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Mille vie per uno sviluppo sostenibile

Mille vie per uno sviluppo sostenibile

17 febbraio 2008

Numerose aziende decidono ogni anno di redigere volontariamente bilanci sociali, ambientali e codici etici da divulgare assieme ai resoconti economici. Al di là dell’ormai noto Bilancio Sociale, ci sono diverse forme di rendicontazione etica che le imprese redigono volontariamente per comunicare a esterni e collaboratori il loro impegno nel perseguire una politica che non tiene conto del solo profitto, ma apporti benefici anche alla collettività.

Fino a non molto tempo fa, le sole notizie che trapelavano dalle aziende erano di carattere strettamente economico o pubblicitario. Ben poche imprese ritenevano opportuno comunicare esternamente informazioni che non fossero mirate ad aggiornare gli azionisti sui risultati finanziari o i clienti sulla propria offerta di prodotti.

Del resto, le stesse valutazioni effettuate per stimare il valore di un’azienda, per esempio in vista della sua vendita, erano basate principalmente su asset tangibili, come immobili, capitali, cespiti, ecc. Tutti quegli elementi, cioè, quantificabili in maniera matematica e concreta.

Nell’era post-industriale, però, è nata l’esigenza di includere nel capitale complessivo di un’impresa, anche una serie di “ricchezze” intangibili, ma di grande importanza per lo sviluppo aziendale. Al di là infatti dell’impossibilità effettiva di quantificare economicamente questi elementi, non si poteva certo più ignorare che l’impegno sociale, il rispetto per l’ambiente, la relazione con il territorio circostante, l’etica nel condurre gli affari, la trasparenza nel gestire i profitti, le condizioni di lavoro interne e il know-how raggiunto nel proprio settore fossero tutti valori inestimabili per le imprese e non dovessero passare inosservati. Si è dunque pensato a uno strumento valido per divulgare tutte queste componenti al di fuori dell’impresa e a tutti i possibili interessati, dagli azionisti ai fornitori fino ai potenziali clienti, ma anche ai soggetti legati al territorio circostante.

È stato così concepito un apposito documento di rendicontazione facoltativo, da affiancare al bilancio economico, e cioè il Bilancio Sociale.

Questo rapporto si sta diffondendo molto velocemente da diversi anni e la sua importanza si è compresa soprattutto dopo i numerosi scandali che hanno travolto imprese e marchi molto famosi: chi per frode finanziaria, chi per lo sfruttamento dei lavoratori, chi per l’uso di materie prime scadenti o comunque per qualche comportamento irresponsabile.

Di fronte a questo panorama, il mondo imprenditoriale si è sentito in dovere di divulgare e diffondere i propri valori etico-sociali in maniera sempre più trasparente e molte aziende hanno scelto volontariamente di redigere annualmente un Bilancio Sociale che testimoniasse l’impegno e la serietà del proprio lavoro e di quello di tutti i collaboratori o entità coinvolte con la propria attività.

Questa scelta si è rivelata a volte un’operazione di marketing più efficace di qualsiasi campagna pubblicitaria, in quanto sembra che i consumatori siano sempre più consapevoli e severi nelle loro scelte e tendano a penalizzare impietosamente le imprese non etiche o poco trasparenti.

Gli aspetti che possono essere inseriti e approfonditi in un bilancio sociale sono molteplici e di varia natura. Se lo scopo di questo documento è quello di certificare che un soggetto economico, pur perseguendo il suo interesse, lo fa apportando un beneficio alla collettività, senza ignorare i principi etico-morali ad essa appartenenti, è facile immaginare quanti siano gli aspetti della vita aziendale che possono essere inseriti in un resoconto di questo tipo.

Per questo motivo il Bilancio Sociale include diverse sezioni che vanno a trattare ognuno di questi fattori, come dimostrano anche le diverse denominazioni che assume all’estero: Social Audit;
Social Accounting; Social Balance; Intellectual Capital.

E se, come già detto, è un documento prezioso dal punto di vista della comunicazione dell’azienda con il mondo esterno, non bisogna ignorare il valore che questo strumento può avere anche per migliorare l’organizzazione interna e diffondere i principi aziendali a tutta la struttura.

