sanità

All’avanguardia nella sicurezza: la microfibra in ospedale

All’avanguardia nella sicurezza: la microfibra in ospedale

17 aprile 2008

I vantaggi della microfibra sono evidenti in tutti gli ambienti; non fa eccezione la sanità, dove il rischio di contaminazioni è alto e quindi si richiedono metodologie efficaci e sicure. Proprio la produttività e la grande sicurezza sono le caratteristiche per cui la microfibra si fa maggiormente apprezzare.


Una rivoluzione chiamata microfibra: dalla moda al cleaning

Per risalire all’origine della microfibra occorre fare un viaggio molto indietro nel tempo, e piuttosto lontano anche nello spazio. Si parla infatti di più di trent’anni fa, e di due luoghi non esattamente dietro l’angolo, come il Giappone e la Finlandia. Da allora, il concetto e soprattutto l’impiego della microfibra si è esteso al mondo intero. Ma c’è di più: se le prime applicazioni di questo rivoluzionario materiale riguardavano settori come quello del tessile e del prêt à porter, ove se ne apprezzavano caratteristiche come la finezza, la leggerezza, l’impermeabilità, la traspirabilità e la grande tenuta, oggi anche il mondo del cleaning non può più fare a meno di essa. La microfibra nelle operazioni di pulizia è infatti attualmente –e unanimemente- riconosciuta come un prodotto del presente e del futuro.

Dai laboratori finlandesi e nipponici, dunque, alla pulizia professionale. Senza dimenticare il fatto che, da qualche tempo a questa parte, l’impiego della microfibra si sta sempre più affacciando anche sul versante domestico: alcuni produttori, infatti, stanno infrangendo questa sorta di “barriera psicologica”, offrendo soluzioni ad alto contenuto tecnologico anche per le nostre case.

Che cosa è microfibra?

Ma che cos’è realmente la microfibra, definizione che comprende innumerevoli varietà di materiali? A venire incontro a chi si pone questo quesito è, ormai da diversi anni, un manualetto di 16 pagine in lingua francese a cura di CTIP (Centre Technique International Hygiène Propreté), intitolato proprio “Les microfibres: connaissance des textiles microfibres à usage professionnel”. Vi si specifica fra l’altro, proprio nelle prime pagine, come per microfibra si debbano intendere, in senso stretto, quelle fibre il cui titolo sia inferiore a 1 dtex. Questo valore rappresenta il peso in grammi di 10 km di filo. In altre parole, per poter far sì che un materiale si dica microfibra, un filamento lungo 10 km dovrebbe pesare al massimo 1 grammo.

Le caratteristiche che distinguono i vari materiali microfibrosi (solitamente composti di poliestere, poliammide o polipropilene) fra loro sono il diametro, la natura della fibra, la struttura. Tra le proprietà che ne fanno uno strumento ormai essenziale nelle operazioni di pulizia, si possono senza dubbio ricordare la capacità di arrivare a “raschiare” più in profondità rispetto a una normale fibra e l’assorbimento. Fra gli altri vantaggi, che senza dubbio sono tali da far passare in secondo piano la necessità di un investimento iniziale più significativo rispetto alle soluzioni tradizionali, spiccano la resistenza agli agenti chimici e all’usura per motivi fisici e meccanici, la sicurezza e la facilità di pulizia.

Stop ai rischi in ospedale!

Proprio su questi due aspetti, ultimi ma non certo meno importanti, si concentra chi richiede l’impiego di microfibra in ambito ospedaliero. Un contesto, si sa, dove evitare il rischio è il primo, categorico imperativo per chi pulisce. Le aree ospedaliere sono suddivise, come tutti gli addetti ai lavori sanno bene, in zone a basso, medio ed alto rischio. In ogni caso l’ospedale è, nel suo complesso, un contesto in cui è necessaria la massima attenzione da parte degli operatori, i quali dal canto loro dovranno essere provvisti dei mezzi giusti.

Per sicurezza si intende la caratteristica della microfibra di non costituire rischi né per l’utilizzatore, né per il fruitore finale del servizio. In particolare, si apprezza della microfibra il fatto che non rilasci particelle (e possibili agenti pericolosi) durante il suo utilizzo. Ciò contribuisce a ridurre il pericolo di aerocontaminazione, quindi di contaminazioni crociate in ambienti ospedalieri. Lo sporco trattenuto dalla microfibra è rilasciato soltanto con appropriati lavaggi ad altissima temperatura.

Aumenta la sicurezza

L’utilizzo della microfibra, inoltre, rende possibile effettuare il distacco dello sporco e l’abbattimento della carica batterica in una sola passata, grazie alla conformazione del materiale che compone i panni, dotati di microscopiche “unghie” in grado di infilarsi nei punti più difficili e asportare la sporcizia, e all’azione antibatterica del detergente. E anche se spesso si pensa alla microfibra come a una soluzione “usa e getta”, molti sistemi si fondano ormai sull’impiego di frange in microfibra che possono essere garantite anche per un grande numero di lavaggi. Un’infinità, se si pensa che le prime frange monouso messe in commercio resistevano a una ventina di lavaggi al massimo…

Proprio a questo proposito è opportuno sottolineare come le microfibre, quando lavate, rendano possibile una buona decontaminazione, ostacolando il proliferare di colonie batteriche dopo la fase di lavaggio. Caratteristica preziosissima nella pulizia ospedaliera.

