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		<title>Tracciabilità: via alle nuove norme, ma sui vecchi contratti si scatena il caos.</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 13:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigante</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prenderanno il via il prossimo martedì 7 settembre le nuove norme per la tracciabilità sui pagamenti degli appalti per i servizi pubblici (e per tutti gli altri appalti con le pubbliche amministrazioni), ma è già scattata in anticipo &#160;la polemica sul loro campo di applicazione che vede contrapposti Ministero dell’Interno e Autorità di vigilanza sui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Prenderanno il via il prossimo martedì 7 settembre le nuove norme per la tracciabilità sui pagamenti degli appalti per i servizi pubblici (e per tutti gli altri appalti con le pubbliche amministrazioni), ma è già scattata in anticipo &nbsp;la polemica sul loro campo di applicazione che vede contrapposti Ministero dell’Interno e Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Il primo a favore dell’applicazione non retroattiva della norma, mentre il secondo determinato a far applicare la legge anche ai contratti già in essere. &nbsp;Una questione non da poco, visto che in ballo ci sono sanzioni che vanno da multe salate fino al completo annullamento degli appalti, e che sta facendo discutere non poco il mondo dei fornitori di servizi.</p>
<p style="text-align: justify;">La legge 136/2010, nata con lo scopo di evitare infiltrazioni criminali nel sistema degli appalti, stabilisce l&#8217;obbligo di ap­poggiare tutti i pagamenti lega­ti ad appalti pubblici su conti correnti dedicati. &nbsp;“La norma – aveva precisato il ministero dell’Interno – sarà obbligatoria per tutti i contratti che saranno stipulati a partire da questa data, ma non riguarderà quelli già in essere”. Ma a contestarlo è arrivata l&#8217;Autorità di vigilan­za sui contratti pubblici (che è l&#8217;organismo indipendente che vigila sul mercato degli appalti di lavori, servizi e forniture) che per bocca del futuro presidente Giuseppe Brienza ha sostenuto invece la necessità di applicare le norme anche ai contratti già esistenti. &nbsp;«Quella sulla tracciabilità – ha spiegato Brienza &#8211; è una nor­ma che incide direttamente sull&#8217;organizzazione della pub­blica amministrazione che deve strutturare in modo diverso i propri pagamenti è quindi ha un&#8217;applicazione generale e im­mediata», aggiungendo poi che dovrebbe essere nell’interesse di tutti che una normativa nata per combattere la criminalità trovi da subito la massima applicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mezzo della discussione rimangono i fornitori pub­blici e le stazioni appaltanti, che do­vranno districarsi tra le due in­terpretazioni rischiando però conseguenze pesantissime in ca­so di errore.</p>
<p style="text-align: justify;">La legge 136 prevede infatti dure sanzioni per chi sceglie il contante, a comincia­re proprio dalla perdita del con­tratto: in caso di mancato rispet­to della tracciabilità infatti questo è risolto automatica­mente (sia &nbsp;tra appaltato­re e pubblica amministrazione, che tra appaltatore e subappaltatore). Sono poi previste anche multe che vanno dal 5 al 20% del valore della transazione per i pagamenti in contanti e dal 2 al 10% della transazione se il paga­mento si appoggia a un conto corrente che non è dedicato.</p>
<p style="text-align: justify;">L’associazione dei costruttori edili lancia l’allarme: “Si rischia&nbsp; &#8211; afferma il Vincenzo Bonifati, dele­gato per il territorio – il blocco di tutti i paga­menti delle amministrazioni: la norma richiede infatti anche il Cup, il codice unico di proget­to, che oggi i contratti non han­no e senza il quale non c&#8217;è trac­ciabilità”.</p>
<p style="text-align: justify;">A metter la parola fine alle polemiche sarà – forse – proprio l’autorità di Vigilanza, che si riunirà per discutere sul tema dopo l’elezione a presidente di Brienza programmata per l’8 di settembre.</p>
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		<title>“Premi Best Practice Patrimoni Pubblici”: le PA e le imprese vincitrici della 4° edizione</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 08:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigante</dc:creator>
				<category><![CDATA[facility management]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[best-practice]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’ambito del “4° Forum Nazionale sui Patrimoni Immobiliari Urbani Territoriali Pubblici”, svoltosi a maggio a Roma e promosso da Patrimoni PA net &#8211; il nuovo laboratorio Forum PA &#38; Terotec &#8211; è stata assegnata la quarta edizione del “Premio Best Practice Patrimoni Pubblici”.

Il Premio ha inteso segnalare le esperienze più innovative promosse e sviluppate in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nell’ambito del “4° Forum Nazionale sui Patrimoni Immobiliari Urbani Territoriali Pubblici”, svoltosi a maggio a Roma e promosso da Patrimoni PA net &#8211; il nuovo laboratorio Forum PA &amp; Terotec &#8211; è stata assegnata la quarta edizione del “Premio Best Practice Patrimoni Pubblici”.</p>
<p style="text-align: justify;">
Il Premio ha inteso segnalare le esperienze più innovative promosse e sviluppate in partnership tra Enti Pubblici ed imprese private per la gestione e la valorizzazione dei patrimoni immobiliari, urbani e territoriali pubblici.<br />
L’obiettivo di fondo del Premio è favorire la promozione e la diffusione di una nuova cultura/prassi manageriale settoriale tra gli operatori pubblici (PA centrali e locali ed Enti di Interesse Pubblico) e gli operatori privati (società di servizi di Property, Facility &amp; Energy Management, di Global Service, di costruzioni, di finanza e gestione immobiliare, ecc.), al fine di stimolare lo studio, la sperimentazione e l’adozione di nuovi e più adeguati processi di “governance” dei patrimoni intesi come “risorse strategiche” degli Enti Pubblici.</p>
<p style="text-align: justify;">I “Premi” sono stati così assegnati:<br />
ATER di Roma (v. “FMI” n.6/2010) Sezione “Gestione patrimoni immobiliari” &#8211; a livello comunale Impresa partner: CNS Consorzio Nazionale Servizi sc</p>
<p style="text-align: justify;">Comuni di Gonzaga, Pegognaga, Suzzara (v. “FMI” n.7/2010) Sezione “Gestione patrimoni immobiliari” &#8211; a livello intercomunale Impresa partner: Manutencoop Facility Management spa<br />
</p>
<p style="text-align: justify;">Provincia di Genova (v. “FMI” n.3/2009) Sezione “Gestione patrimoni urbani” Imprese partner: Gesta spa, CCC sc, CNS Consorzio Nazionale Servizi sc, Ge.Fi. spa, Orion Costruzioni spa, Siram spa<br />
</p>
<p style="text-align: justify;">Intercent &#8211; ER (v. questo stesso n. di “FMI”) Sezione “Gestione patrimoni territoriali” Impresa partner: Consorzio ISI Service Emilia-Romagna<br />
</p>
<p style="text-align: justify;">INPDAP (v. questo stesso n. di “FMI”) Sezione “Valorizzazione patrimoni immobiliari” Impresa partner: Fabrica Immobiliare SGR spa<br />
</p>
<p style="text-align: justify;">Comune di Roma (v. “FMI” n.4/2009) Sezione “Valorizzazione patrimoni urbani” Imprese partner: TAE srl, Artemis<br />
Consulting spa, Prima S srl. Sono state inoltre assegnate “Menzioni speciali” del Premio alla Provincia di Benevento, alla Provincia di Campobasso, al Comune di Milano e a Insula spa.</p>
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		<title>ONBSI fotografa le imprese del cleaning</title>
		<link>http://www.gsanews.it/imprese-dealers/onbsi-fotografa-le-imprese-del-cleaning/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 08:53:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigante</dc:creator>
				<category><![CDATA[imprese & dealers]]></category>
		<category><![CDATA[terza pagina]]></category>
		<category><![CDATA[cleaning]]></category>
		<category><![CDATA[ONBSI]]></category>
		<category><![CDATA[pulizia-professionale]]></category>

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		<description><![CDATA[(tratto da &#8220;GSA&#8221; n.8, Agosto 2010)
&#160;
L’Osservatorio Bilaterale ha commissionato una ricerca sulle imprese di pulizia e servizi integrati. Interessanti i risultati emersi.
