hotel & catering
Nuovi paesaggi per gli ospiti
4 febbraio 2009
(tratto da: “GSA” n.10, Ottobre 2009)
Quando una struttura alberghiera non ha la fortuna di trovarsi in un sito ricco di fascino, il posto si può inventare. Come creare un giardino accogliente, cominciando da zero, o quasi.
Non è certo l’Italia il Paese che possa soffrire la carenza di risorse naturali, artistiche, paesaggistiche o storiche da offrire ai propri visitatori. Eppure, le condizioni di decentramento dell’ospitalità sono così cambiate che le nuove logiche privilegiano posizioni in funzione dei sistemi di trasporto e della presenza di strutture attrattive, come fiere, centri congresso, e altri punti satellite della costellazione urbana.
Questo articolo tratta degli spazi esterni delle strutture alberghiere ed è la seconda parte di un tema cominciato nel numero scorso (GSA novembre 2008). La suddivisione in due parti evidenzia la profonda differenza fra gli interventi effettuati ex novo e la ristrutturazione di una struttura esistente.
Partire da zero significa fare delle previsioni. Di uso, di funzioni, di richieste, di problemi, e mille altre voci più o meno prevedibili. Esistono molte trattazioni che espongono i metodi e i risultati di progettazioni delle strutture nella loro componente costruita: stanze, sale, gestione dei servizi e così via. Quando si arriva a trattare delle parti esterne, subentra una specie di blocco. Le esperienze si fanno confuse, le indicazioni sono troppo generiche, i casi sono poco confrontabili. Neppure io tenterò di dettare delle regole e delle indicazioni di carattere universale. Quando si tratta di giardino e di paesaggio non c’è errore peggiore di utilizzare la generalizzazione come metodo di lavoro.
Le note che seguono sono quindi delle osservazioni che possono fornire un primo orientamento su un tema vasto, ma che nasconde sempre una soluzione adeguata.
Un nuovo albergo
In una nuova struttura è difficile prevedere esattamente tutte le dinamiche che si creeranno. Però si possono impostare le principali e lasciare delle zone, e degli elementi che consentono la massima elasticità. Nessuna rigidità giova alla struttura. Rigidità per esempio è non avere sufficienti punti di presa per acqua, corrente, diffusione sonora, ecc. Ma significa anche non avere a disposizione spazi di manovra, aree cuscinetto che possono cambiare funzione a secondo della necessità del momento.
Un errore che sovente si riscontra è quello di non avere previsto dei percorsi alternativi, che danno la possibilità di disegnare lo spazio in modo diversificato.
Quando si imposta una struttura alberghiera, generalmente si hanno tanti e tali problemi per metterla a regime che ai giardini si pensa poco e in modo superficiale. In questo modo si perdono delle grandi occasioni.
Evidente vantaggio (ovvero: risorsa in bella vista)
L’albergo contemporaneo è un prodotto sofisticato dell’industria turistica, che si propone di soddisfare i bisogni di ospiti ben definiti: dalla permanenza del cliente di passaggio alla vacanza-benessere della famiglia.
In questa complessa macchina tecnologica che garantisce qualità e quantità di servizi ad una clientela sempre più esigente e diversificata, deve trovare posto anche la redditività di ogni componente. Il giardino non è esente da questa logica.
Anche il giardino di un albergo deve essere concepito come un prodotto avanzato: deve richiedere una manutenzione che impieghi il minor consumo energetico e la massima efficienza funzionale. Deve essere il punto in più, il pregio evidente, che tutti possono vedere ancora prima di entrare.
Infine deve essere inteso come una vera risorsa economica.
Il giardino è il prodotto di un progetto e non di eventi fortuiti. I fattori che intervengono non sono solo quelli della tecnica di costruzione o ristrutturazione, gestione e manutenzione. C’è anche un rapporto da capire fra il dentro e il fuori, fra la struttura e il contesto.
Gestire il giardino in massima sicurezza
In una struttura utilizzata per 24 ore al giorno e 7 giorni la settimana, anche tagliare l’erba senza arrecare disturbo può essere un problema. La capacità di un giardino di essere mantenuto correttamente deve essere dimostrata nel progetto. Per consentire ai giardinieri di svolgere un lavoro più veloce possibile, impiegando le macchine meno rumorose e meno ingombranti bisogna affidarsi a buone scelte progettuali. Addossare l’intera responsabilità all’abilità del giardiniere non è corretto. Questi è solo l’anello terminale che si ritrova spesso senza alternative a gestire una situazione complicata, che non è stata considerata al momento giusto.
