ampia riguardante la relazione tra forma dell’organismo e controllo ambientale. Lo studio condotto ha dimostrato, in prima battuta, come la ricerca di forma tese ad incrementare la flessibilità dell’organismo, stia portando oggi i progettisti a prediligere volumetrie articolate maggiormente in grado di assecondare il cambiamento. Organismi volumetricamente prossimi ai modelli di un passato ormai remoto ma nel quale è ormai profondamente cambiato il significato stesso della forma; al suo interno i patii si convertono in spazi interstiziali mentre la forma stessa perde di significato rispetto a componenti architettoniche astratte quali ad esempio il complesso sistema di relazioni tra le parti che governa la crescita dell’organismo.

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(*) Santi Maria Cascone, (**) Luca Finocchiaro

Università degli Studi di Catania, Facoltà di Ingegneria

Viale Andrea Doria 6, Catania

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