Il contenuto di un rendiconto etico-sociale interessa ovviamente gli shareholder, cioè gli azionisti a cui è dovuta una giustificazione dei costi sostenuti e delle politiche aziendali intraprese, ma anche gli stakeholder, ovvero qualsiasi altro soggetto che possa beneficiare o subire le conseguenze della politica di un’impresa: clienti, fornitori, risorse umane, ambiente e territorio, collettività locale, pubblica amministrazione, concorrenti, partner, ecc…

Date le diverse finalità e i diversi destinatari il bilancio risulta articolato in diverse parti e per la sua realizzazione sono state definite procedure e metodologie.

Nel 1998 è nato il Gruppo di studio per la statuizione dei principi di redazione del Bilancio Sociale (GBS), che ha elaborato una serie di linee guida affinché, nonostante l’inevitabile libertà di redazione dovuta all’eterogeneità degli argomenti da trattare (che lo differenzia dal rigido bilancio d’esercizio), vengano comunque mantenute una serie di caratteristiche fisse che ne garantiscano la trasparenza, la verificabilità delle informazioni, la periodicità di pubblicazione, ecc.

Ma il Bilancio Sociale non è la sola forma di rendicontazione di carattere etico. Esistono infatti altri resoconti focalizzati su ambiti specifici.

Un’area su cui il mondo imprenditoriale, un po’ per volontà un po’ per costrizione, è fortemente impegnata, è indubbiamente quella della salvaguardia ambientale.

L’impatto che i processi produttivi possono avere sull’ambiente sono stati fortemente ribaditi dagli esperti e dalle autorità. Ma molte aziende hanno adottato già da tempo politiche di sviluppo sostenibile e modi di operare eco-compatibili.

L’attività intrapresa in questo ambito può essere spontaneamente illustrata e pubblicata in un Bilancio Ambientale, ovvero un resoconto simile al Bilancio Sociale ma incentrato sull’analisi specifica dell’impatto ambientale.

Anche in questo caso non mancano parametri specifici e linee guida stabiliti da alcune organizzazioni internazionali come: Cefic (Council of European Chemical Industry);
Peri (Public Enviromental Reporting Initiative); Feem (Fondazione Eni Enrico Mattei).
Anche il Bilancio Ambientale è un documento informativo volontario che illustra le principali relazioni tra l’impresa e l’ambiente, allo scopo di comunicare direttamente con il pubblico interessato. I contenuti affrontano l’argomento a 360 gradi, valutando sia l’impatto che la produzione di un’azienda può avere oggi, quanto le eventuali ripercussioni future.

A seconda delle dimensioni dell’azienda, è possibile stilare un Bilancio Ambientale di un singolo sito produttivo o dell’insieme degli stabilimenti che fanno capo a una sola impresa.

Bisogna poi tenere conto del fatto che alla condotta responsabile o meno di un’azienda contribuisce anche l’operato dei suoi collaboratori e di tutta la filiera coinvolta nel suo business.

Per trasmettere i propri valori a tutti i soggetti che partecipano a vario titolo nella sua attività, l’impresa ha facoltà di divulgare anche un Codice Etico. Questo documento è una sorta di manifesto etico-sociale per il controllo dei comportamenti individuali e la prevenzione di atti irresponsabili o illeciti da parte di chi opera in nome e per conto dell’azienda e non di rado oltre ai dipendenti, viene esteso anche a fornitori o gruppi di stakeholder.

Redazione del Bilancio: da dove si comincia?

Di fronte alla pluralità delle forme di rendicontazione appena esaminate e alla loro complessità interna, come può procedere chi decide di intraprendere per la prima volta un percorso di questo tipo?

Occorre anzitutto adottare ufficialmente questa linea in accordo con il top management e indirizzare l’azienda verso comportamenti responsabili, definendo valori e principi etici da perseguire.

In secondo luogo, è fondamentale identificare gli stakeholder legati al proprio business e le sfere d’interesse che li coinvolgono a vario titolo e in varia misura.