&#160;
L’Organismo Nazionale Bilaterale per i Servizi Integrati (ONBSI) ha commissionato una ricerca sulla consistenza e le caratteristiche delle imprese di pulizia e servizi integrati, elaborando dati Unioncamere, che è stata presentata lo scorso maggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>(tratto da &#8220;GSA&#8221; n.8, Agosto 2010)</em></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’Osservatorio Bilaterale ha commissionato una ricerca sulle imprese di pulizia e servizi integrati. Interessanti i risultati emersi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&nbsp;</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’Organismo Nazionale Bilaterale per i Servizi Integrati (ONBSI) ha commissionato una ricerca sulla consistenza e le caratteristiche delle imprese di pulizia e servizi integrati, elaborando dati Unioncamere, che è stata presentata lo scorso maggio a Milano in occasione dell’incontro “Servizi in appalto e rispetto delle regole”, svoltosi presso l’auditorium Gio Ponti di Assolombarda (<em>vedi GSA giugno 2010</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Contestualmente sono stati elaborati i dati degli addetti delle sole attività di pulizia risultanti iscritti all’INPS (per gli anni 1996-2004-2008), con il numero di imprese con addetti che versano contributi.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si delinea un trend</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I due dati, seppure non omogenei, se elaborati insieme possono dare un quadro aggiornato della situazione del settore. I dati sulle imprese sono ancora frutto di un’elaborazione parziale che va completata, ma indicano già elementi importanti di tendenza del mercato del settore. Il campione scelto per la ricerca è limitato a due regioni (Lombardia, Emilia-Romagna) e a tre grandi città (Roma, Napoli, Palermo), ma può essere considerato significativo per delineare i trend del settore.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le tipologie societarie</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E’ il caso di vederci più chiaro. Il settore dei servizi di pulizia descritto dai dati di UnionCamere risulta composto da un mosaico di organizzazioni con diverse finalità: sono molti i codici Ateco che affiancano quelli ufficiali del settore. L’eterogeneità delle strutture coinvolte ha ovviamente un’immediata ricaduta sui profili organizzativi, a partire dalle forme giuridiche e dagli assetti societari.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai dati emerge che, considerate le 2612 organizzazioni registrate, le forme più diffuse sono le Srl, le Società cooperative e le cooperative a responsabilità limitata. Semplificando ancor di più il dato, si può dire che rispetto alle forme cooperative (39,5%), la distribuzione è sbilanciata a favore delle organizzazioni di altra natura, che rappresentano il 60,5% del totale.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli addetti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Veniamo ai dati relativi agli addetti: in queste aziende sono coinvolti circa 318.588 addetti, di cui 1.467 non dipendenti, con una media di 48 addetti per azienda. Al di là del valore medio, le aziende sono comunque in gran parte di piccole dimensioni: ordinando infatti la distribuzione in senso non decrescente per il numero di addetti e sezionandola in gruppi omogenei, si osserva che il primo 25% delle aziende non supera i 3 dipendenti; in corrispondenza della linea mediana (50%) si situano le imprese con 9 addetti e fino al 60% non superano i 14 dipendenti. Le dimensioni, poi, crescono sensibilmente negli ultimi tre gruppi (70, 80 e 90%), in corrispondenza dei quali le organizzazioni hanno dichiarato, rispettivamente, 22, 38 e 85 addetti.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il profilo aziendale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ragionando su scala territoriale, si rileva che il profilo delle aziende coinvolte è egualmente eterogeneo. In ultima analisi, le proporzioni fra le forme giuridiche assunte dalle organizzazioni coinvolte rispecchiano quelle già viste nel quadro nazionale. Anche per ciò che riguarda il confronto fra le forme cooperative e le altre forme societarie, non si rilevano grossi scostamenti dalle proporzioni già osservate sul piano nazionale. Le sole eccezioni si evidenziano nell’area di Roma, dove le coop sono decisamente meno diffuse (-13% rispetto al dato nazionale), e nella provincia di Palermo, dove il rapporto è ribaltato a favore delle coop, con il 60,1% a fronte del 39,5% del totale nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le dimensioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per ciò che riguarda le dimensioni aziendali, è possibile confrontare le principali statistiche tra i diversi territori: le dimensioni delle aziende in Emilia Romagna più che raddoppiano, così come nelle province di Roma e di Napoli, mentre le aziende della Lombardia e della provincia di Palermo non si discostano molto dal dato nazionale. Suddividendo in quattro gruppi omogenei la distribuzione delle aziende ordinate in senso crescente per numero di addetti, si possono osservare meglio le variazioni indicate: in particolare si nota come, rispetto al territorio nazionale, nei territori esaminati sono registrate aziende sensibilmente più grandi. Infatti, tranne che nel Palermitano, dove si segnala la forte presenza di aziende con un solo addetto, negli altri territori si notano differenza che aumentano di quarto in quarto, rispetto al territorio nazionale. Il picco si ha nella provincia di Roma, dove almeno il 25% delle imprese ha oltre 67 addetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le differenze tra le medie si giustificano comunque nei livelli delle massime dimensioni aziendali per le province di Roma e Napoli, e soprattutto per l’Emilia-Romagna. Infatti si deve tenere conto che l’ultimo gruppo, per dimensione delle imprese (il 10% delle aziende romane e napoletane), ha dichiarato rispettivamente oltre 430 e 290 addetti, valori molto distanti da Palermo (44), Emilia-Romagna (138) e Lombardia (112). In Emilia-Romagna, tuttavia, si trovano come è noto le aziende più grandi in assoluto (fino a 10.339 addetti), mentre altrove non si arriva a 3.000 unità.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dichiarazioni in utile/perdita dei bilanci</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se si passa a considerare le dichiarazioni di utile/perdita, alcuni dati emergono con chiarezza (in riferimento all’anno 2008). Le sette fasce individuate appaiono piuttosto omogenee, sebbene si rilevi la differenza fra territori provinciali e regionali. In particolare, per Lombardia ed Emilia la fascia relativamente più diffusa è quella di utile minimo (1-5000 euro), mentre a Roma e Napoli sono quelle in cui l’utile è massimo, vale a dire sopra i 20000 euro. Diversa ancora è la situazione delle aziende palermitane, in cui la dichiarazione più diffusa è quella di minima perdita: tra 4999 e 0 euro. I dati possono essere sintetizzati in due grandi fasce: di utile o di perdita, con la massima diffusione di perdite in Emilia (33,33%), e quella minima in provincia di Roma (30,68%). Valori diversi sono stati rilevati nelle province di Napoli e Palermo: rispettivamente il 39 e il 46% di aziende con bilancio in perdita.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mobilità economica, area per area</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anche per gli anni precedenti, a partire dal 2004, si riscontra una situazione simile: incrociando i dati del triennio 2006-2008, si ha la possibilità di osservare i passaggi delle aziende da una fascia a un’altra, con un quadro della “mobilità” delle situazioni economiche delle aziende coinvolte nei diversi territori.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lombardia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sempre dai dati Unioncamere emerge come in Lombardia tra le aziende in perdita nel 2008 il 64,13% di quelle che lo erano nel 2007 lo erano anche state nel 2006. All’opposto, l’80,33% delle aziende attive nel 2008 lo erano anche nel 2007 e nel 2006.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le aziende invece che erano attive nel 2008 ma passive nel 2007, il 50% era in passivo anche nel 2006. Solo il 19,67% delle aziende che hanno avuto utili sia nel 2008 sia nel 2007, invece, hanno migliorato la loro condizione rispetto al 2006. Tra le imprese in perdita nel 2008 ma in attivo nel 2007, il 70% provenivano da una condizione positiva nel 2006.