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Prevenire è meglio che curare

Prevenire è meglio che curare

5 ottobre 2008

(Tratto da “GSA Igiene Urbana” n.4, Ottobre-Dicembre 2008)



La gestione corretta dei rifiuti richiede un approccio integrato, che parta dalla riduzione della produzione e giunga sino allo smaltimento finale prevedendo il recupero di materia nella misura più ampia possibile e assegnando un ruolo secondario al recupero di energia e addirittura residuale allo smaltimento in discarica. Cosa si sta facendo per ridurre i rifiuti?


Questo giornale si occupa sin dalla nascita (marzo 1998) di rifiuti urbani e della loro gestione in un’ottica di eco-sostenibilità; molte pagine sono state dedicate alle attività di recupero e riciclaggio, grande attenzione è stata posta ovviamente alla raccolta differenziata, pilastro fondamentale di ogni programma volto a una gestione corretta, rispettosa dell’ambiente, sostenibile nel senso letterale della parola così come espresso nel Rapporto Bruntland oramai molti anni or sono.
L’Unione Europea tuttavia ha sempre indicato al primo posto nella gerarchia degli interventi la prevenzione, o in altre parole la riduzione nella produzione dei rifiuti, e questa indicazione è stata fatta propria dalla legislazione nazionale, prima con il Decreto Ronchi e, in tempi più recenti, dal Decreto Legislativo 152/2006.
Molto si è dibattuto in merito alla prevenzione, al ruolo che dovrebbero assumere l’industria, la grande distribuzione, la distribuzione organizzata, le istituzioni, i cittadini, e parecchie cose si stanno facendo, a partire dallo sviluppo dell’eco-design.
Oggi vorrei soffermarmi su un tema specifico, che coinvolge (o dovrebbe coinvolgere) tutti gli attori sopra elencati, tema che è stato sviluppato per prima ed in maniera decisa dalla Regione Piemonte, una delle regioni che potremmo ben definire “virtuose” in tema di eco-sostenibilità.

Il tema è quello della distribuzione dei detersivi alla spina.

È ben noto che, in un contesto di crescita costante della produzione di rifiuti nel nostro Paese, il tema degli imballaggi rappresenta uno dei punti di massima criticità, per il crescente apporto che gli stessi danno alla composizione del sacco dei rifiuti; vero è che il CONAI, Consorzio Nazionale Imballaggi, da oltre un decennio conduce una politica fortemente orientata alla intercettazione di quote crescenti di imballaggi da avviare al recupero di materia; ma è anche vero che i brillanti risultati sin qui realizzati dal Consorzio insieme ai consorzi di filiera non hanno potuto invertire la tendenza alla crescita della produzione cui accennavo più sopra.
Occorreva probabilmente un maggiore coinvolgimento, oltre che dei cittadini, anche della grande distribuzione, ed è ciò che ha avviato sin dal 2005 la Regione Piemonte con specifici progetti di riduzione della produzione dei rifiuti di imballaggio e dallo scorso anno con il progetto “Detersivi Self-Service”.
Il tema è evidentemente assai semplice: per ridurre la produzione di rifiuti da imballaggio, cosa c’è di meglio che vendere la merce “senza imballaggio”? Ed ecco dunque che, almeno per una certa gamma di prodotti, si manifesta la possibilità concreta di una vendita “alla spina”, così come si faceva un tempo, quando si andava ad acquistare il latte in latteria portandosi da casa il contenitore necessario a contenerlo. Oggi la latteria non esiste più, non c’è più la lattaia che con i suoi misurini metallici estraeva dal bidone il quantitativo richiesto e lo versava nella bottiglia del cliente: oggi buona parte del commercio al dettaglio avviene attraverso le grandi catene di distribuzione, e quindi il tema si doveva spostare necessariamente da un approccio fortemente personalizzato a qualcosa di più evoluto dal punto di vista tecnologico; dal tempo della lattaia ad oggi, è anche molto cambiato il modello di consumo, che ha prodotto il formidabile sviluppo del mercato dei detersivi per la casa, ed i relativi contenitori hanno visto uno sviluppo straordinario di un materiale allora inesistente, la plastica.
Dunque, con l’obiettivo di ridurre la produzione dei rifiuti derivanti dagli acquisti presso la grande distribuzione e di sensibilizzare i cittadini nella direzione della sostenibilità, la Regione Piemonte ha avviato questo progetto, presentandone i contenuti a tutte le catene commerciali presenti sul territorio ed ai produttori di detergenti, così che già nel 2006 tre catene avevano dato la propria adesione, assieme a due aziende produttrici; le catene commerciali sono poi salite a cinque nel 2007 e a otto quest’anno.
I risultati di questo progetto, ripresi dal sito della Regione e elaborati da Ecologos, sono in sintesi quelli sotto riportati:

RISULTATI

30/XI/06

31/XII/07

30/VII/08

Punti vendita

3*

15

23

Litri venduti

154.983

291.056

Flaconi riutilizzati

89.622

184.354

* avvio del progetto

TOTALE VENDITE E FLACONI RIUTILIZZATI

N° punti vendita

Litri venduti

Flaconi riutilizzati

%
riutilizzo flaconi

7 gennaio 2007

6

14.863

2.935

19.7

30 aprile 2007

7

55.442

21.771

39.2

31 agosto 2007

11

106.226

53.404

50.2

31 dicembre 2007

13

154.983

89.622

57.8

30 aprile 2008

18

228.377

141.574

62.0

30 luglio 2008

23

291.056

184.354

63.0

RIUTILIZZO DI 184.354 FLACONI
|
|
mancata produzione di rifiuti di imballaggio
|
11.1 t. di HDPE
6.2 t. di carbone
|
mancata produzione di nuovi imballaggi in HDPE e cartone
|
CO2 non emessa  30.9 tons
energia risparmiata  475.6 MWh
acqua risparmiata  46.32 milioni di litri


Dunque risultati di tutto rilievo, sia dal punto di vista della riduzione dei rifiuti all’origine sia dal punto di vista dei risparmi e delle minori emissioni in atmosfera. Risultati incoraggianti, che hanno indotto numerose altre realtà ad avviare iniziative simili a quella descritta.

A titolo esemplificativo, voglio qui ricordare la Provincia di Reggio Emilia, che ha promosso una sperimentazione volta a risparmiare ed a rispettare l’ambiente, sottoscrivendo un protocollo d’intesa che vede la fattiva collaborazione di innumerevoli partner, tra i quali Conai, l’Osservatorio Provinciale Rifiuti, le cooperative e così via.
Anche in questo caso stiamo parlando di vendite “alla spina” di detersivi per la casa: i prodotti messi in vendita attraverso pratici dispenser hanno un prezzo inferiore ai prodotti di marca, mediamente del 20-30%, e naturalmente vi è una riduzione della produzione di contenitori, quindi un minore ricorso alle materie prime, risparmi di energia e acqua, riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera.

art2_clip_image001Naturalmente la proliferazione di progetti per la vendita alla spina (che oramai stanno uscendo dalla fase sperimentale per divenire un vero e proprio fenomeno di mercato) inducono anche le aziende del settore a proporre nuovi prodotti, studiati in funzione di questa tipologia commerciale e anch’essi proiettati verso una filosofia di risparmio e di rispetto per l’ambiente, così venendo incontro ad aspettative di mercato in costante evoluzione: mi riferisco alla sempre maggiore attenzione che i consumatori prestano ai prodotti cosiddetti ecologici o biologici. I nuovi detergenti quindi vengono proposti al mercato con promesse di concentrazione e alta qualità che dovrebbero ottimizzare il rapporto prezzo/qualità, ma anche con la garanzia del rispetto delle normative ambientali, dell’utilizzo di tensioattivi di origine vegetale e così via.