La terza fase è la definizione di indicatori chiave per la misurazione delle performance e successivamente la pianificazione del monitoraggio delle stesse.

Da questa base si può iniziare a predisporre il bilancio, scegliendo contenuti e fonti da inserire.

Una volta redatto e pubblicato il documento ufficiale, può seguire una fase di consultazione e feedback con gli stakeholder.

Per una corretta compilazione, sono disponibili diversi metodi o linee guida e molte associazioni di categoria forniscono a loro volta indicazioni specifiche per le aziende del settore che rappresentano. Tra gli enti terzi di certificazione, si cita per esempio Ancis, accreditato da Sincert, che si occupa delle imprese di servizi.

Secondo un’indagine di Pkf-Atman a decidere ufficialmente di pubblicare un Bilancio Sociale sono nel 29,40% dei casi i top manager, nel 50,10% il management specialistico e nel 20,50% l’ufficio legale dell’azienda. A redigerlo sono invece il 66,70% delle volte risorse interne, il 14,50% consulenti esterni e il 18,80% lo staff interno assieme a consulenti.

Le certificazioni

Accanto alla rendicontazione dei bilanci visti finora, ci sono poi diverse possibilità di certificare l’impegno etico-sociale di un’azienda sulla base di standard riconosciuti a livello internazionale.
Quelli più noti, riguardano quattro ambiti: i diritti umani, la salvaguardia ambientale, la trasparenza dei rapporti con tutti i soggetti della filiera, il rispetto delle norme igienico-sanitarie.

SA 8000 (Social Accountability) è uno standard nato allo scopo di valutare il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori, la tutela contro lo sfruttamento dei minori, le garanzie di sicurezza e salubrità sul posto di lavoro.

La prima azienda di servizi a conseguire questa certificazione rilasciata dal RINA, è stata Centro Tecman di Bologna e la consociata Centro Emilia.

Wash Agency, impresa di servizi di pulizia, è stata invece la terza in Italia a ottenerla ma la prima al mondo a ricevere la certificazione integrata Vision 2000 e SA 8000.

La Iso 14001 è una certificazione ambientale che attesta l’impegno delle aziende nel gestire il proprio business in maniera eco-compatibile.

La Iso 9001 (Vision 2000) certifica invece la qualità da un punto di vista principalmente tecnico-industriale, focalizzato sulla disciplina dei rapporti contrattuali tra cliente e fornitore. Lo scopo è quello di fornite alle aziende un modello organizzativo generale che consenta di integrare in modo omogeneo ed efficace la gestione dei diversi processi operativi, tenendo conto però anche degli aspetti legati al rispetto delle risorse umane, dell’ambiente e alla soddisfazione degli stakeholder.

La Iso 22000 “Food safety management systems- Requirements” è uno standard volontario per la certificazione di sistemi di gestione della sicurezza in campo alimentare, rivolto a tutti gli attori coinvolti nella catena alimentare: aziende agricole, mangimifici, allevamenti, aziende agroalimentari, supermercati, rivenditori al dettaglio e all’ ingrosso, aziende di trasporto, produttori di packaging e macchinari alimentari, aziende fornitrici di prodotti per la pulizia e sanificazione, fornitori di servizi.

Bilanci da Oscar

Per premiare pubblicamente e far conoscere l’impegno delle imprese più virtuose, vengono assegnati ogni anno diversi riconoscimenti.  Uno dei più noti è l’Oscar di Bilancio, un premio organizzato e promosso da Ferpi – Federazione Relazioni Pubbliche Italiana (www.ferpi.it), che si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana. Lo scopo dell’iniziativa è individuare i migliori bilanci segnalati da un’apposita commissioni, dei quali poi sette vengono eletti ufficialmente vincitori. Altri riconoscimenti in materia di responsabilità sociale sono: Premio Impresa Ambiente (www.premioimpresambiente.it); Sodalitas Social Award (www.sodalitas.it); Premio Etica & Impresa (www.eticaeimpresa.net); Premio all’innovazione amica dell’ambiente            (www.premioinnovazione.legambiente.org).

Tiziana Corti


(tratto da “GSA” n.3, Marzo 2008)

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