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Emilia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un’analoga disamina sulla mobilità economica delle imprese dell’Emilia-Romagna offre dati analoghi. Fra le differenze, si può notare come il 45,83% delle aziende attive nel 2008 e passive nel 2007 hanno avuto la stessa situazione nel 2006. La differenza con la Lombardia (quasi il 20% delle esperienze negative protratte nel tempo), può essere letta come maggiore dinamicità –in negativo, ovviamente- del settore in Emilia-Romagna. Molto simili invece, tra le due regioni, i dati che fanno riferimento alle situazioni positive per l’intero triennio 2006-2008: il 77,87% in Emilia, contro l’80,33% in Lombardia.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roma, Napoli e Palermo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nelle province di Roma, Napoli e Palermo le cose vanno in modo relativamente diverso: a Roma è massima la capacità delle aziende di mantenere un trend positivo nel triennio (80%), mentre a Napoli si abbassa (73,68%) e scende ancora a Palermo (64,71%). Più costanti le proporzioni fra le aziende che hanno rilevato una chiusura in perdita nell’intero triennio: solo il 33,33% e il 25% delle aziende, rispettivamente napoletane e palermitane, che hanno sperimentato nel 2007 una situazione negativa, provenivano da una chiusura positiva ed hanno poi chiuso utilmente il 2008. Lo stesso valore, negli altri territori, non scende mai sotto il 50%. Tuttavia il 2006 e il 2007 hanno messo a dura prova il settore nel territorio palermitano, visto che più del 50% delle aziende registrate in quegli anni hanno chiuso in rosso. E’ il caso di notare come, pur nella sua negatività, il 2008 sia stato un anno nel complesso positivo.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><strong>I progetti&nbsp; dell’organismo paritetico </strong></p>
<p><strong>per gli anni 2008 – 2011</strong></p>
<p><strong>&nbsp;</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’ONBSI è stato costituito da FISE-ANIP, ANCST – LEGACOOP, UNIONSERVIZI – CONFAPI, FEDERLAVORO – CONFCOOPERATIVE, PSL – AGCI&nbsp; e da FILCAMS – CGIL, FISASCAT – CISL e UILTRASPORTI–UIL in attuazione del CCNL di settore.</p>
<p>Contestualmente alla stipula del CCNL le parti hanno concordato di definire gli obbiettivi di attività dell’organismo paritetico da finanziare con le modalità previste nel CCNL.</p>
<p>L’articolo 66 del c.c.n.l. rinnovato il 19/12/2007, stabilisce che dal 1° Gennaio 2008 l’ONBSI è finanziato mediante l’attribuzione di un contributo stabilito nella misura di € 0,50 mensili a carico del datore di lavoro e di € 0,50 mensili a carico del lavoratore, per 12 mensilità, da versare trimestralmente. Per i lavoratori a part-time inferiore a 20 ore settimanali gli importi di cui sopra sono ridotti a € 0,25 mensili.</p>
<p>I progetti che si propone di attuare nel periodo sono così sinteticamente definiti:</p>
<p><strong>Mercato &nbsp;e regole e monitoraggio appalti</strong></p>
<p><strong>Osservatori del settore</strong></p>
<p><strong>Sicurezza sul lavoro e del servizio</strong></p>
<p><strong>Monitoraggio e interventi di contrasto all’assenteismo</strong></p>
<p><strong>Sviluppo dei contenuti formativi e professionali del settore</strong></p>
<p><strong>Diffusione territoriale dell’Organismo paritetico e delle sue attività</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Umberto Marchi</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Disinfestando 2011</title>
		<link>http://www.gsanews.it/agenda/disinfestando-2011/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 08:50:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigante</dc:creator>
				<category><![CDATA[agenda]]></category>
		<category><![CDATA[Disinfestando]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il grande successo del 2009 torna la manifestazione organizzata da ANID (Associazione Nazionale delle Imprese di Disinfestazione) che vedrà coinvolti i principali agenti del settore a livello italiano ed internazionale.
La manifestazione si svolgerà il 16 e 17 marzo 2011, nel Palazzo dei Congressi di Riccione,  		    e consisterà in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo il grande successo del 2009 torna la manifestazione organizzata da<strong> ANID</strong><a href="http://www.disinfestazione.org/" target="_blank"><strong></strong></a> (<strong>Associazione Nazionale delle Imprese di Disinfestazione)</strong> che vedrà coinvolti i principali agenti del settore a livello italiano ed internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">La manifestazione si svolgerà il <strong>16 e 17 marzo 2011</strong>, nel Palazzo dei Congressi di Riccione,  		    e consisterà in una Esposizione dei Fornitori, Produttori e Distributori del settore della Disinfestazione  		    e Derattizzazione, unitamente a Conferenze su temi di grande interesse per tutti gli Operatori  		    ed i Protagonisti, pubblici e privati, dell’Industria della Disinfestazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il programma completo della manifestazione sarà presto disponibile sul sito <a href="http://www.disinfestando.it" target="_blank">www.disinfestando.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le sale operatorie tra sicurezza ed efficienza. Il punto di vista del chirurgo</title>
		<link>http://www.gsanews.it/aziende-sanitarie/le-sale-operatorie-tra-sicurezza-ed-efficienza-il-punto-di-vista-del-chirurgo/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 10:18:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigante</dc:creator>
				<category><![CDATA[aziende sanitarie]]></category>
		<category><![CDATA[efficienza]]></category>
		<category><![CDATA[risk-management]]></category>
		<category><![CDATA[sale-operatorie]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gsanews.it/?p=3471</guid>
		<description><![CDATA[(tratto da &#8220;Hospital &#38; Public Health&#8221; n.1, gennaio-marzo 2010)
&#160;
Riassunto
&#160;
La sicurezza del paziente in ambito chirurgico ha sempre rappresentato un obiettivo prioritario non solo del top management ma anche da parte di tutti gli operatori coinvolti nell’erogazione del processo di cura chirurgico.. Criticità come l’errore di lato chirurgico, la non corretta identificazione del paziente, l’incompletezza della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">(tratto da &#8220;Hospital &amp; Public Health&#8221; n.1, gennaio-marzo 2010)</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riassunto</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&nbsp;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La sicurezza del paziente in ambito chirurgico ha sempre rappresentato un obiettivo prioritario non solo del top management ma anche da parte di tutti gli operatori coinvolti nell’erogazione del processo di cura chirurgico.. Criticità come l’errore di lato chirurgico, la non corretta identificazione del paziente, l’incompletezza della documentazione clinica che accompagna il paziente nel suo percorso chirurgico, la non tracciabilità hanno fatto da argomenti principali tra i clinical risk managers delle aziende sanitarie ed ospedaliere non solo italiane ma in tutto il mondo. Il rischio della dimenticanza di oggetti quali garze, taglienti e/o strumenti chirurgici vari nella sede dell’intervento non solo diffonde terrore tra gli operatori, e non solo per il possibile risvolto medico-legale e risarcitorio, ma soprattutto per la qualità assistenziale e possibile esito prognostico ha fatto sì che negli ultimi anni molta attenzione si è posta sull’introduzione di strumenti proattivi e procedurali atti ad elevare il livello di attenzione di tutti gli operatori con attivo coinvolgimento anche dello stesso paziente-utente. Le check-list di sicurezza del paziente con focus sulle fasi del processo che riguardano gli elementi di sicurezza poc’anzi citati rappresentano elementi di difesa che aiutano gli operatori a mantenere alto il livello di attenzione; tali strumenti devono essere condivisi e soprattutto utilizzati a 36° gradi con reale coinvolgimento degli operatori e successivamente posti in verifica per il loro miglioramento continuo. Solo attraverso la sensibilizzazione degli operatori verso questi elementi di sicurezza e l’incremento dell’expertise attraverso formazione continua, simulazione, miglioramento della comunicazione e del clima organizzativo si potranno realmente raggiungere gli obiettivi di sicurezza del paziente in ambiti così difficili e complessi come le sale operatorie. Un chirurgo non può che condividere questi strumenti e implementare il loro uso e diffusione.