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Dalla Turchia arriva il vetro che si spruzza

Dalla Turchia arriva il vetro che si spruzza

14 marzo 2010

(tratto da “GSA” n.3, marzo 2010)


Il brevetto, acquistato da un’azienda tedesca, potrebbe cambiare gli scenari del settore grazie all’ampio spettro di applicazioni. Da seguire con grande interesse.

 

Mileto, Ionia. Qui, sulle coste mediterranee della Turchia, l’antica Asia minore dei romani, culla del pensiero occidentale, sorge un edificio che è, al contempo, monumento a un passato glorioso e inno a un futuro fatto di tecnologia e innovazione.

E’ la moschea Ilyas Bey, un concentrato di storia e di arte degno di uno dei luoghi più intrisi di cultura di tutto il mondo; un gioiello del XV secolo che ha visto scorrere ai suoi piedi secoli di storia, di battaglie, di eroi. Ma che ha anche vissuto, suo malgrado, le minacce degli agenti atmosferici, dello smog, del vandalismo. Finché, per 18 mesi, l’edificio non è stato oggetto di una sperimentazione che pare mettere la parola fine al degrado dei monumenti, delle costruzioni storiche e, in generale, di tutti gli edifici di pregio. Miracolo? Sembra proprio di no…

Vetro liquido: ecco come funziona

Proprio in questo consiste la novità. In Turchia è stata recentemente scoperta la formula del cosiddetto “vetro spray”, o vetro liquido (dall’inglese “liquid glass”). L’impiego è molto semplice: il prodotto si spruzza su tutte le superfici e vi aderisce perfettamente, creando una pellicola vetrosa che funge da barriera protettiva nei confronti di tutti gli agenti esterni. Già si parla di materiale “miracoloso”, e in effetti le sue caratteristiche potrebbero essere una rivoluzione nell’ambito dei materiali: è invisibile, flessibile, atossico, inattaccabile da batteri e virus, protegge dalle radiazioni UV e dalla sporcizia. In breve: le molecole di diossido di silicio, che costituiscono la “base” chimica del prodotto, sono mescolate ad acqua o etanolo: e qui sta un’altra caratteristica che rende il prodotto davvero interessante, vale a dire la grande economicità. Si tratta infatti di mischiare ad acqua o alcool e diossido di silicio, elemento chimico che si trova nel quarzo, il minerale più abbondante sulla terra. Ma dei costi, davvero irrisori, si parlerà più avanti.

Molti gli ambiti di impiego

Tanti, come si è detto, gli utilizzi possibili. E se ne stanno scoprendo giorno dopo giorno di nuovi. Il prodotto, infatti, è formulato in diverse varianti a seconda dell’uso che se ne intende fare e in Inghilterra ne parlano già come “probably the world’s most versatile new technology” (forse la nuova tecnologia più versatile al mondo). Il liquido ottenuto può essere spruzzato su quasi tutto: pietra, superfici dure, tessuto, addirittura sulla frutta, dove permette la traspirazione ma evita la formazione di muffe. Lo strato di “vetro liquido” che si forma ha uno spessore di 15-30 molecole, 100 nanometri, 500 volte più sottile di un capello. A questa nano-scala, ha la forza di respingere acqua, sudiciume, batteri, acidi, lasciando comunque traspirare i materiali. Una volta trattate, le superfici possono essere pulite ed igienizzate utilizzando semplicemente dell’acqua calda, senza aggiunta di alcuna sostanza detergente o disinfettante. Si può dire, quindi, che questo prodotto crei sulle superfici un microfilm pressoché invisibile in grado di combattere ed eliminare tutti gli agenti “sporcanti”, più o meno da dovunque. E’ inoltre ecologico: ha un impatto positivo sull’ambiente, e le proprietà autopulenti della pellicola liquida potrebbero tagliare drasticamente l’uso di agenti tossici per lavare e, addirittura, si dice che favorisca la crescita di alcuni semi. Potenza dell’innovazione, è proprio il caso di dirlo…

