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Igiene e pulizia: una questione di salute pubblica

Igiene e pulizia: una questione di salute pubblica

26 ottobre 2010

(tratto da “GSA” n. 10, Ottobre 2010)

L’indagine civica di Cittadinanzattiva ha quest’anno riguardato un campione di 82 scuole appartenenti a 11 province di 8 regioni. I servizi igienici uno spaccato di inciviltà

 

Cittadinanzattiva da otto anni realizza, nell’ambito della Campagna Impararesicuri, una indagine civica su campioni di scuole di diverse aree geografiche per andarne a misurare il livello di sicurezza, qualità e comfort rispetto sia agli standard previsti dalle leggi che alle richieste e alle aspettative degli utenti, ovvero del personale docente e non, degli studenti e quindi, in ultima analisi, delle loro famiglie.

Un’intera sezione del monitoraggio è dedicata a verificare il livello di pulizia e di igiene degli ambienti scolastici. Negli anni, gli indicatori utilizzati per verificare questi aspetti si sono arricchiti oltre che modificati, anche grazie al confronto con aziende di settore e personale addetto ai servizi di pulizia.

L’indagine di quest’anno ha riguardato un campione di 82 scuole di ogni ordine e grado appartenenti a 11 province di 8 regioni. È stata condotta da monitori civici, cioè genitori, insegnanti, studenti che, previa formazione, hanno raccolto dati sui diversi ambiti riguardanti la salute e la sicurezza a partire dall’osservazione diretta ma anche intervistando il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione o il Dirigente scolastico.

Il quadro che ne emerge quest’anno è estremamente preoccupante nonostante gli sforzi e le risorse fin qui messe in campo: scuole malmesse, con distacchi di intonaco e infiltrazioni di acqua; certificazioni assenti in quasi la metà dei casi; edifici bisognosi di manutenzione; impianti elettrici non a norma ancora in quasi un terzo degli edifici scolastici, ecc.

Mettendo da parte gli aspetti strutturali delle scuole esaminate, molti sono gli indicatori che riguardano l’igiene e la pulizia. Per motivi di spazio ci limiteremo a descriverne solo alcuni di particolare rilievo e interesse, mentre per tutti gli altri si rimanda al testo integrale del Rapporto scaricabile dal sito www.cittadinanzattiva.it, nella sezione Scuola/Documenti.

Ci riferiamo in modo particolare alle condizioni dei servizi igienici, alla presenza della polvere nei diversi ambienti con particolare riferimento alle aule, al personale addetto, alla frequenza e agli orari di pulizia, all’uso di macchinari e di altre attrezzature, ai prodotti utilizzati e alla scheda di sicurezza.

 

I servizi igienici degli studenti: uno spaccato di inciviltà

Nel 10% dei bagni sono stati trovati attrezzi e prodotti per la pulizia incustoditi; nel 17% dei bagni, in tutti o in parte, sono state trovate tracce molto evidenti di sporcizia. Nel 6% delle scuole sono stati rinvenuti rifiuti fuori dai contenitori.

Nei wc risultano assenti gli scopini del 53% delle scuole; nel 35% non c’è carta igienica, nel 10% i sanitari sono danneggiati o non funzionanti. Nel 39% delle scuole non c’è il sapone né alcun tipo di asciugamano nel 68%.

Se a questo aggiungiamo la presenza di imbrattamenti e rifiuti non rimossi, non stupisce che nella poco edificante classifica degli ambienti più sporchi, i bagni compaiano al secondo posto.

È intollerabile pensare che nelle scuole italiane oggi la carta igienica venga razionata, che non ci si possa lavare le mani normalmente, che i presìdi igienici debbano far parte del corredo scolastico dell’alunno e, quindi, essere portati da casa ogni mese.

Abbiamo duramente contestato il taglio ai bilanci annuali di ciascuna scuola[1] a partire dal 2009 ad opera del Ministero dell’Istruzione che, andandosi ad aggiungere alla diminuzione di risorse a disposizione degli Enti locali e ad una esiguità di risorse delle scuole, ha aggravato una situazione già di per sé molto precaria. Oltre a ciò il taglio del 25% ai bilanci delle scuole ha avuto una ricaduta pesante sia in termini di riduzione degli appalti esterni per la gestione dei servizi di pulizia e quindi di riduzione del personale addetto sia in termini di abbassamento ulteriore del livello di pulizia e di igiene di tutti gli ambienti scolastici.