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Introduzione</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&nbsp;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La sicurezza in sala operatoria deve essere un requisito indispensabile del processo di qualità ed efficienza. Assicurare livelli di sicurezza sia per il paziente che per gli operatori è un obbligo non solo istituzionale delle organizzazioni sanitarie ma anche etico, deontologico e morale di tutti gli attori coinvolti nell’erogazione del servizio assistenziale. La gestione del rischio clinico, con la metodologia di analisi sia reattiva che proattiva degli eventi sentinella e degli eventi avversi gravi e senza danno, è garante di tale assicurazione, sia in quanto parte del cosiddetto <em>governo clinico </em>sia per il totale coinvolgimento di tutti coloro i quali si inseriscono nel processo di erogazione del servizio caratteristico dell’ambiente della sala operatoria. L’ergonomia cognitiva e di analisi di usabilità sono gli strumenti &nbsp;con cui i clinical risk managers analizzano i processi e coinvolgono gli operatori nella ricerca di proposte correttivi e di miglioramento.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Contenuti</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&nbsp;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Assicurare livelli di sicurezza in un settino difficile come la sala operatoria non è una impegno&nbsp; di facile applicazione. La sala operatoria ,proprio per le sue peculiari caratteristiche di variabilità sia di persone sia di attrezzatura, è paragonata alla cabina di pilotaggio di un qualsiasi veicolo adibito al volo; le dinamiche relazionali ed interdisciplinari che si incontrano in un setting così difficile consente di fare un ulteriore confronto con il pit-stop dei circuiti di gara delle corse automobilistiche e/o motociclistiche. L’interazione dell’uomo con l’ambiente e la tecnologia rende peculiare questo settino e la possibilità di errori ed eventi avversi è pressoché elevata. Questa ultima condizione richiede quindi agli operatori un elevato livello di attenzione e responsabilizzazione. Non sempre le dinamiche e rapporti interpersonali riescono a garantire livelli di sicurezza e spesso gli eventi avversi che avvengono in sala operatoria sono riconducibili ad errori umani di distrazione, cattiva osservanza di norme comportamentali e deontologico nonché relazionali, applicazioni errate di regole esatte e l’affidamento a meccanismi di automatismo. La sala operatoria è un sistema complesso dove l’affidabilità e la sicurezza sono requisiti indispensabili e non possono essere dati per scontati. La gestione del rischio clinico con la propria metodologia di approccio all’analisi degli eventi avversi in medicina fornisce gli strumenti operativi con cui il personale della sala operatoria a tutti i livelli possono individuare le criticità sia in maniera reattiva (dopo l’evento) sia in maniera proattiva ( prima che l’evento ha luogo) e proporre le col suzioni di miglioramento rafforzandoi quelle che sono le barriere difensive. E’ utile ricordare che nei sistemi complessi un elemento di non trascurabile rilevanza è rappresentato dall’uomo. Il fattore umano e tutto ciò che ruota gli&nbsp; intorno sono altrettanto elementi di analisi e approfondimenti e non possono essere considerati di secondo livello. Gli esperti di gestione del rischio in ambito dei sistemi complessi conoscono quest’ultimo elemento e attraverso l’analisi ergonomia e di usabilità e con training attraverso percorsi di simulazione riescono a favorire il miglior clima interno e relazionale fra gli attori del processo.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conclusioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&nbsp;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La sala operatoria è un tipico esempio di setting difficile. L’ambiente di lavoro tipico di una sala operatoria è considerato un sistema complesso dove l’affidabilità e la sicurezza sono elementi indispensabili. Il fattore umano con tutta la criticità che ne caratterizza la dinamica relazionale costituisce un tassello dell’intero processo di erogazione del servizio e proprio questo elemento rende ragione dell’alta considerazione del fattore umano nell’analisi degli eventi avversi con metodologie quali l’audit clinico, le rassegne di morbilità e moratlità (M&amp;Ms), la root cause analysis (RCA) ed altri. Sono questi ultimi gli strumenti della gestione del rischio clinico con cui attraverso l’analisi delle criticità e dei punti di forza si ricercano le soluzioni correttive e miglioramento affinché tali criticità siano della minore incidentalità possibile. Il Ministero della Salute attraverso la divulgazione delle cosiddette raccomandazioni di buona pratica agli operatori delle organizzazioni sanitarie ha voluto sottolineare come la gestione del rischio clinico deve essere un processo integrato a tutti i livelli assistenziali ed organizzativi. In conclusione quindi, il chirurgo non può che essere forte sostenitore della metodologia di analisi sia reattiva che proattiva degli eventi avversi e così direttamente contribuire ad aumentare i livelli di sicurezza ed affidabilità della sala operatoria. E’ un elemento di cui orami non si può fare a meno e l’attenzione deve essere rivolta alle macrofasi di erogazione del servizio focalizzando l’interesse proattivo su quelle azioni e momenti delicati dell’intero processo quali la prevenzione della ritenzione di corpi estranei nel sito chirurgico, la corretta identificazione sia del paziente che della procedura chirurgica a cui lo si sottopone, la corretta indicazione del lato chirurgico oggetto dell’intervento, la corretta tenuta e consultazione della documentazione clinica che segue il paziente nel percorso assistenziale della sala operatoria. Ma altrettanto importanti sono un buon clima interno e relazionale tra tutti gli operatori, una maggiore enfasi sugli aspetti della comunicazione sia verbale che non verbale, una tracciabilità delle azioni , una revisione periodica del processo, e soprattutto una implementazione delle tecniche di simulazione con coinvolgimento di tutti gli operatori a tutti i livelli di training, sia di pura tecnica assistenziale (chirurgica, infermieristica, tecnologica) sia di organizzazione (simulazione di situazioni di crisi, eventi imprevisti, audit clinici).</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Summary </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&nbsp;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Surgical settings worldwide have always represented a riskful habitat both for patients and professionals. Recently patient safety recommendations have focused attention on particular moments and steps occurring in the operating room such as wrong-site procedures, patient identification, accurate traceability of surgical squabs, patches, blades and other sharp instruments so as to avoid foreign-body retainment in the surgical wound or other parts of the surgical field. Clinical risk management proactive e preventive procedures suggest the introduction of patient safety check-lists in the operating room focused mainly on these aspects of safety and security. Continuos quality improvement assures through training, procedure improvement and up-date in guidelines and&nbsp; behaviour attitudes of all persons involved in surgical settings the enforcement of patient safety goals. Check-lists must focus on correct patient identification, complete clinical documentation following patient in the operating room, correct signing of the side of the body upon which surgery will be performed, communication improvement among personnel (surgeons, scrub nurses,anaesthesiologists,technicians).</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Francesco Venneri, MD., Ph.D., FACS</p>
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		<title>Parte l&#8217;8° Master in “Gestione Integrata dei Patrimoni Immobiliari &#8211; Asset, Property &amp; Facility Management”</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 15:18:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigante</dc:creator>
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		<category><![CDATA[facility management]]></category>
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		<description><![CDATA[È al via la programmazione dell’8a edizione del Master universitariodi 1° livello in “Gestione Integrata dei Patrimoni
Immobiliari &#8211; Asset, Property &#38;amp; Facility Management”, promossoe organizzato dalla Facoltà di Architettura “Valle Giulia”dell’Università di Roma “La Sapienza”, con il coordinamentoscientifico di Terotec.
