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La moquette: bella e…difficile

La moquette: bella e…difficile

17 febbraio 2008

In albergo è garanzia di comfort e di eleganza. La moquette è però anche tra le superfici più a rischio di sporcarsi e meno semplici da pulire bene. Per questo prendere con leggerezza la pulizia delle moquette è un errore di cui non si tarda a pagare le conseguenze. In termini di immagine, certo. Ma anche di portafoglio: non pulire bene oggi significa dover sostituire domani. Ecco alcune indicazioni pratiche.


Tra i rivestimenti pavimentali più diffusi in ambito alberghiero è senz’altro da annoverare la moquette, nelle sue numerose varianti. Piacevole ed esteticamente sempre accattivante, la moquette garantisce al contempo eleganza, comfort e calore, quest’ultimo in senso fisico e metaforico. Chi di noi, in albergo, non l’ha almeno una volta benedetta quando, uscendo dal bagno a piedi nudi, è stato accolto dalla tiepida morbidezza del soffice manto tessile? E cosa può sostituire, in termini di eleganza e signorilità, una bella moquette ben tenuta?

L’altra faccia della moquette

Come ogni buona cosa, tuttavia, anche la moquette può mostrare ben presto il suo lato negativo. Proprio in virtù della sua particolare conformazione, infatti, essa può divenire ricettacolo per ogni tipo di sporcizia, e costituisce per tale ragione una delle superfici più a rischio. A farne fede è l’impressione di sporco e cattiva manutenzione che suscita in tutti noi l’immagine di una moquette mal tenuta, ingiallita per il tempo e la polvere e magari pezzata da macchie di vecchia data mai totalmente rimosse.

Bella da vedere e da vivere, quindi, ma anche facile da sporcare e problematica per chi deve occuparsi della sua pulizia: questo identikit vale per ogni tipo di moquette. E non sono pochi.

Com’è fatta: chi la pulisce deve saperlo!

Affrontare il problema moquette significa entrare in un universo variegato, in cui districarsi e fare chiarezza non è sempre affar semplice. Gli operatori che si trovano a dover eseguire la pulizia di una moquette non possono non possedere alcune conoscenze di base relative a queste difficili superfici.

In estrema sintesi e senza entrare eccessivamente nel dettaglio, chi deve pulire una moquette deve in primo luogo conoscerne, almeno a grandi linee, la costituzione.

La base, o supporto

Le moquette sono costituite essenzialmente da due parti: una base o supporto, vale a dire l’armatura del rivestimento entro la quale si innesta la parte superficiale. Questo supporto può essere in fibre naturali o sintetiche, disposte a trama o a ordito. Tra i materiali più comuni per i supporti di moquette si annoverano la juta, la combinazione juta-pvc, la juta spalmata, la fibra sintetica, la schiuma di gomma sintetica o naturale.

Il velour

Sul supporto è fissato il cosiddetto “velour”, vale a dire la parte superficiale, che a seconda della lavorazione può presentarsi in maniere diverse: velluto, shag o velluto corto, velluto riccio, ondulato (con altezza del pelo diversa da zona a zona), feltro agugliato, fioccato, agugliato verticale. I velour si distinguono, quanto al materiale con cui sono costituiti, in velour naturali e artificiali: tra i naturali occorre distinguere inoltre tra velour a fibre di origine animale, come ad esempio la lana, e vegetale, come cotone, cocco, sisal (fibra ottenuta da foglie di agave). Gli artificiali possono essere in poliammide, acetato, nylon o polipropilene.

E questo è solo l’inizio. Un altro aspetto importante da considerare è quello relativo al trattamento della moquette in relazione alle fibre con cui è costituita. Le fibre naturali, sia animali sia vegetali, sono dotate nella quasi totalità dei casi di un supporto in juta che, se eccessivamente bagnato, può restringersi o rilasciare il colore.