 

La polvere regna ovunque

Gli edifici scolastici, come si sa, vengono utilizzati molte ore al giorno. Oltre alle attività legate al tempo pieno o a quelle integrative si deve aggiungere che in molte scuole si effettuano attività pomeridiane e serali aperte a pubblici “esterni”. La presenza di polvere, tanta e ovunque, rappresenta un dato in crescita rispetto agli altri anni, soprattutto nelle aule, gli ambienti più frequentati da insegnanti e studenti.

Nel 2010, rispetto al 2009, non muta la classifica degli interni più polverosi ma, come detto, i valori si innalzano, e di molto: la presenza di polvere passa dal 23% al 38% (+15%) degli infissi; dal 13% al 27% degli arredi monitorati (+14%), e dal 6% al 16% dei pavimenti delle aule (+10%).

Quelli appena esposti sono dati che fanno riflettere, anche perché la polvere comporta un costo per la collettività in termini di allergie, forme asmatiche, ecc. A questo proposito va considerato che le malattie allergiche e l’asma infantile continuano ad occupare nel nostro Paese il terzo posto come causa di malattia cronica, mentre gli studenti che soffrono di malattie allergiche e/o respiratorie rappresentano il 20-25% della popolazione infantile.

 

Razionalizzazione delle mansioni del personale ATA e sicurezza/qualità dei prodotti

La frequenza con cui vengono puliti i diversi ambienti dipende sia dalla loro dimensione che dalle loro caratteristiche (tipo di pavimentazione, qualità dei rivestimenti, ecc.) ma è legata anche al fatto che i collaboratori scolastici svolgono, in moltissimi casi, anche mansioni aggiuntive rispetto a quella della pulizia.

Non deve quindi sorprendere se, ad esempio, la pulizia dei bagni risulti effettuata – dalle nostre rilevazioni – una volta al giorno nel 50% dei casi, quella delle aule una volta a giorno nel 91%, e che la pulizia del cortile venga praticata se va bene una volta al mese, se non addirittura solo una volta a trimestre o anche meno.

Ci sembra grave che non esistano parametri e criteri definiti sia rispetto ai tempi, alla frequenza e alle corrette procedure da utilizzare nello svolgimento delle mansioni di pulizia, sia rispetto alle altre funzioni. Ciascuno si regola come vuole o come può.

La figura “ATA” nelle scuole andrebbe rapidamente rivalutata e potenziata soprattutto in termini di investimenti formativi e riconoscimento del ruolo svolto. Infatti, numerose e importanti sono le funzioni ricoperte da queste figure professionali: la gestione della sicurezza interna all’edificio scolastico, l’emergenza e il primo soccorso, la prevenzione rispetto ai comportamenti violenti e vandalici nonché in tema di fumo o altre sostanze tossiche, l’assistenza agli studenti con disabilità, la vigilanza nell’accesso di esterni, oltre che la pulizia degli ambienti, in molti casi.

 

Prodotti

È risaputo che nelle operazioni di pulizia contano non soltanto il tempo e le energie umane dedicate ma anche gli strumenti ed i prodotti usati. Al riguardo, solo nel 58% delle scuole monitorate vengono utilizzati macchinari e attrezzature specifiche per effettuare pulizie.

In tema di acquisto dei prodotti, se da un lato si dichiara di privilegiare il rapporto qualità/prezzo (nel 75% circa dei casi) e di dare la preferenza a prodotti con la scheda di sicurezza (nell’82% dei casi), dall’altro si continuano ad utilizzare prodotti come la candeggina (77%), l’alcol (59%), l’ammoniaca (37%), l’acido muriatico (17%), estremamente pericolosi sia per chi li maneggia  (collaboratore scolastico o impresa di pulizia) e per chi entra in contatto con tali sostanze (utenti) sia per le modalità di custodia di tali prodotti.

In definitiva, questo VIII Rapporto dimostra ancora una volta quanto poco rilevante sia considerato il problema dell’igiene e della pulizia nelle scuole anche in termini di tutela della salute individuale e collettiva, e Cittadinanzattiva con la Campagna Impararesicuri intende contribuire ad aumentare la consapevolezza dell’importanza di tutelare il diritto alla salute, nonché a diffondere sussidi utili a questo scopo.

 

di Adriana Bizzarri

Responsabile Scuola di Cittadinanzattiva

 


[1] Circolare del MIUR n. 9537 del 14 dicembre 2009.

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