Il Master intende rispondere alla sempre più crescente domandadi formazione, aggiornamento e specializzazione di
nuove figure professionali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È al via la programmazione dell’8a edizione del Master universitariodi 1° livello in “Gestione Integrata dei Patrimoni<br />
Immobiliari &#8211; Asset, Property &amp;amp; Facility Management”, promossoe organizzato dalla Facoltà di Architettura “Valle Giulia”dell’Università di Roma “La Sapienza”, con il coordinamentoscientifico di Terotec.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Master intende rispondere alla sempre più crescente domandadi formazione, aggiornamento e specializzazione di<br />
nuove figure professionali dedicate al management dei servizidi Gestione Integrata dei Patrimoni Immobiliari (Asset, Property&amp;amp; Facility Management), proveniente da enti pubblicie privati proprietari o gestori di patrimoni (enti centrali e locali, aziende sanitarie, società pubbliche, istituti bancari,istituti assicurativi, istituti previdenziali, fondazioni, ecc.) e daimprese e società operanti nel campo dei servizi di gestionee manutenzione di beni immobili (società di servizi, impresedi costruzione, società e fondi immobiliari, società miste,società in house, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i partner del Master figurano tutte le associazioni e leimprese associate a Terotec, insieme a numerosi altri qualificatioperatori pubblici e privati del settore.L’attività formativa è impostata secondo un approccio specialistico<br />
multidisciplinare e contempla il coinvolgimento di unqualificato team di docenti universitari e di esperti operanti<br />
nel mondo della committenza e delle imprese pubbliche eprivate di servizi.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino ad oggi sono più di 60 i “super-esperti” settoriali diplomatipresso il Master ed immessi nel mercato dei servizi integratidi Asset, Property &amp;amp; Facility Management. Le lezioni del Master inizieranno a gennaio 2011 e si terranno il venerdì pomeriggio e il sabato mattina. La quota di iscrizione per l’a.a. 2010-2011 è di 3.900 euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Per informazioni: mastermgs@uniroma1.it &#8211; tel. 06.49919172, <a href="http://w3.uniroma1.it/mgs" target="_blank">http://w3.uniroma1.it/mgs</a></p>
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		<title>Rete Imprese Italia: l&#8217;unione fa la forza</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 06:50:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigante</dc:creator>
				<category><![CDATA[articolo principale]]></category>
		<category><![CDATA[pmi]]></category>
		<category><![CDATA[Rete-Imprese-Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[(tratto da &#8220;GSA Regionale PMI&#8221;, editoriale 1/2010)
Nello scorso numero di GSA Regionale PMI c’eravamo lasciati descrivendo in questo stesso spazio ciò che di nuovo stava nascendo nel mondo delle piccole e medie imprese, e di come il seme gettato nell’ormai storico teatro Capranica di Roma nel lontano 2006 stesse cominciando a germogliare. Le 5 “sorelle” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>(tratto da &#8220;GSA Regionale PMI&#8221;, editoriale 1/2010)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nello scorso numero di GSA Regionale PMI c’eravamo lasciati descrivendo in questo stesso spazio ciò che di nuovo stava nascendo nel mondo delle piccole e medie imprese, e di come il seme gettato nell’ormai storico teatro Capranica di Roma nel lontano 2006 stesse cominciando a germogliare. Le 5 “sorelle” &nbsp;del mondo PMI (Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato,CNA e Casa Artigiani) parlavano allora della possibilità sempre più concreta di creare insieme un organismo di rappresentanza ed una fondazione comune per portare la voce dei “piccoli” nei tavoli in cui si decide il futuro del mondo lavorativo italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso 10 maggio all’auditorium della musica di Roma è stata presentata la “<strong>Rete Imprese Italia</strong>”, alleanza ufficiale tra le cinque sigle della piccola e media impresa di Capranica, davanti al ministro del Welfare Maurizio Sacconi, ai rappresentanti dei principali partiti politici italiani ed ai leader delle principali sigle sindacali italiane. Un organismo che siederà d’ora in poi ai tavoli della concertazione di Palazzo Chigi per esporre le richieste&nbsp; di&nbsp; 2,6 milioni di associati, dal bacino potenziale di 4,2 milioni di imprese e 14,5 milioni di addetti che totalizzano oggi 817 miliardi di fatturato complessivo (pari al 59% del valore aggiunto prodotto nel Paese). Primo portavoce ufficiale sarà <strong>Carlo Sangalli</strong>, presidente di Confcommercio, che cederà il timone tra sei mesi ad un altro degli altri presidenti (scelto tra <strong>Ivan Malavasi</strong> di CNA, <strong>Giorgio Guerrini</strong> di Confartigianato, <strong>Marco Venturi</strong> di Confesercenti e <strong>Giacomo Basso</strong> di Casartigiani) in una governance semestrale . Le associazioni saranno riunite sotto l’egida di una fondazione che avrà il compito di laboratorio di analisi e ricerca, pensatoio e ufficio del programma, alla cui giuda siederà per i prossimi due anni il presidente del Censis <strong>Giuseppe De Rita</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Confindustria, sindacati e Governo dovranno così confrontarsi con un nuovo attore, che ha già annunciato le sue richieste: “Minor pressione fiscale&nbsp; e maggior accesso al credito – ha riassunto Sangalli – perché la crisi non è affatto conclusa”. Gli altri temi in agenda di Rete Imprese Italia saranno -&nbsp; a quanto annunciato &#8211; &nbsp;il federalismo fiscale, la riduzione della burocrazia, la semplificazione e l’instaurazione di regole e tempi certi per il pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Con queste premesse, nonostante le difficoltà del periodo, si può prevedere che per le piccole e medie imprese italiane i prossimi mesi porteranno sensibili miglioramenti. Come primo segnale grazie alla pressione della neonata Rete Imprese Italia sono stati inseriti &nbsp;nella manovra economica da 24 miliardi di euro la<strong> proroga della moratoria sui debiti delle Pmi </strong>(attualmente in scadenza il 30 giugno) e l&#8217;innalzamento del tetto per la <strong>detassazione dei premi di produttività, </strong><strong>mentre nuove disposizioni per la riduzione del prelievo fiscale e lo sgravio contributivo degli aumenti salariali derivanti dalla contrattazione di secondo livello sono in cantiere per il 2011. Mentre in Parlamento si discute di proposte di legge per modificare la costituzione e permettere una maggiore liberalizzazione economica per le imprese e di implementazioni dello <em>Small Business Act </em>europeo, il documento che preme proprio per la creazione di politiche specifiche dedicate alle Pmi. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dedicato al settore della piccola e media impresa è anche il decreto pubblicato lo scorso 11 giugno sulla Gazzetta Ufficiale per la riforma degli interventi di reindustrializzazione nelle aree e nei distretti in crisi, promosso dallo stesso Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico <strong>Stefano Saglia</strong>. Con il nuovo documento si promuoverà un nuovo metodo per l’individuazione di queste aree e si disciplineranno i procedimenti per arrivare più facilmente alla loro soluzione, non lasciando così più da sole le azienda in difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimane ancora tanto da fare, è vero, ma ora possiamo dire con soddisfazione che i piccoli sono diventati grandi e che – siamo sicuri – riusciranno a farsi ascoltare e vedere di più nelle sedi che contano. &nbsp;“Le pmi costituiscono una realtà umana ed aziendale di particolare importanza nel panorama sociale ed economico dell’Italia -&nbsp; ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano proprio in occasione del varo di Rete Imprese Italia lo scorso 10 maggio -&nbsp; Il patrimonio di creatività, duttilità, e spirito di sacrificio che queste imprese hanno saputo esprimere non deve essere disperso, rappresentando uno degli elementi fondamentali per assicurare la crescita equilibrata del nostro paese nel rigoroso rispetto della concorrenza e dei diritti dei lavoratori e dei consumatori”. Parole, a cui ora si riesce però a prestare ascolto con un sorriso ed una speranza nel futuro in più.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Linea di difesa anti-topo</title>
		<link>http://www.gsanews.it/disinfestazione/linea-di-difesa-anti-topo/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 08:53:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigante</dc:creator>
				<category><![CDATA[disinfestazione]]></category>
		<category><![CDATA[derattizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[ratti]]></category>
		<category><![CDATA[topi]]></category>

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		<description><![CDATA[(tratto da &#8220;GSA Regionale PMI&#8221; n.1/2010)
Conoscere il nemico è la chiave per annientarlo: topi e ratti hanno caratteristiche differenti ma in comune hanno prolificità, capacità di adattamento … e un acuto senso del “danno”. Ecco i consigli per una disinfestazione mirata.