Inoltre, l’utilizzo dei mezzi di manutenzione deve tenere conto dei fastidi recati agli ospiti. Alcune zone più sensibili possono essere risolte con vegetazione diversa, pavimentazioni, oppure semplicemente con superfici molto veloci da tagliare. Un esempio. Ci sono molti modi di tagliare un prato, ci sono molti tipi di prato. Ogni forma che ha il prato impone un diverso impegno manutentivo. A volte piccoli fazzoletti dalle forme complicate non danno il risalto sperato e obbligano il giardiniere a lunghe evoluzioni al fastidioso suono del tagliaerba o del decespugliatore. Soprattutto in certe ore della giornata.
Di giorno si vede quello che c’è. Di sera, quello che si illumina.
La parte esterna dell’albergo vive per almeno 16 ore al giorno, a volte anche di più. Per una struttura di ospitalità le ore serali sono le più redditizie perché sono dedicate agli ospiti che rimangono a pernottare piuttosto che ai frettolosi frequentatori diurni di manifestazioni ed eventi.
Un buon impianto di luci allunga il tempo dello stare all’aperto e propone uno scenario che è in grado di competere con altre risorse che non sono disponibili. È banale dirlo, ma di sera è meglio stare in un bel giardino illuminato che davanti alle Dolomiti al buio. Questo significa che puntando su un buon impianto luci si possono recuperare molti punti persi di giorno.
E’ necessario intendersi su cosa significa un buon impianto. Per primo devono essere rispettate le norme di sicurezza e quelle sull’inquinamento luminoso. Poi devono essere scelti i corpi illuminanti e le lampade più adatte al materiale da illuminare e all’effetto da ottenere. Il lighting designer cercherà i dettagli più interessanti da porre in risalto e quelli che si lasciano illuminare meglio. Per esempio, non tutte le piante hanno la stessa vocazione a lasciarsi accarezzare dalla luce per rinascere con nuovi colori e nuove ombre. Lo spessore della lamina fogliare, il colore e la dimensione, la densità del fogliame, sono tra i valori da prendere in esame prima di definire la posizione, la tipologia e i valori di illuminamento di un corpo illuminante.
Un giardino da girare a piedi
Analizzando singolarmente gli elementi del giardino di un hotel si riconosce quanto siano speciali. I percorsi per esempio, rappresentano un grande problema di distribuzione e di sicurezza. Sono predisposti per persone che hanno poca esperienza del luogo e al tempo stesso devono reggere carichi molto variabili di persone sia per numero che per tipologia. Da chi passeggia solo, alla folla che si sposta, dall’ospite in ciabatte che va in piscina alla hostess coi tacchi a spillo.
Le aree esterne di una struttura ricettiva hanno due componenti molto marcate: l’uso da parte degli ospiti e la funzionalità dei servizi. Due cose completamente diverse, svolte con tempi, modi e persone diverse. Però nello stesso luogo. Questa sovrapposizione può dare luogo a conflitti o a disfunzioni anche gravi del sistema, come per esempio allestire un servizio catering mentre è in atto un concerto all’aperto o mentre la gente sta utilizzando la piscina. Ma i conflitti possono essere anche più banali, come risolvere l’accesso al parcheggio senza interferire con il flusso pedonale.
Problemi di questo tipo non si risolvono in ambito di progetto di giardino ma nell’impostazione del progetto architettonico. Il complesso delle aree e delle funzioni deve quindi essere concepito unitariamente e non per fasi separate, come troppo spesso succede: prima si pensa alla struttura, poi si pensa al giardino. Un errore che costa caro e che spesso impone pesanti sacrifici o costosi ritocchi in corso d’opera.
Parcheggiare senza sprecare spazio
Alcuni alberghi hanno pochissimo spazio all’aperto e lo dedicano interamente al parcheggio, rinunciando completamente ad ogni altra funzione.
A volte questa rinuncia è troppo frettolosa. Il parcheggio non è spazio da sacrificare ad una funzione di servizio, scomoda ma inevitabile. La soluzione dell’area destinata alla sosta e alla manovra delle auto può essere interpretata come una ulteriore possibilità di caratterizzare il posto. Lavorando sul tipo di pavimentazione e sul suo disegno, sulla copertura, sul mascheramento laterale, si può interpretare un tema diverso da: “che brutto: nascondiamo!”.