Una Turchia… tutta da scoprire

Non è un semplice “segno isolato” il fatto che quella che sembra essere una delle scoperte più innovative degli ultimi anni nel settore dell’igiene ambientale arrivi proprio dalla Turchia, paese spesso etichettato come “emergente” in diversi comparti, compresi quelli di nostro interesse. Lasciando a margine le questioni più puramente politiche (Europa sì, Europa no, Europa forse, Europa chissà quando e via discorrendo…), resta il fatto che la Turchia appare davvero un orizzonte di mercato interessante, e non solo: lo ha capito da tempo Afidamp Servizi, che ha di recente presentato, per bocca del suo AD  Toni D’Andrea, Pulire Eurasia 2020, la nuova fiera turca che si svolgerà ad Istanbul dal 30 settembre al 2 ottobre 2010. Ha commentato D’Andrea: “Quello turco è un mercato emergente e non dissimile da quello italiano: sarà dunque opportuno approfondirne la conoscenza anche in termini commerciali. Abbiamo già ottenuto un riconoscimento formale da parte del governo e delle principali associazioni di categoria turche e ci occuperemo di organizzare ben il  50% della fiera, mentre la restante metà sarà in mano ad un ente organizzatore turco. Un’occasione a cui il mercato italiano non può mancare, anche a fronte di prezzi di partecipazione estremamente convenienti”. D’Andrea ha poi aggiunto dettagli sulle dimensioni della manifestazione: “Sono previsti 3.000 mq netti di struttura espositiva, ripartita tra 2000 imprese turche e 1000 imprese straniere. La Turchia è, infatti, in una posizione strategica dal punto di vista geografico. Un mercato nuovo ed estremamente appetibile che offrirà importanti occasioni di confronto e di business meeting”. Appuntamento in Turchia, quindi, per tutti gli imprenditori del settore interessati a scoprire un nuovo mondo, al contempo simile e lontano dal nostro. Nel frattempo anche Fiden, storica associazione europea di imprese di pulizia il cui rappresentante per l’Italia è Antonio Cacudi, ha scelto la Turchia per il suo cinquantatreesimo meeting, svoltosi nell’ottobre dello scorso anno e conclusosi con un importante arricchimento degli orizzonti non solo commerciali, ma anche culturali dei partecipanti. E non si parla soltanto di mercato potenziale, ma anche, da oggi, di un importante traino di ricerca, innovazione e sviluppo di prodotti destinati, senza esagerazioni, a fare la storia del settore.

Non solo edifici

Ma torniamo al nostro “vetro liquido”. Anche la permanenza nel tempo del trattamento ha dello stupefacente: le sperimentazioni dicono che si estende nell’arco di oltre un anno (un anno e mezzo, è il caso di ricordarlo, per la moschea di Mileto). Sempre in Turchia, oltre alla moschea Ilyas Bey di Mileto, il prodotto è stato spruzzato anche sul celeberrimo Mausoleo Ataturk di Ankara, nel cuore del Paese. Ma attenzione, non si parla soltanto di edifici. Quanto ai possibili campi di applicazione, sarebbe addirittura troppo lungo elencarli tutti nel dettaglio. Gli ultimi test sul liquido, condotti all’Institute for New Materials di Saarbrücken, hanno infatti rivelato una molteplicità di applicazioni dagli esiti interessanti: protegge il legno dall’attacco delle termiti, i vigneti dalla formazione dei funghi, le teste dei treni ad alta velocità dall’attrito (e le poltrone e le toilette da sporcizie diverse), le borse dell’alta moda dall’usura. Resiste alle abrasioni, alle macchie, alle corrosioni, all’olio, al grasso. Si tratterebbe (il condizionale resta comunque d’obbligo) di un liquido universale, la cui applicazione “orizzontale” permetterebbe un salto di qualità nel mantenimento e nel ripristino dello stato igienico di molti ambienti: tanto che si parla addirittura dei tessuti e… dei vigneti.

In Germania il brevetto

Molti i paesi che stanno sperimentando questa importante innovazione. A partire dalla Germania, perché proprio lì si trova l’azienda che ha acquistato il brevetto, la Nanopool, attiva dal 2001 nel campo delle nanotecnologie. Anche i prezzi sono abbordabili: in Germania il prodotto è commercializzato al costo di undici euro a confezione, il che lo rende ancora più appetibile sul mercato. Dall’area turca e tedesca le sperimentazioni si sono poi diffuse un po’ in tutto il mondo. E gli scenari aperti hanno del sorprendente. In un ospedale inglese del Lancashire, l’NHS di Southport, lo hanno ad esempio usato su piani e attrezzi per un anno: il risultato è stato quello di poter disporre di strumenti puliti e immuni come fossero sterilizzati. E ora non servono prodotti aggiuntivi per mantenerli sani, è sufficiente dell’acqua. Ma si parla anche di ospitalità, ristorazione, trasporti e altro ancora: la catena alberghiera Kempinski sta utilizzando il prodotto nei suoi hotel, seguita da un McDonald’s in Austria, un operatore dei trasporti inglese, una grande azienda di moda che produce borse e cappotti. E già si dipinge un futuro all’insegna del “vetro liquido”: molti oggetti e materiali in futuro potranno uscire dalle fabbriche già pretrattati, si legge già da qualche parte. Staremo a vedere.

 

Simone Finotti

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