Il tema della distribuzione eco-sostenibile dei detergenti ha attratto l’attenzione anche degli operatori di un comparto specifico, quello della detergenza professionale e industriale.

Parlo qui delle imprese di pulizia, le quali hanno evidentemente esigenze molto diverse da quelle del consumo domestico: se il prezzo rimane un elemento di chiara e primaria rilevanza, altre sono però le aspettative del mercato professionale, che vanno dai sistemi di diluizione dei prodotti chimici al controllo dei consumi nei cantieri, dalla riduzione e controllo del rischio chimico alla logistica (programmazione degli acquisti, trasporti, magazzino), dalla riduzione di tempi e costi relativi a bonifica e smaltimento delle taniche alla riduzione dell’impatto ambientale.

La risposta a queste aspettative, che non può andare disgiunta dalla componente prezzo, può tuttavia rappresentare indubbiamente un formidabile vantaggio competitivo. Ma una risposta articolata e soddisfacente richiede, da parte delle aziende del settore, investimenti in ricerca e sviluppo che oggi risultano di difficile implementazione, poiché l’eccessiva rilevanza della componente prezzo tende a ridurre la marginalità delle imprese e di conseguenza le possibilità di destinare risorse importanti alla ricerca. Qualcosa però si sta muovendo, proprio perché, come dicevo più sopra, anche nel settore professionale si sta ponendo attenzione alla eco-sostenibilità.

A titolo esemplificativo, vorrei qui riportare le principali linee guida e i punti di forza di un progetto elaborato da una azienda del settore, H&B Group, progetto al quale è stato dato il nome di Gynius.

Gynius promette di dare risposte un po’ a tutte le problematiche (e dunque le aspettative) sopra ricordate: un sistema di diluizione controllata gestito attraverso un Programmable Logic Controller, che garantisce le giuste concentrazioni; un sistema di controllo dei consumi gestito direttamente dal dispositivo di erogazione del prodotto, che effettua il caricamento, gestisce l’erogazione e consente una verifica dei consumi reali; la riduzione delle componenti di rischio, riducendo le possibilità di contatto grazie al rifornimento diretto dal rivenditore, con conseguente eliminazione dello stoccaggio, e con l’erogazione del prodotto pronto all’uso; un modello operativo che risponde alle necessità di una logistica efficace ed efficiente; infine, last but not least, un significativo miglioramento delle performance ambientali, così sintetizzabili:

  1. riduzione consumi energia elettrica       916 Kwh
  2. riduzione emissioni CO2 nell’aria          84.018 gr
  3. H2O non utilizzata                                  149.853 lt
  4. Imballi di cartone non utilizzati               7.7 kg
  5. Flaconi e taniche non utilizzati               40.12 kg

(fonte: Ecologos; dati riferiti a una ricarica di 5 taniche da 25 lt. di prodotto concentrato, di cui 3 pronto all’uso e 2 da diluire)

Ovviamente non sta a me valutare, tra le tante performance del progetto Gynius, quelle che hanno prevalente valenza di tipo commerciale: non che non ne riconosca l’assoluta rilevanza, ma questo giornale si occupa per lo più di ambiente, e quindi è soprattutto quest’ultima tabella che ha attratto l’attenzione e che ci riporta al progetto della Regione Piemonte, o a quello della provincia di Reggio Emilia, o ai tanti altri che stanno proliferando un po’ ovunque nel nostro Paese. Se l’industria potrà dedicare sempre maggiori risorse alla ricerca nella direzione della salvaguardia ambientale, se regioni province comuni e aziende pubbliche ambientali proseguiranno nello sforzo congiunto con enti, associazioni, aziende della distribuzione e quant’altro sulla strada di sempre nuove iniziative tese alla minimizzazione dei rifiuti, ebbene è del tutto evidente che si potrà dare un significativo contributo alla salvaguardia del nostro pianeta.

Fortunato Gallico

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