&#160;
Ratti e topi presentano delle differenze e come tali vanno affrontati seguendo piani di lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>(tratto da &#8220;GSA Regionale PMI&#8221; n.1/2010)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conoscere il nemico è la chiave per annientarlo: topi e ratti hanno caratteristiche differenti ma in comune hanno prolificità, capacità di adattamento … e un acuto senso del “danno”. Ecco i consigli per una disinfestazione mirata</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ratti e topi</strong> presentano delle differenze e come tali vanno affrontati seguendo piani di lavoro e strategie diverse. Entrambi sono dei mammiferi roditori appartenenti alla famiglia dei muridi, entrambi hanno accompagnato l’uomo nel corso della sua evoluzione ed esistenza, ma hanno luoghi di vita e di gestione degli spazi diversi.&nbsp; Quello che li accomuna è :</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Distruzione di milioni di tonnellate all’anno di derrate alimentari, sia consumate che rese inservibili dalla contaminazione con feci ed escrementi,</li>
<li>Trasporto quali vettori di oltre 200 microorganismi nocivi (virus, batteri, ed altri artropodi tra cui le pulci e le zecche)</li>
<li>Danni ad impianti elettrici, elettronici&nbsp; e strutturali in industrie e abitazioni.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Mus domesticus</em>&nbsp; &#8211; il topolino delle abitazioni – che di per se può sembrare anche simpatico e reso famoso dalle favole e dai cartoni animati, vive nel contesto delle unità abitative, colonizzando tutti i locali, soprattutto quelli con dispensa e depositi di sostanze alimentari. Vive sempre nell’interno ed ha uno spostamento molto limitato. Quando decide di vivere in un luogo si sposta di alcuni metri (10 – 15), ma vive all’interno dello stesso.&nbsp; Le sue dimensioni sono contenute -&nbsp; pesa max 30 gr. Ed è lungo max 20 cm – e consuma dai 3 ai 5 gr di cibo al giorno. Lo fa però in tantissimi pasti (anche 15) cosicché l’avvelenamento con esche deve avvenire con principi attivi particolarmente efficaci ed a dosi elevate.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Rattus</em> &nbsp;<em>rattus</em>– ratto dei tetti – è il ratto “italico” presente ora principalmente nelle zone alte, nei fienili, nei granai, negli allevamenti zootecnici . Nelle zone a clima temperato è possibile vederlo scorrazzare nei fili elettrici e sugli alberi delle città e da qui fare capolino nei locali e nelle abitazioni; personalmente mi è capitato di vederlo nella zona di Osta. Generalmente trascorre l’intera vita nelle zone alte, quali tetti, abitazioni ed aziende agricole. Le dimensioni &nbsp;sono fino a 45 cm e può pesare oltre 300 gr . E’ onnivoro anche se predilige semi e frutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Rattus norvegicus</em>&nbsp; &#8211; ratto delle fogne – alla sua comparsa in Europa (fine 700) è diventato il ratto dominante . Ha una vita sociale molto sviluppata in colonie molto numerose, è estremamente prolifico, vive in tane all’aperto in prossimità di corsi d’acqua e fognature. Compie i suoi raid all’interno sostanzialmente per trovare cibo. Le sue dimensioni possono arrivare ad oltre 500 gr. Di peso con lunghezza di oltre 50 cm. E’ un grande consumatore di cibo, arrivando ad ingerire al giorno il 10 % del suo peso. A lui piace tutto !</p>
<p style="text-align: justify;">I ratti ed i topi hanno in comune la prolificità con un altissimo numero di nati all’anno per coppia, la capacità di adattarsi in tutte le situazioni, anche le più estreme, ed i danni che recano negli ambienti colonizzati, soprattutto nel contesto degli alimenti (food, produzione, commercializzazione, ecc).</p>
<p style="text-align: justify;">Il controllo diventa essenziale per evitare notevoli danni: &nbsp;<strong><span style="text-decoration: underline;">perdita annua di centinaia tonnellate&nbsp;&nbsp; di derrate, inquinamenti di derrate con urina e deiezioni, rosicchiamento di: cavi elettrici, telefonici, libri, travi di sostegno, danni in agricoltura alle derrate.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono in grado di</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;<strong><span style="text-decoration: underline;">Passare attraverso aperture di 2,5 cm<sup> </sup>di diametro. </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Arrampicarsi lungo i bordi esterni di tubazioni di qualsiasi lunghezza e larghezza purché siano fissati alla parete con una distanza massima di 7 cm. </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Arrampicarsi sui muri in mattone o su qualsiasi altro materiale purché abbia una superficie abbastanza ruvida da offrirgli appigli.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Cadere da un altezza di 15 metri senza rimanere ucciso o riportare danni fisici gravi.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Arrampicarsi all’interno di tubi con diametro compreso tra i 4 ed i 10 cm.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Scavare nella terra in verticale per 1 metro di profondità.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Nuotare per 800 metri in acqua aperta e nelle fogne anche controcorrente. </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Immergersi nell’acqua passando attraverso i sifoni dei gabinetti.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le condizioni che possono influenzare la loro diffusione sono legate all’abbandono di immondizia, alimenti non protetti – anche in scantinati o depositi , resti di cibo di animali domestici (gattare), mangimi sfusi in allevamenti. A livello di strutture, la cattiva gestione di magazzini e depositi, con merce accatastata vicino alle parei ed in zone non consone, muri rotti, porte lasciate aperte o deteriorate, cavità di tubazioni non sigillate, lavori stradali, cantieri, scavi comportano un disturbo alle colonie ed uno spostamento che si traduce poi in infestazione agli stabili ed ai fabbricati limitrofi.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Per la lotta è essenziale far coincidere tre elementi : la prevenzione, il monitoraggio ed il controllo che sono poi i principi base della lotta integrata. L’attività del Pest Control deve essere rivolta prevalentemente alla gestione di un servizio che prevenga, non che combatta.&nbsp; E’ essenziale che le operazioni vengano svolte da aziende preparate che abbiano l’obiettivo di far sì che il problema ratti e topi non si crei al committente.&nbsp; E’ essenziale partire dalla base – se possibile – quale la progettazione dei locali, dove non ci devono essere “nicchie di annidamento dei roditori”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le fasi di una buona disinfestazione sono:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Colloquio con il personale – sia essa industria alimentare, scuola, abitazioni, ecc – per comprendere il problema</li>
<li>Avere a disposizione la cartografia dell’ambiente per verificare presenza di tombinature, fognature, cavedi</li>
<li>Eseguire un’accurata ispezione &nbsp;con rilievi fotografici se possibile</li>
<li>Bonificare e pulire l’area</li>
<li>Applicare un impianto di derattizzazione che deve comprendere l’utilizzo di particolari bait box di protezione – sia esse in plastica, metallo – a chiusura di sicurezza e vincolate alle pareti o al terreno, che non siano raggiungibili da animali domestici e bambini.</li>
<li>Fare una verifica periodica a calendario per il monitoraggio e la sostituzione dell’esca.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Essenziale è la progettazione ed il monitoraggio. E’ buona norma presentare al Committente una relazione tecnica&nbsp; insieme all’offerta economica in cui si riportano le fasi della derattizzazione, insieme all’indicazione dei prodotti e le procedure ed i comportamenti da tenersi&nbsp; durante l’esecuzione dei trattamenti. La scelta del tipo di esca diventa importante . Si utilizzano p.a. anticoagulanti che non inducano sospetti nella colonia di roditori (tra l’altro ratti e topi sono molto restii alle novità e per alcuni giorni potrebbero non consumare le esche ed entrare negli appositi contenitori).&nbsp; In base ai luoghi è opportuno orientarsi su tipi di p.a&nbsp; diversi ed in formulazione diversa. Sono preferibili esche &nbsp;in blocchi che restano vincolati al bait box e quindi consumati sul posto. Le esche asportate nelle tane rischiano di rimanere non consumate (riserva).</p>
<p style="text-align: justify;">La protezione è alla base dell’esecuzione del servizio: le nuove disposizioni di legge “Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati” (ordinanza&nbsp; del 14 gennaio 2010) indicano procedure ben precise&nbsp; con obblighi specifici per l’azienda di disinfestazione. Questa legge – conosciuta anche come legge Martini, è stata introdotta per evitare la moria di animali domestici a cui si è assistito per molto tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ordinanza ha finalità di salvaguardare le persone, gli animali e l’ambiente, contrastando certe“cattive pratiche” di derattizzazione, sia a livello “fai-da-te” che a livello professionale</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Per concludere, una volta stabilita la necessità di una disinfestazione, le linee guida devono comprendere:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Avviso con appositi cartelli segnalatori da mettere 5 giorni prima dell’esecuzione del trattamento</li>
<li>Gestione dei punti esca su una planimetria (punti esca lungo i perimetri ogni 15-20 mt per ratti – all’interno ogni 10 mt )</li>
<li>Cartelli semplici e chiari visibili che segnalano il posizionamento del punto esca&nbsp; in bait box</li>
<li>Controllo e ripristino dei punti esca a calendario</li>
<li>Fine della derattizzazione – eliminazione dell’impianto -</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Marco Gusti</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Hotel Experience&#8221;: le nuove tendenze della progettazione alberghiera</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 08:41:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigante</dc:creator>
				<category><![CDATA[terza pagina]]></category>
		<category><![CDATA[hotel]]></category>
		<category><![CDATA[progettazione]]></category>

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		<description><![CDATA[(tratto da &#8220;GSA&#8221;&#160; n.11, novembre 2009)
&#160;
Una nuova attenzione alla sostenibilità, a un approccio più intimo e responsabile, alla qualità del servizio e al rapporto col territorio. Queste sono alcune delle più recenti tendenze che emergono dal libro di Giacomo Rizzi, realizzato da Planethotel.net. 