La soluzione non è un segreto, basta pensare a quali sono i motivi per cui non ci piace un’area parcheggio e risolverli. Per esempio la ripetitività, la monotonia, la presenza compatta delle auto, la suddivisione geometrica e monofunzionale degli stalli, che ci mostra un parcheggio brutto anche quando non ci sono le auto.
Il criterio di progettazione del parcheggio deve essere quello di considerarlo una parte del giardino dove possono starci anche le auto, ma se dovesse servire potremmo trasformarla in area per l’accoglienza, per il gioco, per un banchetto all’aperto, oppure girarci la scena di un film. Questo non sarebbe più uno spazio perso.
Il carattere della vegetazione
Un albergo prestigioso ha bisogno di carattere. Senza strafare e con un occhio molto attento alla manutenzione, le piante ed i fiori possono dare un contributo determinante.
La scelta della vegetazione non è un fatto puramente estetico. E’ una fase delicata del progetto perché può compromettere l’aspetto generale dell’intervento. Ci sono piante e fiori che non giovano alla riuscita di un lavoro. A volte possono addirittura essere controproducenti. Eccesso di colore, accostamenti infelici, scelta di piante che per qualcuno hanno una simbologia negativa: è facile incappare in qualche scivolone quando la clientela è molto eterogenea per cultura, estrazione, provenienza. Per queste ragioni è necessario valutare una serie di parametri molto più complessi del solito. E’ una questione agronomica certamente, ma non solo. Le piante devono aiutare a costruire il carattere dell’albergo in coerenza con lo spirito del posto. Alcune località turistiche sono rinomate per il clima, per la tranquillità, per i colori, per il contesto storico e culturale, per le presenze artistiche. L’uso della vegetazione può confermare o smentire queste attitudini. Per esempio, una vegetazione eccessiva, per quantità e qualità, risulta difficile da apprezzare. Gruppi di vegetazione disordinati causano un senso di caos e contrastano con l’aspetto rilassante che il sito vorrebbe trasmettere. Una regola basilare dell’arte dei giardini pretende che i soggetti (naturali e manufatti) siano calibrati in modo che possano essere gustati senza fretta. Un esemplare isolato, posto nel giusto risalto, vale molto più di un gruppo di soggetti di pregio, ma ammassati e confusi.
Già non è facile definire il carattere che si vorrebbe dare ad un sito, ma più difficile ancora è tradurlo in vegetazione.
I valori simbolici della vegetazione impediscono di usare le piante con la stessa leggerezza con cui vengono piantate nei giardini privati. Un esempio sono le piante molto vecchie, che ormai fanno purtroppo parte di un modo errato di intendere un giardino. Per creare effetti particolari che lasciano un ricordo durevole nei visitatori occorre evitare banalizzazioni e spese inutili. Chi rimane colpito ormai da un ulivo di trecento anni quando lo troviamo ormai in tutte le rotonde stradali e in ogni villetta a schiera? Le scelte devono essere praticate con oculatezza e badando ad evitare le mode, che col tempo lasciano nel giardino un senso di inadeguatezza.
Chiudere o aprire?
Un elemento determinante per la percezione dell’albergo è la siepe esterna del giardino. Questa presenta a volte caratteri contraddittori. Da una parte deve rispondere a requisiti di privacy, e dall’altra deve sapere accogliere gli ospiti con una presentazione solare ed allegra. La recinzione e la siepe diventano allora motivi fondamentali per interpretare questi aspetti apparentemente inconciliabili. Si dovrà lavorare sulle forme e sulle dimensioni, in modo da consentire una schermatura efficace, mentre il disegno e la sagoma potranno esprimere con silouette, colori e materiali diversi, la voglia di costruire uno spazio accogliente. La tipica siepe squadrata, lascerà il posto ad un elemento più vario, (disegnato o naturale) che sottolineerà gli ingressi, le visuali, la presenza dell’edificio, creerà l’ambientazione giusta per l’insegna, nascondendo tutto il resto.
Non giocare con le frecce
Il giardino, come l’architettura in generale dovrebbe parlare da solo, senza bisogno di aiuti esterni. Entrare in un hotel e non trovare subito la reception, il ristorante, o la grande sala dei convegni, non è solo questione di segnaletica, ma di utilizzo corretto di alcuni codici dell’architettura. Per esempio se la piscina sarà collegata con un ponte in legno, potrà anche essere nascosta dalla vista, ma la presenza si percepirà da lontano. Il tennis si raggiungerà seguendo una pavimentazione a passi persi e la sala convegni con un magnifico tappeto. Questo non esclude l’uso di indicazioni più esplicite, ma potranno essere più discrete. La segnaletica è la testimonianza più evidente che non c’è familiarità col posto. A casa nostra non metteremmo i cartelli neppure se ospitassimo frequentemente amici o parenti.
