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Le tante facce della crisi della pulizia in Europa

Le tante facce della crisi della pulizia in Europa

25 agosto 2009

(tratto da “GSA Regionale PMI” 9n.2/2009


In occasione della conferenza annuale che ha avuto luogo a Vienna a settembre, la FENI,federazione europea delle associazioni di pulizia in un seminario congiunto con la federazione mondiale WFBSC ha fatto il punto sullo stato di salute del cleaning europeo. Riportiamo un compendio,per limiti di spazio,della situazione del comparto in Austria,Germania,Gran Bretagna e Francia.


Un momento di confronto

Ospitati dall’Accademia della pulizia di Vienna, espressione dell’associazione austriaca delle imprese di pulizia, si sono seduti dunque al tavolo i rappresentanti delle due associazioni per trarre un bilancio della situazione socio-economica del settore, nei principali paesi di riferimento. Dopo il momento istituzionale del saluto di Erich Fach, Presidente dell’associazione del cleaning viennese, ha preso la parola Richard Schenz, Vice-Presidente della Camera di Commercio federale austriaca, che ha segnalato la necessità di rispondere alla crisi con delle riforme strutturali: una maggiore razionalizzazione della spesa pubblica attraverso una riorganizzazione dei servizi statali, dalla sanità alla scuola.  Una ricetta in linea con le politiche approntate anche dagli altri governi europei.

Austria: la componente formativa dell’esperienza pratica

La parola passa poi a Sebastian Wilken, rappresentante della scuola viennese, che illustra nel dettaglio la morfologia del sistema di formazione austriaco, la cui assoluta peculiarità è lo stretto legame tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro. Si tratta infatti di un sistema di formazione orientato alla pratica, anche definito sistema duale, perché si fonda sull’integrazione sinergica di teoria e pratica, di cui beneficiano tanto gli apprendisti quanto le aziende.  Entrando nel dettaglio, per formare giovani tecnici professionisti del cleaning, dopo la scuola dell’obbligo (9 anni) è possibile intraprendere un percorso formativo della durata di 2-4 anni, in un ottica di alternanza ed integrazione tra formazione scolastica ed apprendistato in azienda. Al termine di questo percorso formativo, gli studenti diventano operai qualificati/specializzati e potranno scegliere di immettersi nel lavoro con una qualifica riconosciuta; oppure potranno proseguire per un biennio il loro percorso formativo, per guadagnarsi la qualifica di “Meister”(mastro), la massima qualifica nel settore manifatturiero. Il sistema educativo duale austriaco è sostenuto da una legge federale, per cui la formazione è regolata dallo stato con esami uguali su tutto il territorio, tenuti da una commissione mista di datori di lavoro e sindacato. Un sistema di formazione molto gradito alle imprese e … vincente nel mondo. In occasione dei campionati mondiali delle professioni 2008 di Rotterdam,infatti, il sistema di formazione professionale austriaco si è aggiudicato una medaglia d’oro e due d’argento. Un bel bottino formativo!

Germania: in attesa del contratto per scongiurare il contrasto (sociale)

Johannes Bungart, Direttore dell’associazione tedesca BIV ha sottolineato che in Germania non esiste neppure un salario minimo legale, tanto che, fine a qualche anno fa, variava in ben 20 regioni tedesche. È infatti solo dall’aprile 2004 in poi, che il settore ha stretto un accordo con il sindacato regolando il minimo salariale (con un’unica differenziazione tra Germania est e ovest): un lavoratore prende 8,15 euro/ora euro a Francoforte e 6,58 euro/ora a Berlino. A ciò si aggiunga che il contratto risulta scaduto ed è attualmente oggetto di rinegoziazione: le richieste avanzate dal sindacato (un aumento dell’8%) sono troppo alte rispetto a quanto il mercato può assorbire, tanto più che l’aderenza al sindacato nel settore si attesta a malapena al 10%. Una situazione di fermento che crea qualche motivo di preoccupazione sociale: se non si interviene quanto prima con la firma del contratto, si rischia di creare un’anomalia gigantesca, lasciando il settore senza un riferimento di salario minimo e la conseguente apertura ad una concorrenza selvaggia». Il tutto si inserisce in un quadro economico tutt’altro che confortante: per la prima volta in vent’anni l’inflazione è dello 0% con una crescita negativa che rispecchia le aspettative e si attesta al – 6%. Ad aumentare, invece, è il tasso di disoccupazione che raggiunge l’8,2% (rispetto al 7,7% dl 2008). Questo offre al settore della pulizia professionale diverse opportunità di reclutamento di persone provenienti da altri ambiti professionali. In merito al ritardo dei pagamenti, la Germania denuncia un ritardo medio di 35 giorni. Nella prossima decade è previsto uno sviluppo del Facility Management. Si riscontra infatti, da qualche tempo, la generale tendenza delle committenze a rivolgersi a forme d’offerta più articolate, che comprendano servizi di giardinaggio, portierato e manutenzione degli edifici. Non c’è invece alcuna indicazione che induca a pensare ad un ritorno all’insourcing: l’esternalizzazione dei servizi rimane dunque ancora la formula preferita dal mercato tedesco. Degna di nota, l’ultima considerazione di Bungart: «Attualmente in Germania vi è una distorsione del mercato unica in Europa, perché la legislazione tedesca permette di realizzare società miste di pubblico e privato (con capitale del 49% privato e 51% pubblico) che sono esentate dall’applicazione dell’IVA del 19% verso i clienti pubblici: ne consegue che moltissime compagnie private vengono sistematicamente escluse dagli appalti pubblici».

