Bioshopper nella bufera: ma quanto ci costano?

09 gennaio 2018 - igiene urbana

Bioshopper nella bufera: ma quanto ci costano?

Da diversi giorni sembra che non si parli d’altro: per quanto le polemiche fossero già nell’aria, si può tranquillamente affermare che sulla questione dei sacchetti di plastica per l’ortofrutta le reazioni siano andata addirittura ben oltre le previsioni.

Un passaggio del “decreto mezzogiorno”
La bufera è scoppiata all’indomani dell’approvazione del cd “decreto Mezzogiorno”, che all’articolo 9-bis recepisce la direttiva europea 2015/720 riguardante, appunto, gli shopper biodegradabili (cfr. Art. 9 -bis . – Disposizioni di attuazione della direttiva (UE) 2015/720 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2015, che modifica la direttiva 94/62/ CE per quanto riguarda la riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero. Procedura d’infrazione n. 2017/0127). Il risultato pratico è che dal 1° gennaio scorso è divenuto obbligatorio l’uso di sacchetti biodegradabili anche per l’acquisto di frutta e verdura in GDO (già dal 2012, come sappiamo, gli shopper per la spesa devono essere bio), senza peraltro alcuna differenza fra sacchetti con o senza manico. Tutti i sacchetti, infatti, dovranno essere biodegradabili e compostabili, rispettando lo standard internazionale Uni En 13432. Per questa ragione, fra l’altro, avranno bisogno di una certificazione rilasciata da enti accreditati. In pratica, tali contenitori devono necessariamente: essere realizzati con un contenuto di materia prima rinnovabile di almeno il 40% (che, progressivamente, diventerà il 50% dal 2020 e si innalzerà al 60% nel 2021) determinato in base allo standard Uni Cen/Ts; disporre dell’idoneità per uso alimentare; essere cedute esclusivamente a pagamento.

Le prime stime sui costi
E proprio questo il punto che fa più discutere: le prime stime, da poco rilanciate da Adnkronos sulla base di un recentissimo studio dell’Osservatorio Assobioplastiche, parlano di una spesa annua per famiglia tra i 4,17 euro e i 12,51, considerando un costo minimo di 0,01 euro e uno massimo di 0,03 per busta. L’Osservatorio stima anche che il consumo di sacchi ortofrutta e sacchi per secondo imballo di carne, pesce, gastronomia e panetteria si aggiri complessivamente tra i 9 e i 10 miliardi di unità, per un consumo medio di ogni cittadino di 150 sacchi l’anno. Ipotizzando che il consumo rimanga su queste cifre, al momento, e con i prezzi appena rilevati, la spesa massima annuale si attesterebbe sui 4,5 euro l’anno per consumatore. Secondo i dati dell’analisi GFK-Eurisko presentati a Marca 2017 le famiglie italiane effettuano in media 139 spese anno nella Gdo. Ipotizzando che ogni spesa comporti l’utilizzo di tre sacchetti per frutta e verdura, il consumo annuo per famiglia dovrebbe attestarsi a 417 sacchetti per un costo compreso tra i 4,17 e i 12,51 euro (considerando un minimo rilevato di 0,01 euro e un massimo di 0,03 euro)”.

Le sanzioni: fino a 100mila euro
La nuova norma, fra l’altro, conferma quanto era già stato previsto dalla 28/2012 sui sacchetti monouso per la spesa: i soli shopper a rimanere legalmente commercializzabili sono quelli monouso biodegradabili e compostabili certificati Uni 13432, o in alternativa quelli riutilizzabili con percentuali minime di plastica riciclata e spessori ricompresi tra 60 e 200 micron. Rimane invariato il sistema sanzionatorio vigente, che prevede multe anche molto salate. Le cifre vanno infatti da 2.500 a 100mila euro nel caso la violazione del divieto riguardi ingenti quantitativi di borse di plastica oppure il valore delle buste fuori legge superi un decimo del fatturato del trasgressore. Sarà considerato un tentativo di elusione della legge anche il malcostume (peraltro appunto illegale) di apporre sui sacchetti diciture come “sacchetti ad uso interno” o simili.

 

 

 

 

 

Link Regolamento

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2017/08/12/188/sg/pdf

 

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