La lana: bella e delicata

Tra le fibre animali spicca la lana, ma come capire se una moquette è veramente di lana? Esiste un metodo infallibile e di semplicissima applicazione: basta staccare e bruciare qualche fibra, che nel caso fosse di lana emetterà il caratteristico odore di piuma bruciata. A prova eseguita e andata in porto, occorrerà considerare che la lana è un materiale piuttosto delicato al lavaggio: le moquette in lana, molto belle, naturali e comodissime, temono però le temperature superiori a 40°, oltre le quali diventa concreto il rischio di infeltrimento; temono i detergenti alcalini, l’ammoniaca e la candeggina che ne alterano o modificano il colore; mediocre è la loro resistenza all’azione meccanica, il che le rende pulibili solo con spazzole idonee; si lavano con prodotti delicati e per la smacchiatura è consigliato il sistema di shampoonatura a secco.

Le fibre vegetali: dal cotone al cocco

Cotone, cocco e sisal sono fibre vegetali. Alla “prova del fuoco”, che consiste come detto nel bruciare qualche fibra e sentirne l’odore, quest’ultimo sarà molto simile a quello della carta bruciata. Tra le caratteristiche più apprezzate è da ricordare la resistenza all’usura, che ne allunga la vita e le buone condizioni. Discreta è anche la resistenza all’azione meccanica, anche se possono restringersi e sbiadire se sottoposte a trattamenti di lavaggio inadeguati. Ancora una volta, è preferibile lavarle con shampoonatura a secco, anche se nel concreto questo non è l’unico metodo impiegato.

Le fibre sintetiche

L’odore acre e pungente delle fibre, se bruciate, caratterizza le moquette in fibra artificiale, che tra le qualità positive che ne determinano la scelta hanno l’ottima resistenza all’usura e l’insensibilità all’acqua ad alte temperature. V’è da dire però che tali fibre, proprio per la loro natura sintetica, tendono ad accumulare l’elettricità statica e sono molto sensibili ai coloranti in soluzione alcolica, come pennarelli e inchiostri. Le macchie così prodotte diventano indelebili nel giro di un paio d’ore. Per ciò che riguarda la pulizia, tali superfici risultano essere poco sensibili agli acidi e alle basi deboli e si possono lavare senza problemi indifferentemente con il metodo a iniezione/estrazione e con la shampoonatura a secco o a umido.

Il lavaggio: per ogni metodo, i giusti strumenti

Shampoonatura- Tra i metodi di pulizia più utilizzati per le moquette, la shampoonatura ad umido occupa senz’altro un posto di rilievo. Essa infatti permette, se effettuata con i giusti strumenti, di coordinare, ottimizzandoli, tutti e quattro i parametri determinanti nelle operazioni di pulizia: temperatura, tempo di contatto, azione chimica e azione meccanica. La shampoonatura a umido si basa sull’azione chimica della schiuma, generata all’interno di un’apposito generatore e stesa sulla moquette con una spazzola shampoonatrice, a rullo, che ruota nel senso della moquette e quindi non ne compromette l’orientamento del pelo. Importante è quindi il fattore meccanico dato dall’azione di spazzolamento esercitata dalla spazzola. Il lavaggio, previa aspirazione, avviene anche con una monospazzola munita di serbatoio. Questo sistema prevede un lungo tempo di asciugatura della superficie, quantificabile in almeno otto ore.

Per non bagnare eccessivamente la moquette, riducendo quindi il tempo di asciugatura, c’è la cosiddetta shampoonatura a secco, da effettuare, sempre previa aspirazione, con monospazzola equipaggiata con compressore e spazzola. In questo sistema la pulizia è effettuata con la cosiddetta “schiuma secca”.

Iniezione-estrazione- Tra gli altri sistemi, è da ricordare quello a iniezione-estrazione. Si effettua con un atomizzatore e un detergente per moquette, con l’impiego eventuale di un antischiuma. Dopo aver proceduto all’aspirazione, si distribuisce la soluzione detergente con l’atomizzatore insistendo nei punti più sporchi e macchiati. Quindi si lascia agire per 5-10 minuti e si lava con una macchina ad iniezione-estrazione regolando spazzola e flusso d’acqua secondo l’altezza del valor. Se la moquette ha subito precedenti shampoonature, si può prevedere l’impiego di antischiuma. Inoltre va precisato che la soluzione detergente può essere distribuita e lavorata direttamente dalla macchina iniezione/estrazione munita di spazzola rotante nella fase del lavaggio, e non prima con atomizzatore.