I giardini dell’Hotel Cipriani a Venezia
L’Hotel Cipriani sorge dove un tempo c’era un antico giardino, dietro a Palazzo Nani. I giardini sono da sempre una grande risorsa di Venezia perché oltre ai fiori e alle piante ornamentali lasciano lo spazio alla coltivazione degli ortaggi. Anche qui si trovano gli “orti salsi”, che producono per l’albergo. L’immancabile leggenda narra che Casanova frequentasse questa zona, lasciando il proprio nome ai filari.
Il celebre paesaggista Pietro Porcinai (1910-1986), restaurò i giardini storici dell’hotel, che presentano due facce: una per chi approda dal mare una per chi viene da terra. La parte più prestigiosa del giardino si estende tra l’Hotel e Palazzo Vendramin davanti alla laguna che guarda l’Isola di S. Maria della Grazie. Anche Porcinai ha dovuto misurarsi con l’introduzione di dotazioni moderne. Compito che ha svolto con abilità nel 1983, anche se il progetto non fu realizzato per intero. Una curatissima vigna, dalla quale si produce il vino rosso “Casanova Salso”, noto per il caratteristico retrogusto salato. Il giardino fa parte del circuito dei Grandi Giardini Italiani ed è visitabile.
Albergo: una occasione di recupero
Nel settore turistico si concentrano grandi potenzialità per il recupero degli elementi del paesaggio. Lo si verifica spesso con il recupero di strutture edilizie importanti per la storia, per l’arte e per l’architettura. Anche giardini storici sono stati recuperati grazie all’intervento conservativo di strutture alberghiere. Molte ville sul lago di Como, sul Lago Maggiore, sulla Riviera del Brenta, nelle grandi città storiche, hanno avuto una nuova vita grazie ad interventi con queste finalità.
E’ interessante notare come la dotazione di un giardino possa risultare più apprezzata della stessa villa signorile, in quanto il giardino può essere goduto per intero da tutti gli ospiti, mentre della villa colgono solo alcune parti (camera, sala da pranzo, salone dei ricevimenti).
Nuove funzioni
Alcune strutture alberghiere non hanno il vantaggio di contare direttamente su risorse paesaggistiche: in questo caso il giardino può venire in soccorso, creando ciò che il sito e la natura non sono più in grado di fornire. In questo caso il giardino può diventare il vero vantaggio di un albergo.
I due esempi che seguono mostrano strutture ricettive realizzate dalla trasformazione funzionale di edifici esistenti, ma con destinazione diversa.
Il primo, è il Gran Visconti Palace. Posto ai margini del centro di Milano, è ricavato dal volume edilizio di un ex molino che ora avvolge un ampio giardino. Uno spazio interno, chiuso dal retro di case senza pretese, nate voltando le spalle ad un’area che fu industriale. Lo spazio in una città è una grande risorsa, quindi va sfruttato in pieno. Ovvero va sfruttato più volte, come questo. Sotto parcheggio, sopra giardino, fontana, griglia di aerazione, ristorante all’aperto, area espositiva, accesso mezzi di servizio per il carico scarico, sosta breve per pullman. Mi sembra possa bastare.
Il disegno del giardino sposa le esigenze funzionali con un’impronta classica e formale. Concentra nei bordi le parti più decorate per lasciare al centro un ampio prato incorniciato dalla pavimentazione in pietra.
Il risultato è un nuovo paesaggio di 5000 m², in grado di ospitare molteplici funzioni. Una cortina di querce piramidali circonda il verde e minimizza la presenza degli edifici circostanti.
In Umbria, un nuovo paesaggio per gli ospiti.
Un esempio di come si possono valorizzare le risorse paesaggistiche viene da questa proposta in corso di realizzazione in Umbria.
Una tenuta di due ettari cambia destinazione. Da residenza privata con giardino all’italiana e campi coltivati, a Residence con dotazioni sportive. Mentre l’edificio non cambia sostanzialmente aspetto, l’area esterna rischia di essere stravolta dalle nuove esigenze.
Quello che preoccupa il paesaggista è di non riuscire a fondere i caratteri preziosi di un paesaggio antico con funzioni moderne e poco flessibili, come il parcheggio, il percorso di accesso dei mezzi di servizio, il campo da tennis, la piscina, i box interrati. Dalla sua ha però una vasta area che permette di scegliere,fra varie alternative, il criterio migliore per risolvere i problemi.