&#160;
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Dopo il successo del primo volume, in cui si occupava di wellness [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">(tratto da &#8220;GSA&#8221;&nbsp; n.11, novembre 2009)</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Una nuova attenzione alla sostenibilità, a un approccio più intimo e responsabile, alla qualità del servizio e al rapporto col territorio. Queste sono alcune delle più recenti tendenze che emergono dal libro di Giacomo Rizzi, realizzato da Planethotel.net. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&nbsp;</em></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il successo del primo volume, in cui si occupava di wellness alberghiero, Giacomo Rizzi, architetto e docente al Politecnico di Milano, torna a parlare di hotel, e stavolta con un taglio più ampio, interrogandosi (e interrogando i principali progettisti alberghieri in Italia) sull’Hotel Experience. Il libro “Hotel Experience”, realizzato su iniziativa di Planethotel.net ed edito da Dogma (240 pagine in grande formato, con 130 immagini di hotel italiani e stranieri), e curato per la parte relativa alle interviste da chi scrive, è l’occasione per tracciare le nuove tendenze dell’hotellerie in Italia, e per scoprire alcune interessanti novità. Prima fra tutte un’accresciuta attenzione alla compatibilità ambientale, che oggi diventa addirittura un lusso. E un piacere per gli occhi e per la mente. Già, perché senza dubbio tra le qualità che il mondo invidia a noi italiani c’è la capacità di saper creare il bello. Nella moda, nel design, nell’architettura. E, nell’ambito di quest’ultima, nell’hotellerie. In questo settore si sta sempre più affermando il concetto, di matrice anglosassone, di “affordable luxury”, ossia lusso disponibile, che i consumatori identificano in campo alberghiero con la progettazione, la costruzione o la ristrutturazione dell’hotel secondo canoni estetici mutuati dal design e dalla moda. Non più, dunque, il lusso sfrenato ed esibito del riccone che getta il mozzicone di Avana dal finestrino di una limousine, ma un lusso più intimo, fatto di attenzione all’ambiente e di servizio da dieci e lode. Ma andiamo con ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un settore che combatte la crisi. Con le idee</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per combattere la crisi, ci vogliono in primo luogo le idee. Buone idee. E poi occorre saper “fare sistema”, valorizzando le eccellenze che il mondo riconosce al nostro Paese. Ma quali sono davvero le nuove tendenze nella progettazione alberghiera in Italia? Non è semplice individuare linee decise e ben riconoscibili nell’operato dei grandi progettisti. “Io cerco di avere stile, ma non ho <em>uno</em> stile”, spiega il fiorentino Michele Bonan, riassumendo alla perfezione lo<em> </em>stato dell’arte. Sulla stessa linea Hugo Demetz, che oggi lavora nel suo studio di Bolzano ma è stato attivo per anni in Francia: “Mi discosto da quelle che molti vorrebbero sublimare a tendenze e che per me sono soltanto mode: preferisco seguire la mia sensibilità, mettere al centro l’armonia. E l’ironia, perché alle volte prendersi troppo sul serio non fa bene”. La sensibilità di ciascun progettista, e la capacità di attraversare le epoche e gli stili, sono il vero plusvalore. Per saperlo fare bene, naturalmente, sono indispensabili grande sensibilità, un’approfondita conoscenza del cammino dell’arte e un bagaglio culturale radicato.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra essere un momento in cui dominano la sensibilità individuale e la capacità del progettista di attraversare epoche e suggestioni traendone una sintesi originale. Per Luca Scacchetti di questi tempi c’è ben poco da inventare: si deve essere originali rielaborando il già fatto. “Nuovo manierismo”, lo chiama. Ma oltre questo “neomanierismo”, si profila anche un altro modo di vivere il lusso, definito da un altro neologismo destinato a riscuotere un grande successo negli anni a venire. Parliamo di “ecolusso”; accanto al lusso disponibile arriva un lusso a…portata d’ambiente, sostenibile: un ripensamento rispetto a scelte e soluzioni roboanti che, dopo pochi anni, sembrano già irresponsabili e fuori tempo. Dopo l’ubriacatura da lusso sfrenato, tutto luci, colori e paillettes, oggi si fa strada una dimensione più umana: la classica capanna in mezzo al bosco con un servizio dieci e lode, per dirla con Demetz. E già sono diversi gli architetti che propongono ai nuovi ricchi un lusso all’insegna dell’ecologia, della ricerca di materiali raffinati ma naturali, rigorosamente ricavati dal contesto in cui sorge l’albergo. Icona di questo rinnovamento sono gli alberghi realizzati nel rispetto dei colori e delle atmosfere del luogo: per questo hanno sempre più successo i materiali locali, le pietre che riprendono le tinte del posto, i profumi e i temi legati al territorio. E anche l’energia è coinvolta in questo “new deal” alberghiero: nei casi più virtuosi le tecnologie ecosostenibili sono interpretate come veicoli di un linguaggio architettonico. Ecco spuntare allora cupole fotovoltaiche belle da vedere ed estremamente efficienti in termini di produzione energetica. Senza contare che sostenibilità, in campo energetico, fa rima spesso e volentieri con risparmio. E quando si parla di alberghi, si deve pensare a cifre importanti, anche perché c’è in ballo un investimento iniziale da ammortizzare.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Albergo e territorio: un rapporto da (re)interpretare</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ambiente, territorio, sostenibilità. Termini che portano a riflettere su un’altra questione-cardine: il rapporto, ormai recepito come inscindibile e tutto da reinterpretare, fra albergo e territorio. In un passato nemmeno troppo lontano gli alberghi erano spesso cattedrali nel deserto, nei casi più gravi si presentavano come casermoni completamente fuori contesto rispetto a ciò che li circondava, e in ogni caso chiusi al territorio. Oggi no, non è più così. L’albergo viene sempre più visto o come elemento del paesaggio, e allora si torna all’ecolusso e alla perfetta integrazione ambientale dell’hotel, o, e così la vede ad esempio Marco Piva, come elemento catalizzatore della vita cittadina. La tendenza è quella di togliere gli hotel dalla categoria dei “nonluoghi”, che secondo la nota teoria di Marc Augé, che li vede in contrapposizione ai luoghi antropologici caratterizzati da una precisa identità. Il progettista milanese, ricordando una sua realizzazione a Cagliari, pensa addirittura che si possa –e in certi casi si debba- rendere alcune aree comuni degli hotel cittadini fruibili anche agli esterni, così da rendere l’albergo un punto di riferimento per la città. Una prospettiva molto interessante, che se compresa potrebbe rivoluzionare il modo di intendere l’albergo.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Albergo e casa privata: il confine è sempre più sottile…</p>