UK: ama il green cleaning

Anche il Regno Unito condivide la particolarità del mercato tedesco: non esistono contratti collettivi nel settore del cleaning. «La sindacalizzazione – afferma Chris Cracknell, Direttore Generale dell’OCS e tesoriere del WFBSC, avviene appalto per appalto e le relazioni sindacali sono piuttosto rarefatte. Il salario minimo legale si attesta a circa 5,80 sterline/ora che corrispondono a 6,61 euro». La recessione fa decrescere il PIL di 4,9 punti percentuali mentre sale al 7,3% il tasso di disoccupazione; si registra una forte richiesta di abbassamento dei prezzi e le aziende britanniche, pur avendo accesso al credito, fanno fatica a venire incontro alle richieste dei clienti. «C’è poi un aspetto non secondario da considerare – spiega Cracknell. Si è infatti registrato un incremento dell’economia sommersa che  ha raggiunto il 10% delle attività economiche, riscontrando un certo favore anche nel settore della pulizia professionale creando una distorsione nelle dinamiche che regolano la concorrenza di mercato». Parallelamente alle richieste di abbassamento dei prezzi c’è anche una spinta verso le attività sostenibili e la formula del day cleaning,(pulizia svolta durante le ore diurne ndr) aspetti che peraltro aiuterebbero ad aumentare il fascino di un comparto spesso negletto, che tutt’oggi riscuote ben poco appeal tra le fila degli aspiranti dipendenti. Un veloce accenno anche alla pandemia influenzale A(H1N1) «che  – come ricorda Cracknell -  rappresenta al contempo una sfida ed un opportunità per il settore della pulizia professionale: un’opportunità per diffondere la cultura dell’igiene, per svincolarsi da quel preconcetto banalizzante che svilisce (quando non annichilisce) il ruolo di un comparto che opera in sordina, e talvolta nel disinteresse generale, per il bene della collettività».

Francia: tanta scuola di pulizia e un sindacato…emancipato

Gli ultimi a prendere la parola sono Carole Sintès, e Yves Cambay, due rappresentanti dell’associazione del cleaning francese FEP. La prima ci introduce al sistema formativo francese.Attualmente sono 6.000 i ragazzi in formazione, che tra qualche anno saranno i tecnici ambientali di domani. Dalle parole della Sintès emerge un profilo particolare del sindacato francese che, nonostante goda di una bassa rappresentatività (2%), s’impegna a negoziare non solo  sulle questioni prettamente salariali ma anche sui temi di interesse generale, come il trasporto, i termini dei periodi di prova, l’impiego giovanile, la formazione e naturalmente salute e sicurezza.

L’era del quarto d’ora

Cambay mette in luce come in Francia il comparto della pulizia abbia saputo assecondare i clienti nel momento di difficoltà molto meglio di altri comparti. Il sindacato francese lotta strenuamente per l’abolizione del part-time, che tuttavia rimane lo zoccolo duro tra le formule d’impiego. Inoltre, il contratto di Multiservizi applicato in Francia sul modello italiano ha permesso l’ulteriore sviluppo delle imprese di pulizia che, grazie alle loro dimensioni (le prime due con circa 50.000 dipendenti a testa), non sono intermediate dalle società di Facility Management. Si registra una lieve flessione verso l’insourcing ma, come afferma Cambay «i casi in cui si ritorna all’autoservizio nel privato sono da considerarsi  provvisori e finalizzati al recupero del personale interno all’azienda». Infine Cambay propone un’interessante spunto di riflessione in merito all’evoluzione dell’organizzazione del lavoro nel comparto: «Per risolvere le problematiche connesse all’ottimizzazione di tempi e costi è necessario entrare nell’ era del quarto d’ora: solo le imprese che riusciranno ad avere una gestione approfondita ed integrata del lavoro saranno infatti in grado di assicurare costantemente gli utili alla propria azienda.E’ importante dunque puntare sulla formazione del proprio personale, un addestramento declinato ai vari comparti di mercato che insegni agli operatori come disciplinare le operazioni generali di pulizia, dai preparativi da svolgere nella fase pre-lavorativa alle operazioni di riordino e pulizia a lavoro ultimato». Solo codificando quali siano le operazioni di pulizia più importanti e in che ordine debbano essere eseguite, si insegnerà all’addetto a gestire, anzi ad ottimizzare il tempo a sua disposizione, senza inficiare la qualità del servizio.