Al termine del lavaggio, occorrerà comunque, in ogni caso, pettinare in modo uniforme la moquette, verificare sempre la tenuta del colore su ogni tipo di moquette, prestare attenzione per il lavaggio iniezione/estrazione su superfici di lana con fondo in juta.

Bonnet- Per le moquette, soprattutto quelle in lana che non vengono lavate con il metodo ad iniezione/estrazione, molto in voga è il sistema Bonnet, che richiede una monospazzola munita di disco trascinatore e cuffia/disco di cotone (o aspirapolvere-battitappeto quando si usa smacchiatore a secco in polvere). Come prodotto, è ottimo un detergente liquido per moquette o uno smacchiatore a secco in polvere. La procedura è semplice: vaporizzare o distribuire il prodotto uniformemente sulla moquette, procedendo per piccole zone, e lavorare la superficie con monospazzola avendo cura di sostituire con frequenza il disco/cuffia di cotone.

Per smacchiare al meglio

Come si è detto, anche le macchie sono tra i principali nemici di una bella moquette. Sono antiestetiche e spesso anche ostinate. Proprio per questo lo strumentario di cui dotarsi in fase di “smacchiatura” è articolato. Comprende aspiraliquidi, secchio, spatola, carta, spugna; inoltre è necessario dotarsi di uno smacchiatore a base solvente per macchie a base grassa; schiuma secca o detergente efficace sulle macchie a base acquosa; e ancora, per quel particolarissimo tipo di macchie costituito dai chewing-gum (un articolo proprio su questo argomento è ospitato in questo numero, ndR), non si potrà fare a meno di un prodotto specifico per il distacco dei medesimi dalla superficie.

Un primo passo nell’asportazione della macchia prevede che si lavori sul grosso della macchia raschiando con una spatola in caso di macchie solide, o tamponare con carta assorbente in caso di macchie liquide. Se è possibile determinare la natura della macchia, occorrerà procedere con il prodotto adeguato. Lo spray a base solvente si spruzza e, una volta disciolto lo sporco, bisogna assorbirlo con carta ripetendo eventualmente l’operazione. Se si utilizza un detergente non schiumogeno si dovrà versare direttamente il prodotto diluito sulla macchia, e contemporaneamente aspirare con la bocchetta dell’aspiraliquidi. Per i prodotti a schiuma secca, spruzzare e lasciare agire alcuni secondi, poi strofinare con spugna da risciacquare con frequenza.

Se, al contrario, non è nota la natura della macchia, è consigliabile spruzzare prima il solvente, quindi ricoprire la parte di tessuto con la schiuma secca. Dopo alcuni minuti di azione, strofinare con una spugna che si avrà cura di sciacquare con frequenza.

Per le gomme da masticare, che come è noto sono tra i pericoli numero uno per chi pulisce, si possono usare prodotti a base di solventi o prodotti congelanti. Entrambi si devono spruzzare sulla macchia, ma i primo si rimuoveranno con un raschietto previo qualche minuto d’azione. Per i secondi, che agiscono sul principio del congelamento dello sporco, sarà necessario rompere il chewing-gum con una spatola e agire immediatamente con un aspiratore per evitare che, una volta tornato allo stato originario, si riattacchi alla moquette.

In tutti i casi, procrastinare l’intervento e lasciare invecchiare lo sporco è deleterio, poiché col tempo lo sporco si consolida e diventa sempre più difficoltoso eliminarlo. Ciò a maggior ragione quando si ha a che fare con un rivestimento così bello e delicato come la moquette, di qualunque tipo essa sia.

Giuseppe Fusto

(tratto da “GSA” N.2, febbraio 2008)

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