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Rifiuti elettrici/elettronici? Da oggi si recupera!

Rifiuti elettrici/elettronici? Da oggi si recupera!

16 gennaio 2008

Il Decreto 151 e i RAEE

Entrano in vigore le Direttive RAEE, ispirate all’ecoprincipio “Chi inquina, paga”. La risposta/proposta di Afidamp, associazione che una volta di più si è dimostrata attenta a questa problematica. Presentata già in autunno un’interessante convenzione con il Consorzio Ecoped. Molti gli interessati fra i produttori/distributori del cleaning. Un secondo incontro, a fine novembre, ha fatto chiarezza sulla non facile distinzione fra attrezzature professionali e domestiche, soggette a due diversi iter di smaltimento.


Col 31 dicembre 2007 è entrato in vigore, a pieno regime, il Decreto Legislativo 151/2005 sullo smaltimento dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), che prevede importanti adempimenti a carico di produttori e distributori. Il decreto recepisce e dà attuazione, in Italia, alle Direttive 2002/95 CE, 2002/96 CE e 2003/108 CE relative alla riduzione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti. Non sono esclusi, ovviamente, i produttori e i distributori di macchine per la pulizia, che hanno visto cambiare il quadro normativo e procedurale relativo alle operazioni di smaltimento dei rifiuti elettrici/elettronici.

L’attenzione di Afidamp: un Seminario per informare e formare

Afidamp, peraltro, ha seguito e continua a seguire i propri associati in questo non semplice cambiamento. Nel concreto, l’associazione ha stretto una convenzione con ECOPED, Consorzio Nazionale Piccoli Elettrodomestici (categoria in cui rientrano molte delle macchine per il cleaning), organizzando fra l’altro uno specifico Seminario informativo/formativo nel pomeriggio del giorno 16 ottobre, presso la sede di via Casati, a Milano.

“In un quadro tanto articolato e complesso dal punto di vista normativo –ha esordito il legale di Afidamp Vittore D’Acquarone introducendo i lavori-, l’Associazione ha sentito subito la necessità e il dovere di informare i propri associati. Ed ha fatto di più: dopo un’attenta selezione e un vaglio delle possibilità esistenti, ha deciso di presentare agli associati una realtà, e mi riferisco al consorzio Ecoped, che risponde in modo adeguato a tutte le richieste di trasparenza, competenza e convenienza economica. Ciò nell’ottica della massima tutela per gli associati stessi, che si trovano a dover fare fronte a un problema nuovo e non affrontabile autonomamente”.

E per chi –non sono pochi fra i produttori- ha filiali all’estero, Ecoped ha attivato un apposito servizio, denominato Faro.

Che fare?

Che fare quindi per ottemperare al meglio alle direttive europee per come esse sono state recepite nel nostro Paese? Innanzitutto occorre capire cosa queste direttive in effetti prevedano, e qual è lo spirito che ha animato questa importante rivisitazione delle legislazioni nazionali in merito allo smaltimento dei rifiuti provenienti da apparecchiature elettriche.

Partiamo dalla situazione che precedeva il decreto, e che tutti conosciamo: di fatto anche i rifiuti di apparecchi elettrici potevano benissimo finire nel “tal quale”, ovverosia nella frazione indifferenziata del rifiuto urbano. Ora, invece, anche questo tipo di rifiuti dovrà seguire un ben preciso –e costoso- iter di smaltimento e, ove possibile, recupero dei materiali riutilizzabili. Sull’aggettivo “costoso” vale la pena di operare una puntualizzazione, proprio perché “lo spirito di questa normativa –ha suggerito D’Acquarone- è proprio quello di mettere costruttori e venditori davanti alla responsabilità dei loro prodotti. Il tutto nell’ottica di un ciclo produttivo e di mercato più responsabile, a partire da monte, cioè dal primo anello della filiera”. Non a caso il produttore avrà l’obbligo di dimostrare che l’80% della macchina finisce recuperato.

Lo spirito delle nuove normative: più responsabilità per tutta la filiera

In effetti la normativa è piuttosto articolata. Impone, fra l’altro, limitazioni all’uso di sostanze pericolose, detta principi per la costruzione e la gestione a fine vita delle AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), oltre a prevedere obblighi gestionali e finanziari per la gestione dei rifiuti derivanti dalle apparecchiature stesse, suddividendoli sia per tipo di provenienza (da nuclei domestici o da utenti diversi dai domestici) sia per periodo di costruzione (distinguendo fra rifiuti cd. “storici” e rifiuti cd. “nuovi”). All’art. 3 del 151 si definiscono le AEE, specificando che “per Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche si intendono quelle che dipendono, per un corretto funzionamento, da correnti elettriche o da campi elettromagnetici e le apparecchiature di generazione, trasferimento e misura di questi campi e correnti progettate per essere usate con una tensione non superiore a 1000 volt per la corrente alternata e a 1500 volt per quella continua”.

Le AEE diventano RAEE quando chi detiene le apparecchiature, l’utilizzatore, decide di disfarsene. Per RAEE si intende l’insieme di tutti i componenti, sottoinsiemi e materiali di consumo che sono parte integrante delle apparecchiature.

Chi deve fare che cosa

A rendere ancora più articolato il quadro, arriva la strutturazione, ad oggi in corso d’opera, di un Registro dei Produttori di AEE. Ma è il caso di vederci più chiaro.

In sintesi, tra i soggetti interessati alla normativa 151 si devono individuare: i produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche, che per la normativa sono chi fabbrica e vende a proprio marchio, chi rivende a proprio marchio, chi importa o immette per primo le macchine sul territorio nazionale e chi produce apparecchiature destinate unicamente all’esportazione, e i distributori.

In sintesi, gli obblighi sono:

Per i produttori: organizzazione di una raccolta separata dei RAEE dagli altri rifiuti; ritiro dei RAEE dai centri di raccolta; invio ai centri di trattamento e recupero; finanziamento di tutte queste operazioni.

Per i distributori: ritiro gratuito, in ragione di 1 a 1, dell’apparecchiatura usata, indipendentemente dal marchio; verifica del possibile reimpiego; trasporto presso i centri di raccolta.

Il produttore è altresì tenuto a fornire, all’interno delle istruzioni per l’uso, di adeguate informazioni inerenti gli obblighi di norma. Le apparecchiature immesse sul mercato dal 1 luglio 2007 devono indicare il produttore e riportare –è importante e per chi non si attiene sono previste salate penali- il simbolo del bidone sbarrato, che indica il divieto di conferimento nei tradizionali contenitori per i rifiuti. Un aspetto che verrà meglio analizzato in seguito.

Le apparecchiature per il cleaning: piccoli elettrodomestici, a tutti gli effetti

Ora, nella categoria dei “piccoli elettrodomestici”, una delle 10 interessate dal 151, rientrano anche le macchine per la pulizia (ma non le “operatore a bordo”, perlopiù equiparabili ai veicoli), che vengono ulteriormente suddivise in domestiche e professionali.

“Questa ulteriore distinzione non è affatto secondaria, perché le due tipologie seguono iter differenti al momento dello smaltimento”. A puntualizzare ciò è stato, sempre in occasione dell’incontro del 16 ottobre, Giuliano Maddalena, Direttore del Consorzio Ecoped, realtà individuata da Afidamp per la stipula di una convenzione finalizzata a consentire agli associati interessati di assolvere agevolmente agli obblighi di legge e non incorrere in pesanti sanzioni.

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