disinfestazione
Non disinfestare : la globalizzazione del rischio
19 ottobre 2008
Su questo tema è incentrato un lungo documento,presentato per la prima volta nella sede del Parlamento Britannico lo scorso 25 giugno, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. E’ un appello che deve far riflettere, e non solo gli addetti ai lavori.
Ne diamo una sintesi in anteprima assoluta.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, con un libro dal titolo “Public Health Significance of Urban Pests” atteso da anni e finalmente lanciato in Europa lo scorso 2 luglio a Tallin,in Estonia,(vedi GSA agosto pg.62) ha fatto il punto sui pericoli e sui costi della non-disinfestazione. Si tratta di un appello epocale, da ascoltare con grande attenzione per trarne alcune, importanti conclusioni. Ma anche di un documento dettagliato, che prende in esame, suddivisi per singoli agenti infestanti, i crescenti rischi che stanno interessando sempre più anche i Paesi a più alto sviluppo come quelli del Nordamerica e dell’Europa.
Un rischio planetario
In circa 600 fitte pagine, di cui esiste fra l’altro un summary (se così si può chiamare, data la mole -48 pagine- anche di quest’ultimo documento!) redatto dal CIEH (Chartered Institute of Environmental Health) e in corso di traduzione da parte di ANID (si veda in proposito, su queste stesse pagine, l’intervista a Sergio Urizio, ndR) l’OMS ha posto l’accento sulla grave situazione, a livello planetario, legata alla mancata attività di disinfestazione.
Un rischio “globalizzato”
Lo scenario è dei più inquietanti: i recenti casi di virus West Nile (febbre del Nilo) negli USA, ma anche i primi casi europei della cosiddetta Lyme disease (malattia del limo), causata da micorganismi come lo spirochete bacteria e trasmissibile dagli animali all’uomo, stanno richiamando proprio in questi giorni l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sulla necessità di un’attività seria di disinfestazione che consenta un risparmio in termini di costi economici e sociali a livello mondiale.
Fattori come l’espansione dei nuclei urbani in periferie un tempo regno di roditori commensali e insetti stanno incrementando l’incidenza di patologie legate a questo tipo di infestazione. Si tratta di un problema dalle numerose sfaccettature, puntualizza l’OMS, perché abbraccia problematiche ambientali, strutturali, normative, manageriali, finanziarie, scientifiche e climatiche. Ce n’è per tutti, insomma, e d’ora in poi nessuno potrà più ritenere non necessaria un’azione sinergica fra tutti gli attori coinvolti, dall’addetto ai lavori al semplice cittadino.
Il ruolo del legislatore
Certo il ruolo dei legislatori è di cruciale importanza: tutto dovrà partire dalla prevenzione, le cui prassi dovranno essere regolate a norma di legge. Si auspica, ad esempio, una maggiore attenzione normativa alla fase di progettazione e costruzione delle nuove aree insediative cittadine. E si invocano edifici “pest-proof”, neologismo che sta per “protetti dagli agenti infestanti”.
Le responsabilità devono essere individuate, in ciascun Paese, a carico di ogni singolo dipartimento di Governo (Ministero, nel caso dell’Italia), che dovrà monitorare la situazione, programmare ed implementare adeguate misure di controllo.
Un controllo capillare che dovrà abbracciare anche i singoli contesti domestici.
L’importanza della formazione
L’approvvigionamento e l’applicazione dei prodotti pesticidi sono al centro di una lunga riflessione: il mercato di tali prodotti, infatti, dovrà essere regolato da precise e severe normative (cosa che, in UE, già è in atto), e chi utilizza tali prodotti dovrà essere adeguatamente formato e addestrato (un leitmotiv dell’attività di ANID, che si sta prodigando con ogni mezzo per sviluppare l’aspetto formativo), per evitare inutili rischi.
Ricerca e sicurezza
Un altro importante capitolo è riservato all’importanza della ricerca accademica. Per questo i governi e le istituzioni sono chiamati ad incoraggiare, sviluppare e promuovere la ricerca in tutti i campi, soprattutto in relazione alla sicurezza e agli effetti dei prodotti sull’uomo, sugli animali e sulle altre forme di vita. E’ una necessità che sta sempre più diventando un imperativo per il prossimo futuro.
Per ogni infestante, i suoi rischi
Il documento OMS passa poi ad analizzare, nel dettaglio, tutti i rischi connessi con ciascun agente infestante. Si parte da asma e allergie, che interessano buona parte della popolazione mondiale (si calcola che l’asma sia tra le affezioni urbane più diffuse nel mondo) e che spesso sono in relazione con la presenza di scarafaggi, roditori, acari della polvere. Tanto che uno studio ha scoperto che il 77% dei bimbi asmatici tra i 4 e i 9 anni sono sensibili ad almeno uno degli allergeni testati, soprattutto quelli degli scarafaggi e dei topi. Un discorso pressoché analogo si può fare per gli acari della polvere.