<p style="text-align: justify;">Il confine fra settore alberghiero e abitazione privata si sta facendo giorno dopo giorno sempre più labile. Dal resto, che l’albergo faccia scuola e tendenza nei confronti dell’abitazione privata non è certo una novità. Tanto che c’è addirittura chi non riconosce nemmeno più il confine fra i due mercati e chi li vede come due mondi separati. In effetti l’apertura c’è: a Budapest, ad esempio, stanno nascendo appartamenti in vendita con i servizi di un hotel. Si tratta di una sorta di multiproprietà pensata per chi viaggia per lavoro e si ferma in un luogo anche per periodi piuttosto lunghi. A questo tipo di cliente l’albergo tradizionale può andare un po’ stretto, e d’altra parte non si può pensare che una volta rincasati siano disposti a farsi il bucato e prepararsi la cena e la colazione. Ma anche l’oggettistica e l’arredo non sono alieni alla tendenza dell’albergo a “entrare in casa”: non sono pochi i clienti che sognano di portarsi a casa oggetti, arredi, soluzioni viste e vissute in albergo. Molti, addirittura, scopiazzano qua e là, tornano a casa e “prendono spunto” da ciò che hanno visto in hotel per creare il loro personalissimo, intimo angolo alberghiero. Del resto, chi non sogna di vivere in casa come in albergo e, viceversa, in albergo come in casa? Ciò che è certo è che in albergo si va sempre più cercando una dimensione individuale “Pensare che l’albergo è progettato intorno a te: è questo che rende straordinaria un’esperienza”. Sembra arrivare, anche in campo alberghiero, il trionfo di quello che il sociologo Francesco Morace ha definito il “Terzo Rinascimento”: quel gusto per la qualità quotidiana e locale che prende avvio da una ricollocazione dell’individuo, messo al centro di una trama di bisogni, necessità, esigenze da soddisfare. In una dimensione sempre più intima e discreta. E anche in camera si va assistendo a una vera e propria trasformazione: minipalestra, centro benessere formato “tascabile” ma completo di tutto. Una nuova tendenza, che alcuni come Massimo Iosa Ghini pensano sia possibile importate anche nel domestico: “Mi piace l’idea della vasca sempre piena, come una piscina. Una soluzione esportabile anche nelle abitazioni private. Vuole mettere arrivare a casa e trovare una piccola piscina personale pronta ad attenderci?”. Tutti concordi, in ogni caso, nel ribadire che gli alberghi di un certo livello, ormai, non possono più fare a meno di offrire un’area wellness “che non sia sacrificata, ma adeguatamente valorizzate”. Ed è sempre Iosa Ghini ad andare alla ricerca, quando viaggia, dell’hotel “straordinario”, dove l’individuo sia il punto focale intorno a cui si sviluppa l’intero progetto.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’albergo deve funzionare, ma l’emozione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’albergo, sebbene non sia un’azienda come tutte le altre, è pur sempre una struttura che deve funzionare. Cosa va privilegiato, dunque: un approccio funzionale o un’interpretazione più emozionale? E noi, quando entriamo in una camera, preferiamo sentire un tuffo al cuore oppure trovare tutto al proprio posto, facile, immediato e comodo da usare? Le due cose non sempre possono coesistere. Che fare, allora? Una cosa è certa: l’albergo non deve essere il monumento all’architetto”, né deve seguire i mal di pancia del progettista, e su questo sono tutti d’accordo. Quando vai a indagare un po’ più a fondo, però, scopri che c’è chi ricerca la suggestione in modo deciso, a volte quasi esasperato, e chi vede l’albergo innanzitutto come una macchina perfetta. In questi ultimi casi grande attenzione è riservata al “back of the house”, vale a dire a tutto quello che resta nascosto al cliente, che non si vede eppure fa girare gli ingranaggi. Chi punta sull’emozione, invece, si sente il regista di uno spettacolo che, albergo dopo albergo, progetto dopo progetto, è sempre pronto per andare in scena. Una commedia perfetta fatta di materiali, luci, colori, musiche e aromi da ricordare, da portare a casa e custodire nella memoria, possibilmente per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Simone Finotti</p>
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		<title>Kärcher.it si rinnova con un nuovo sito internet per fare la differenza: le ultime notizie dall’azienda, subito disponibili e alla portata di un click</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 09:37:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigante</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Kärcher]]></category>

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		<description><![CDATA[Kärcher presenta il suo nuovo sito internet, un’altra iniziativa dell’azienda in occasione dei festeggiamenti per il 75° anniversario dalla sua fondazione. Da oggi su www.karcher.it news sul mondo Kärcher, le ultime novità di prodotto e tutte le informazioni sul mondo del cleaning, subito con un click.
&#8220;Kärcher.it&#160; &#8211; comunica l&#8217;azienda &#8211; pone un filo diretto tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Kärcher presenta il suo nuovo sito internet, un’altra iniziativa dell’azienda in occasione dei festeggiamenti per il 75° anniversario dalla sua fondazione. Da oggi su <a href="http://www.karcher.it/">www.karcher.it</a> news sul mondo Kärcher, le ultime novità di prodotto e tutte le informazioni sul mondo del cleaning, subito con un click.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Kärcher.it&nbsp; &#8211; comunica l&#8217;azienda &#8211; pone un filo diretto tra azienda, clienti e pubblico on-line: una vera e propria finestra informativa facile da consultare e continuamente aggiornata. Grazie a un layout grafico moderno e razionale e alla possibilità di una consultazione veloce e intuitiva, gli utenti di Karcher.it avranno accesso alle news Kärcher ma anche FAQ e informazioni sui prodotti, con la possibilità di scaricare immagini e manuali, consultare video didattici o semplicemente ricercare il centro di assistenza più vicino&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno strumento al servizio del cliente consumer, un valido supporto per tutti i professionisti del pulito. Visitando la sezione “scegli la tua Kärcher” è possibile individuare la combinazione di prodotti, detergenti e accessori più indicata per ogni singola attività: dal lavaggio dell’auto, della moto o del camper, alla manutenzione di terrazzi, vetrate o muretti, l’utente viene costantemente guidato in un interessante percorso didattico, ricco di consigli pratici e video tematici per far fronte a ogni esigenza di pulizia. Tutte le ultime novità sono segnalate in home-page e immediatamente consultabili. Una completa sezione dedicata al mondo professionale illustra inoltre prodotti e soluzioni suddivise per classi di utilizzatori, con dettagli specifici su tecnologie, caratteristiche tecniche e prestazioni di ogni singolo prodotto.</p>
<p style="text-align: justify;">La sezione istituzionale costituisce infine una ulteriore occasione di approfondimento e conduce il visitatore alla scoperta del mondo Kärcher: 75 anni di storia vissuti all’insegna dell’innovazione e del continuo miglioramento delle proprie performance. Seguendo sempre i canoni della massima responsabilità sociale e nel più totale rispetto dell’ambiente.</p>
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