Diversi paesi…stessi problemi

L’evento è stato un successo che ha riscontrato un grande favore di pubblico: oltre 120 rappresentanti hanno apprezzato lo sforzo congiunto delle due federazioni e già chiedono conferma del prossimo incontro, che si svolgerà in Nuova Zelanda presumibilmente tra l’autunno venturo e il gennaio 2011. «Ad ogni modo – conclude Andreas Lill,direttore generale FENI – dal dibattito sono emersi due punti importanti:  innanzitutto che le sfide da affrontare sono molto simili anche se si tratta di  culture e quadri legislativi diversi. In secondo luogo è emerso che il profilo che identifica il comparto è pressoché identico a qualsiasi latitudine: il cleaning soffre sempre di un’immagine negativa nonostante l’importanza del lavoro che svolge. Naturalmente, ci sono delle differenze sostanziali da Paese a Paese, che vanno dal costo del lavoro al quadro di riferimento legislativo, ma altrettanti sono i problemi condivisi».

Nel dibattito che ha concluso la mattinata, al quale è intervenuto anche  Pedro Childichimo, il Presidente EMA della Johnson Diversey , è emerso con grande chiarezza che il comparto, per reggere le spinte alla riduzione dei canoni provenienti dalla clientela sia pubblica che privata, deve necessariamente puntare, ove possibile, alla meccanizzazione delle attività manuali, alla loro razionalizzazione, all’utilizzo di attrezzi e prodotti chimici efficaci.. Ma per ottimizzare le risorse umane è essenziale dotare tutte le classi del personale non solo di adeguati strumenti di lavoro, ma in primis di un solido supporto formativo che chiarisca all’operatore l’importanza del suo ruolo che sottende a precise competenze professionali. In altre parole, se l’obiettivo è quello di razionalizzare le operazioni, l’imperativo categorico riecheggia nelle parole di Cambay: insegnare agli addetti a “gestire il quarto d’ora”, codificando l’importanza e disciplinando l’ordine delle operazioni di pulizia, dalla fase pre-lavorativa e quella finale. Ci sembra dunque di aver per le mani l’ennesimo uovo di Colombo: una soluzione evidente ad un problema apparentemente insolubile. Ma è ovvio che, in un comparto in cui l’85% del costo è dato dall’attività umana, è fondamentale intervenire su questa risorsa, aumentarne gli standard di prestazione, per ottimizzare gli sforzi. Su questo fronte, fatta eccezione per alcune eccellenze, il panorama italiano sembra ancora ai piedi della salita, sia nell’area della formazione pubblica (la scuola professionale e la formazione regionale, finanziata dalla 236/96 e altri) che in quella aziendale. Grosse responsabilità sono anche degli imprenditori del comparto che in molti casi non comprendono che la formazione di ogni addetto è il principale strumento per l’efficientamento dei cantieri. Quindi…formazione, formazione e ancora formazione.

Chiara Bucci


Tabella sinottica sulla base dei dati presentati dai soci FENI (Fédération Européenne du Nettoyage Industriel)

FRANCIA

GERMANIA

UK

BELGIO

Totale dipendenti settore pulizie

417.400

861.428

900.000

49.280

Nr. imprese federate

2.000

2.504

100

189

Nr. imprese totale

17.000

31.232

9.750

1.958

Fatturato membri federazione

6 mld €

9,1 mld €

4, 56 mld €

956 mln €

Fatturato totale nel settore

10 mld €

11,4 mld €

7,41 mld €

1,3 mld €

*Salario minimo legale

8.82 €/ora

non esiste

6.61€/ora

8,22 €/ora

*Salario minimo  nel settore

(contratto collettivo)

8.97 €/ora

9.08 €/ora (da 2010)

8.15 €/ora( ovest)

6.58 €/ora (est)

non esiste

11,3170€/ora

Inflazione

n.d.

0%

1,8%

-1,68%(giugno 2009)

Crescita economica

n.d.

- 6%

- 4.9%

negativa (2009)

Disoccupazione

n.d.

8,2%

7.3%

grave problema

Ritardo pagamenti

in incremento

35 gg

in incremento

73 gg (2006)

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