Ma che tenero topolino…
Ampio spazio è dedicato poi ai roditori commensali, soprattutto ratti e topi, che rappresentano un grave rischio per la salute umana specialmente per le fasce più deboli, la cui salute è già compromessa. Oltre all’asma e alle reazioni allergiche, di cui si è già parlato, i roditori commensali sono responsabili di diverse malattie trasmissibili dall’animale all’uomo: le epidemie di peste del passato erano spesso veicolate dal famigerato rattus niger, ma anche oggi i dati sono tutt’altro che tranquillizzanti, se è vero, come lo è, che oltre 200 milioni di abitanti del pianeta sono affetti da patologie riconducibili alla presenza di roditori, e all’appello rispondono nomi inquietanti come tifo murino, salmonellosi, leptospirosi. Anche i parassiti dei roditori causano gravi problemi: addirittura recentemente si è scoperta una relazione fra il topo domestico e un virus responsabile dello sviluppo del tumore mammario.
Per una puntura di zanzara…
Veniamo alle zanzare. Purtroppo non sono solo un fastidioso compagno delle nostre estati. Fra i misfatti sanitari di cui si sono rese responsabili alcune specie di zanzare (la tigre asiatica, ad esempio) vanno tristemente annoverati la febbre del Nilo, già ricordata, e il virus della cosiddetta encefalite di Saint Louis. Nonostante si tratti perlopiù di affezioni (tranne naturalmente quelle citate) ancora relativamente infrequenti in Europa e nel Nord America, esse rappresentano un rischio per i viaggiatori e si stanno pian piano diffondendo anche a latitudini inconsuete. Almeno 22 (!) sono i virus veicolati dalle zanzare, a riprova della pericolosità di questi insetti che pure fanno parte della nostra vita quotidiana. E’ essenziale, sottolinea l’OMS, incrementare la ricerca medica ed entomologica in questo campo.
Il “rischio” del volo
Anche gli uccelli fanno la loro parte. I numeri parlano da sé: tra il 1999 e il 2006 nelle città statunitensi quasi 20.000 persone sono state colpite dalla febbre del Nilo, e di queste 782 sono morte. Anche l’Europa ha pagato il suo tributo, soprattutto nell’est. Migliaia di casi di histoplasmosi e almeno 500 di ornitosi sono stati registrati negli ultimi decenni. A ciò si aggiunga che i colombi urbani sono portatori di agenti patogeni (campylobacter, escherichia coli, salmonella). Le patologie bird-related, vale a dire collegate all’azione di uccelli, sono trasmissibili mediante ingestione, aria, contatto diretto con gli uccelli o insetti parassiti del sangue come zanzare e zecche. Proprio a queste ultime è dedicato un importante approfondimento, soprattutto perché le malattie di cui sono responsabili, come il Lyme disease, sono in continuo incremento. Ma nell’elenco ci sono anche encefaliti e la terribile TBD, la febbre emorragica che nel 10% dei casi risulta mortale. Attenzione al controllo, dunque…
Le mosche: un pericolo sulla porta di casa
Un altro insetto presente laddove le condizioni igienico-sanitarie sono precarie è la cimice del letto, la cui presenza è solitamente indice di povertà e di scarsa cultura igienica e può causare asma bronchiale. Ultime ma non certo meno pericolose, le mosche. 120.000 specie di mosche abitano l’ecosistema, e i costi sono notevoli: nel solo 2003, oltre 63.000 casi di salmonellosi sono stati registrati nella sola Germania e, negli USA, annualmente vi sono due milioni e mezzo di casi di diarrea batterica (124 i morti). Le mosche, infatti, sono portatrici di oltre 100 agenti patogeni attivi sull’uomo, compresi salmonella, E. coli 0157, campylobacter ed helicobacter. E si tratta di rischi anche prolungati nel tempo: le mosche domestiche, che ci appaiono tanto innocue (fatto salvo il fastidio di sentirsele ronzare intorno), possono mantenere l’e.coli per oltre un mese.
Le conclusioni
In conclusione: è necessaria un’attività che prenda inizio già dalla fase progettuale degli edifici, degli spazi, degli ambienti. L’uso dei prodotti pesticidi deve essere regolato il più possibile con norme anche restrittive, e soprattutto deve essere fatto da personale adeguatamente formato e addestrato allo scopo. La ricerca e lo sviluppo di nuove soluzioni devono essere incentivata, ma di pari passo deve svilupparsi l’attenzione alla sicurezza dell’uomo, degli animali e dell’ambiente.
L’appello è chiaro, ed ha una risonanza planetaria. Non resta che augurarsi che non cada inascoltato.
Per richiedere copia l’indirizzo è:
Umberto Marchi
(tratto da “GSA” n.10, ottobre 2008)
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