Il giusto mix di materiali performanti

Stando alle preziose indicazioni del “Vademecum della pulizia professionale”, edito di recente, come è noto, a cura di Afed, e quindi fondato sulla concreta esperienza on field, i fabbricanti di panni in microfibra destinati all’impiego nelle operazioni di pulizia miscelano le fibre di poliestere e poliammide allo scopo di ottenere il mix ottimale delle proprietà di entrambi i polimeri. I comportamenti dei due materiali, in pratica, si differenziano in relazione ai grassi e all’acqua. Mentre il poliestere è ipofilo, vale a dire adatto a trattenere i grassi, il poliammide è idrofilo, ossia trattiene l’acqua. E se è vero, come più volte è stato “rimproverato” alla microfibra, che essa non presenta le capacità assorbenti del cotone, c’è da dire anche che il gap sembra si stia rapidamente colmando, proprio grazie a soluzioni tecniche sempre più innovative ed efficaci.

Un esempio di impiego: il pre-impregnato

Normalmente la microfibra viene impiegata, in ambito ospedaliero, come “cuore” di sistemi basati sulla pre-impregnazione dei panni. L’ideale per ottenere il meglio sia dall’azione meccanica (straordinaria nella microfibra) sia da quella chimica (necessaria nell’ambiente ospedaliero, in cui la decontaminazione deve essere quanto più possibile completa).

Tale metodologia prevede la pre-impregnazione per osmosi delle frange, posizionate in costa all’interno del contenitore di detergente. In una decina di minuti al massimo minuti le frange si impregnano. Normalmente l’impregnazione viene fatta 12- 24 ore prima dell’utilizzo. I vantaggi sono evidenti: si elimina il trasporto dell’acqua nel secchio, e le diluizioni non sono fatte più in cantiere a discrezione degli operatori. Questo sistema non è naturalmente l’unico possibile, ma senza dubbio è particolarmente apprezzato in ambito ospedaliero anche perché permette, oltre a una drastica riduzione dei tempi esecutivi, un notevole abbattimento del rischio di errore da parte dell’operatore. I panni utilizzati in ambito ospedaliero, naturalmente, devono essere monouso: ciò significa che con un panno si possono lavorare 20- 25 metri quadrati, vale a dire una stanza. Un altro problema è quello del rilascio del detergente: si stanno studiando materiali che siano in grado di spargere la soluzione in modo sempre più uniforme, onde evitare che il liquido venga rilasciato per la maggior parte nei primi metri quadrati.

Versatilità, prestazioni, produttività

La versatilità sulle superfici è un altro punto a favore dei materiali in microfibra: essi possono trovare impiego al meglio su qualsiasi tipo di superficie, in virtù dell’azione meccanica precisa e mirata che consente di raggiungere risultati di pulizia di altissimo livello: grazie ai suoi microuncini, infatti, la microfibra è in grado di catturare la polvere e la sporcizia e trattenerle entro le sue “morse” fino alla fine delle operazioni, per rilasciarle soltanto all’atto del lavaggio. Addio, quindi, ai panni che, paradossalmente, puliscono… sporcando.

Le microfibre, nelle operazioni di pulizia, puliscono “per capillarità”, ossia riescono ad insinuarsi nelle più piccole porosità delle superfici e ad asportare qualsiasi particella solida o grassa (per lo sporco grasso, come si è detto, è ottimale l’utilizzo di poliestere). In aggiunta, esse dividono in piccolissime parti l’acqua presente sulle superfici, favorendone l’evaporazione e quindi dando un importante contributo in fase di asciugatura.

Vantaggi a tutto campo

In ultima analisi, i vantaggi della microfibra, oltre ad essere evidenti sotto il profilo della sicurezza a tutto campo (contro le contaminazioni, ma anche in fase di controllo batterico a seguito del lavaggio), si concretizzano anche in termini di prestazioni, produttività e lunga durata. Prestazioni, perché asportano sporcizia e batteri in modo molto più efficace rispetto alle soluzioni tradizionali; produttività, poiché sono in grado di ridurre i tempi di intervento fino a un terzo; lunga durata, perché –come si è detto- possono essere lavate e reimpiegate fino a 400 o anche 500 cicli.

Tutte queste peculiarità sono ancora più evidenti in ambito ospedaliero, dove il rischio è elevato e c’è la necessità di operare nella massima sicurezza ed efficacia.

Per richiedere il manualetto: ctip@ctip.fr

Per il vademecum della pulizia professionale: info@afed.it

Umberto Marchi

(tratto da “GSA” n.4, aprile 2008)

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