Come sempre si parte dalle risorse esistenti e questa area ne presenta parecchie: l’impronta di un vecchio giardino formale, una buona apertura panoramica, un ruscello, un boschetto di querce, una radicata tradizione agricola. Proprio partendo da questa, si cerca di mantenere nell’intera proprietà un carattere rurale che consentirà di mantenere un giardino di due ettari a costi agricoli.
Gli elementi utilizzati per risolvere le richieste sono presi in prestito dalla tradizione e dal paesaggio circostante, con una modesta aggiunta di un tocco di sobria eleganza. Il risultato è una piccola sintesi di elementi comuni, colti da un paesaggio apprezzato e ricercato.
Le parti vicine all’edificio mantengono il carattere curato del giardino all’italiana, e mano a mano ci si allontana, si ritrovano i campi, i filari, i sentieri, i boschetti, i prati, così come potremmo trovarli facendo una passeggiata nei dintorni. La maggiore cura dei dettagli riguarda anche l’irrigazione, l’illuminazione e il sistema di smaltimento delle acque meteoriche.
La piscina è addossata ad una parete di roccia, che ne restituisce un’immagine rustica e di grande fascino, mentre il campo da tennis ed i parcheggi sono collocati in posizioni più defilate e disegnati con profili irregolari, che ne dissimulano la funzione.
Non un giardino, non un parco, non campagna, ma paesaggio in sintesi. Nuovo ma non artificiale o estraneo al contesto. Un luogo di ristoro, di meditazione, di relax.
Spazi da cambiare
L’esperienza insegna di non avere mai la presunzione di controllare perfettamente la situazione. Il progetto è una fase determinante: se una cosa non funziona sulla carta, non potrà mai funzionare nella condizione reale. Ma purtroppo non è vero neppure l’esatto contrario: se una cosa funziona sulla carta non è detto debba funzionare al vero. I tempi e le mode (anche in giardino ce ne sono e come!) condizionano pesantemente la vita futura della struttura.
Alcune condizioni aiutano ad avere degli spazi multifunzionali, senza darlo troppo a vedere. Per esempio, le forme regolari aiutano ad apportare future modifiche, mentre spazi di dimensioni diverse aiutano a trovare la giusta collocazione per ogni funzione, anche quelle non ancora previste. Pavimentazioni di buona resa estetica non condizionano le aree ad essere relegate a funzioni marginali, l’accessibilità carraia ed una facile connessione con la struttura prevengono eventuali problemi logistici. Ma anche lo studio dell’ambientazione, le predisposizioni impiantistiche e le dotazioni tecnologiche semplificano la variazione di funzione.
Un altro consiglio è che un piano si usa sempre. In giardino i piccoli dislivelli non si vedono ma si sentono: un piano disposto con una pendenza del 3% è poco evidente, ma se dovessimo disporci un tavolo o una sedia , il posto risulterebbe impraticabile. Per giocare con gli spazi bisogna portare tutto in piano, che all’esterno corrisponde ad una pendenza compresa fra l .0 e 1.5%.
Inventare un posto senza dimenticarsi della storia del luogo.
La gente viene da lontano e ha negli occhi autostrade uguali, autogrill uguali, svincoli, caselli, cartelli, catene di negozi, tutto uguale. L’uniformità giova quando bisogna fornire un servizio di informazione o di orientamento. Per gustare qualcosa bisogna spingersi al dettaglio. Nella tradizione del luogo ci sono sempre le risposte che cerchiamo in questo argomento. il lavoro del paesaggista è proprio quello di valorizzare i caratteri, esaltandone i vantaggio e minimizzandone gli eventuali difetti. Un esempio sono le piccole opere in pietra.
La pietra è un materiale che è storicamente considerato un lusso, perché costoso da estrarre e lavorare, ma soprattutto da trasportare. L’incidenza del costo di trasporto limitava l’uso estensivo della pietra e ne favoriva l’uso locale, con pochissime variabili utilizzate per gli elementi molto pregiati. Ora che i costi di trasporto sono molto più accessibili, la scelta della pietra non è più così vincolata dalla località di estrazione. Anzi, capita spesso che la più vicina non sia la più economica. Questa condizione ha stravolto molti paesi, regalandoci un campionario di materiali che confonde la vista e la storia. Riprendere il filo del discorso, andare a fondo nella ricerca, aiuta a volte delle scelte più interessanti. Dal punto di vista storico e artistico e scenografico. Ma anche affettivo.
Paolo Villa
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