L’ospedale: un “non luogo” dove abita il rischio

17 maggio 2008 - imprese & dealers

L’ospedale: un “non luogo” dove abita il rischio

Annoverati dagli americani tra i “nowhere” sites, gli ospedali sono senza dubbio contesti in cui non si può prescindere da adeguate condizioni di igiene. Oltre a oggettivi fattori di rischio, legati alla presenza concentrata di agenti patogeni e al passaggio di numerose persone, negli ospedali c’è anche un altro aspetto da considerare con attenzione: l’ansia, che condiziona la percezione dell’ambiente. In questo quadro il pulito appare requisito indispensabile.


Nessun altro settore e nessun altro luogo come l’ospedale è legato al concetto della pulizia nell’immaginario collettivo. L’ospedale è effettivamente un posto pulito, e deve essere così, però è anche una struttura fortemente condizionata da un enorme numero di passaggi di persone e, sempre di più nell’ospedale moderno, da condizioni differenti a seconda delle zone. Al suo interno ci sono infatti diversi ambienti: uffici, magazzini, ambulatori, zone di degenza e sale operatorie.

Un nowhere site molto particolare

L’ospedale così come gli alberghi, le stazioni, gli aeroporti, dagli americani viene inserito in quella categoria che viene definita “nowhere sites” cioè “luoghi senza un dove”, o “non luoghi”.

Si tratta di qualcosa che è legato alla presenza di tantissime persone, e che però non viene considerato di propria appartenenza, come può essere il proprio domicilio o la sede di lavoro o di svago. Non è qualcosa che ci appartiene  solidamente, però noi passiamo in questi luoghi molto tempo, abbiamo molto tempo per valutare questi luoghi e per identificarne i problemi, ad esempio quelli legati alla pulizia e all’igiene. In più, rispetto all’aeroporto, alla stazione o all’albergo, in ospedale c’è anche un aspetto molto importante che condiziona la percezione ovvero l’ansia, perché, è evidente, nessuno sta in ospedale molto volentieri.

Quindi anche alcune percezioni relative alla ristorazione, cioè al cosiddetto aspetto alberghiero, alla pulizia oltre che chiaramente al comportamento del personale infermieristico e medico, vengono spesso esaltate proprio perché vi è questa componente.

Indispensabile una buona igiene: ne va della qualità della vita

Ebbene: l’ospedale è una struttura nella quale condizioni adeguate di pulizia, quindi tutte le operazioni finalizzate a portare via rifiuti, polvere, sporco da ambienti confinati e non confinati, concorrono ad una migliore qualità della vita del paziente e dei lavoratori: bisogna considerare anche l’aspetto importante della sicurezza e della buona qualità del lavoro da parte degli infermieri e dei medici e diminuire la probabilità di diffusione dei microrganismi.

Pulizia, disinfezione, sterilizzazione: i tre livelli dell’igiene ospedaliera

Le procedure di pulizia sono interventi diretti a ridurre la contaminazione delle superfici; questa operazione è la procedura preliminare alla disinfezione, perché, come è noto, nessun disinfettante è in grado di agire efficacemente su materiali non puliti. Prima di tutto, quindi, occorre ridurre la contaminazione per poi passare alla disinfezione. Il terzo livello chiaramente è la sterilizzazione.

Quello che viene comunemente indicato come “sanificazione ambientale” è una pulizia particolarmente raffinata che rende salubre un determinato ambiente mediante pulizia e detergenza. Basterebbe in certi casi una buona pulizia, una pulizia particolarmente accurata;  la tecnologia e le nuove procedure che si utilizzano oggigiorno hanno sicuramente migliorato, soprattutto nell’ultimo decennio, le condizioni di base.

Il trattamento delle superfici con disinfettanti non porta vantaggi rispetto al trattamento con detergenti. Quindi non è per forza necessario utilizzare dei disinfettanti;  la pulizia ben eseguita è sufficiente ad assicurare buoni standard igienici per tutto quello che non è a diretto e continuo contatto coi pazienti.

E’ importante l’accuratezza nell’intervento

E’ dunque importante  considerare che vi sono diversi livelli di intervento; bisogna agire molto accuratamente e con la necessaria precisione e impegno per quanto riguarda il mantenimento della pulizia, nella riduzione della contaminazione per passare poi alla detergenza e quindi alla disinfezione.

Nell’ospedale si identificano aree a rischio infettivo molto differente: vi sono delle aree a basso rischio, che sono le aree comuni, i servizi di reparto e gli uffici; zone non dissimili, dal punto di vista del rischio infettivo, da quelle che possiamo incontrare in un qualsiasi altro edificio.

Ci sono invece quelle a medio rischio che sono le camere di degenza, i laboratori e gli ambulatori; qui la contaminazione è aumentata rispetto a quella delle aree comuni e sebbene non vi sia un rischio particolarmente elevato si è ad un livello superiore rispetto al precedente.

Vi sono, infine, reparti ad alto rischio come  i blocchi operatori e le degenze della terapia intensiva dove invece l’attenzione ad impedire la diffusione dei microrganismi è fondamentale.

I detergenti: scegliere quelli più adeguati

Vi sono diversi tipi di detergenti: di solito vengono utilizzati quelli neutri che sono usati sostanzialmente per superfici lisce; poi ci sono quelli caratterizzati dal potere di sgrassamento o disincrostazione, atti per particolari utilizzi.

Quello che occorre assolutamente evitare, o perlomeno limitare (evitarle del tutto è infatti impossibile), sono le infezioni ospedaliere.

Cosa si intende per infezioni ospedaliere? Come ridurne il rischio?

Cosa sono le infezioni ospedaliere? Sono le malattie causate da microrganismi che compaiono durante il ricovero in ospedale. Se un’infezione compare dopo 48 ore di degenza in ospedale si identifica questa come un’infezione assunta durante il ricovero in ospedale, quindi come un’infezione ospedaliera.

Ciò avviene perché esistono dei microrganismi che si trovano e si mantengono in ospedale. Vi sono dei microrganismi che vengono portati dal personale. Il lavaggio delle mani è uno dei modi per ridurre la contaminazione di qualsiasi ambiente (anche in ospedale), tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha edito un volume corposo che tratta dell’argomento nel dettaglio.

Vi sono microrganismi che sono tipici di alcune malattie,  con una selezione di colonie particolarmente resistenti, patogene, aggressive che si ritrovano in ambienti sanitari. Le infezioni ospedaliere riguardano le comunità, infatti non coinvolgono solo i pazienti ma anche gli operatori sanitari. L’epidemia in una comunità riguarda anche chi ci lavora. Il rischio di trasmissione è diverso a seconda del reparto, delle zone dell’ospedale, delle caratteristiche del paziente, del livello di igiene ospedaliero. I soggetti che hanno una riduzione delle difese immunitarie (persone con malattie croniche, immunitarie) sono debilitati e hanno un’attività immunitaria ridotta, così come gli anziani e i bambini hanno un’attività immunitaria ridotta in modo naturale rispetto agli adulti. Anche gli  interventi chirurgici con ferite esposte (cardiochirurgia- terapie intense con antibiotici) sono particolarmente suscettibili di infezione. Infine, occorre tenere conto, come già ricordato, che vi sono delle zone dell’ospedale che predispongono al rischio di contrarre infezioni e dove albergano microrganismi aggressivi. E’ il caso della terapia intensiva e delle sale operatorie, o degli ambulatori dove vengono effettuate manovre invasive come ad esempio le scopie (gastroscopia, colonscopia).

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